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Diario
3 febbraio 2009
Non ti invidio
Quanto era più libera la pietra seminata tra le onde senza ansie di arginare l'eterno
mite fuoco senza speranza d un circolare movimento
un sussurro di energia come il suono di uno strumento che si è estinto.
Quanto era più libera la cenere la cenere del sonno
ripiegarsi e sdraiarsi sul dolore accoccolarsi sulla noia
non voglio decidere più se smettere o restare non voglio conoscere
non ti invidio nessuno può farlo da qui in fondo
ti guardo, ti giudico e sono, lo sai il fischio all'orecchio che non ti fa dormire
| inviato da altrist il 3/2/2009 alle 1:17 | |
20 febbraio 2008
candidi candidati scandalosi
buongiorno blogghisti silenziosi che leggete e fuggite da questo water senza lasciare traccia (questo vuol dire che siete persone ben educate che tirano l'acqua)
questo è un post che uno non si aspetta dall'altruista altriste che spesso narra di cose non viste ma lo scenario democristo di questa democrazia di poveri cristi è talmente divertente da eccitare pure i poveri altristi. (democrazia rappresentativa sia chiaro, non v'è casta se si tasta con sonda la melma immonda che circonda)
a destra tornano i fasci in fasci di nervi candidano la mascella volitiva rifatta di una santa 'che santa non è, santi son altri che santi non hanno, che i santi non fanno. santa da bla bla bla bla parolaio, santa da uomini e donne di maria dei filippini, santa da giardini pubblici, marciamo su roma ma solo di prada addobati, santa da littori firmati. ma son fasci coatti e dichiarati e non fasci nascosti dietro a popoli di libertà che "stasera la tele che fa?"
più in là c'è chi pianta casini, sembra per motivi politici più fini, ma in realtà il motivo è più da becchini. un giorno muore la mamma del santo più santo al vin santo che abbiamo (e pace all'anima sua e a chi non le ha spiegato come si usa il gondone) il giorno dopo muore la madre dell'altro più stanco, più franco, più gian. il terzo giorno (e si sa che il terzo giorno è importante per chi ci crede) la madre del pierfe...del ferdi...del perdi insomma chiama il pargolo suo con fare scaramantico: "oh! vedi di non allearti con quei due, pensa alle penne tue, ma alle penne mie soprattutto, io alla pellaccia ci tengo, quelli portano iella, vai alle urne da solo, al massimo vai coi comunisti che quelle le mamme se le tengono bone, al massimo si mangiano i bambini" e così il pianta casini va da solo, lui e i centrini, che sono un centinaio direi.
e dio mi salvi dagli opposti centrismi che se fossi uno che c'entra nel centro (ma per fortuna io non c'entro un cazzo) avrei l'imbarazzo della scelta. tra mastini clementi, pizzini e pezzotti, casini e casotti un povero democristo non sa proprio che pesci pigliare (ma niente paura quelli ce l'hanno per vocazione, i pesci li moltiplicano e una lisca per tutti si rimedia).
e così nel popolo bove della libertà ea là là c'è rimasto solo il delfino missino. mi ricorda quando si decideva di buttarsi tutti dalla scogliera in altomare per fare il tuffo collettivo, e intanto quelli dietro ci si faceva l'occhiolino e alla fine si buttava solo il più meschino, rimettendoci il codino: " ah gian! ma che davero davero te sei buttato?! m'an vedi che fesso che sei!"
dall'altra parte un gran casino di social libersti tutti indipendentisti (ma davvero uno in italia può ancora farsi chiamare socialista senza aver perso una scommessa? io mi credevo che scherziavate...)
poi c'è chi parte democratico e arriva emostatico: la guerra in Iraq ci voleva, il nano di là non è poi tanto male, quasi quasi gli faccio il piedino, ma sì che poi magari dopo si fa una larga intesa e si intesta tutto alla filippina (che lo intesta alla holding 1 che è dentro alla holding 6 eccetera eccetera) il walter da un colpo alla binetti e un colpo alla bottana, si rifà il look da obama all'italiana e chissà di non vederlo presto armato di bandana
più a sinistra ci stanno i quattro fratelli Marx riuniti senza calce nè secchiello: c'è groucho bertinotti (favolosa la sua gag a che tempo che fa "non credo negli uomini per tutte le stagioni....largo ai giovani...mi ritaglierò un ruolo da consigliere del candidato" tre giorni prima di candidarsi a premier, la guerra lampo in confronto è roba da dilettanti) chico pecoraro scanio (donnaiolo, uomaiolo, giocatore, ma non fatelo parlare di cose serie, non ce la fa proprio) harpo diliberto (quello muto...e se è il fratello muto un motivo ci sarà, le cose non accadono per caso) e zeppo (come...non ricordate zeppo dei fratelli marx? è normale non se lo ricorda nessuno...proprio come sinistra democratica)
ah dimenticavo! l'aborto ha appena deciso di creare una lista "ferrara, no grazie". mi sembra un po' troppo tardi, poteva pensarci qualche decina di anni fa, ma meglio tardi che mai...chi vincerà la sfida?
lo so, lo so, uno guarda lo scenario e non sa di che morte morire ("morire per delle idee, l'idea è affascinante" basterebbe averne una) ma come ebbi modo di pregare già in precedenza: fate finta di sapere già chi votare, per piacere. disertate i talk porta a porta, i manifestini ululanti e scendete in piazza per fare all'amore piuttosto controvoglia (controvoglia vostra, sceglietevi dei consenzienti per farlo controvoglia, se no che controvoglia è?) scrivete poesie tutto il giorno, cantate a squarciagola e dite sempre "sì io so chi votare, di per certo"
io lo so già: non voterò per un piduista non voterò per un doppiogiochista nè per un ametista non voterò per un fancazzista per un fascita per un vecchio piazzista nè per un socialriformista non voterò per un burlone per uno scaldapoltrone per un cialtrone per un massone per un cagone e nemmeno per chi parte incendiario ed arriva gommone.
voterò per il primo candidato che dichiarerà:
"signori e signore l'italia è un paese di porci che votano il suino più suino che abbiam da proporci quindi se avete domande da porci fatelo ora nel tempo stabilito noi sorrideremo suadenti e vincenti e risponderemo, come sempre, col grugnito"
| inviato da altrist il 20/2/2008 alle 1:35 | |
8 gennaio 2008
hovoglia (ssenzassensso)
hovoglia
di spegnere sorrisi dissuadenti, di togliere i commenti, di non lavarmi i denti, di dare un bacio in bocca ai prepotenti
hovoglia
della foglia, viaggiatori sulla soglia, di un arancia che si spoglia, di un tombino che germoglia
hovoglia
di fatica, di gente più pudica, di una storia antica, del cielo e di un'amaca
hovoglia della rabbia, parole come scabbia, un frontale nella nebbia, e di una mototrebbia
hovoglia di cianuro, di vomito sul muro, di essere sicuro di non aver futuro
hovoglia dell'oblio, di non sentire dio, di un faro ed un leggio, di un lungo e lento addio
hovoglia di fanghiglia, sudare dalle ciglia, di un chiodo alla caviglia, i sogni di una triglia
hovoglia di pensieri indipendenti di una radio fuori norma di scivolare dento al cognac di riprendermi l'infanzia di un disprezzo spensierato di un coniglio nel terrazzo di una vecchia scorreggiona di un solaio nell'imbuto di un amico che solfeggi di uno stato di ubriaconi di un fienile impiastricciato di una barca di tucani delle frasi senza assenso di un calendario storto di tabacco alla cannella di sdraiarmi sull'asfalto di saltare sopra un pancreas di infilarmi nel soffitto
di cinesi in affitto
ho voglia di morire e vedere il mio funerale (ma questo lo vogliono tutti) che poi magari ti accorgi che si sono dimenticati e non viene nessuno e il giorno dopo provano a chiamarti per chiederti scusa e ho voglia di lasciarlo squillare per ore ed ore mettere una suoneria bislacca e lasciarlo andare così sotto terra che il suono si propaghi per il cimitero vedere la gente dimenarsi per capir da dove viene perchè un urlo di morte si fa fatica a sentirlo ma nessuno può resistere al fascino dello squillo di un cellulare dall'oltretomba.
| inviato da altrist il 8/1/2008 alle 1:46 | |
25 dicembre 2007
riprendendo i naTali e quali a questo
lo so che magari non interessa perchè ci si aspetta la gioia dei fiori dei cori degli angeli in festa perchè si fa del bene oggi l'uomo spezza le catene si barrica dietro ad una croce per far terminare la schiavitù feroce lo so lo so che la gente è realmente più allegra e che domani ricomincia a darmi del tossico lo so che vorrei piangere tra le loro braccia e muoverli a compassione perenne ma neppure io ci passo indenne lo so ma c'è un dolore che aleggia ovunque ci sia il mio zampino un dolore di non troppa festa di gesù bambino ed oggi oggi la giornata pesava avrei voluto esser lontano avrei voluto esser muto avrei voluto esser vano ma oggi lui nasce bambino ed io sto ancora piangendo caino ma oggi lui nasce con gemito ed io ho ancora la sindrome del primo genito (natale 2005)
| inviato da altrist il 25/12/2007 alle 12:53 | |
13 dicembre 2007
Il senso della merda
Innalzo un inno un inno di feci feci che feci e feci che non feci feci facili di amici felici e feci infelici di famelici stitici. La merda è libera, più che democratica, la merda è illogica e per questo ha sua logica la merda che scivola, la merda che rotola, la merda che riconsegna la vita alla vita la merda divina, la merda proebita, la merda in entrata, la merda in uscita. La merda che fa paura, la merda più chiara, la merda più scura, che danza confusa di dentro al tuo ventre la merda ti parla, la merda ti sente. la merda è anarchia, potere dall'ano è cosa di tutti, è cosa di gente che fa del più misero uomo sovrano che fa del più ricco signore impotente e chi ne fa schifo e chi si nasconde e chi la rigetta che è roba da vili si scorda che era, che è, che sarà di quella sostanza che sta nei porcili che unisce l'umano da ospizi ad asili se solo chi regna giammai si scordasse che grigia poltiglia produce sul trono di bianca ceramica, di argento sua asse sforzando i suoi muscoli appresso del tuono allora quei titoli, i soldi, la reggia da cui guarda fiero e iracondo le masse varrebbero quanto un'immane scorreggia varrebbero quanto le sue parti basse se solo chi chino su un duro lavoro trovasse sua arma nel bolo evoluto per riappropriarsi del proprio decoro rispondere agli ordini con retro-starnuto allora potrebbe trovare l'uscita un senso al cammino senza che si perda per far della merda un inno alla vita e non solamente una vita di merda 
| inviato da altrist il 13/12/2007 alle 1:16 | |
4 dicembre 2007
dagli al raglio! (è tornato il circo in città)
Meglio meglio dare al raglio il meglio il meglio del raglio, son sveglio che non sia raglio d'aglio che sia raglio di tiglio un raglio onesto di taglio come fosse un figlio. e raglia la signora più raglia e più la ignora il figlio di circensi comunisti poi tangentisti, forzisti perchènno...pidduisti? raglia e non ammaglia attraverso gli occhi tristi  e raglia l'accozzaglia di "siam manco famosi quasi artisti" si sprecano in trovate da piazzisti cantanti? ballerini? figuristi! di genio e di talento gli anticristi trovate e trovatelle da squadristi se c'han la voce grossa fan tronisti  e raglia il comandante d'ammiraglia sleccante, sbrodolante di gentaglia leon di latta col cervello in paglia si prostra e riproprostata, scandaglia per fare di verità brodaglia per diventar primo violin d'italia  e ragliano sull'uno e ragliano sul due e ragliano sul cinque sul sei, sul tre, sull'otto e ragliano "IO...IO...IO...IO" l'equino, il somarino ed il bardotto mentra dall'altra parte il popolo bovino sognante a dorso chino "IO...IO...IO...IO" anch'esso allegro raglia per fare con quell'ego un po' di dolce eco a quel vibrante spreco: alla marmaglia 
| inviato da altrist il 4/12/2007 alle 20:15 | |
26 novembre 2007
la rivolta dello stupore
cos'è lo stupore? ecco, oggi ho cagato uno stronzo di cui non mi credevo capace
la realtà non stupisce se uno non si abbandona ai dettagli (come diceva la montessori, sì proprio lei, quella che ha inventato le mille lire!...ma questo è un dettaglio) ci si accorge presto che è tutto assolutamente prevedibile, stancamente prevedibile aggiungerei. tutto tranne poche cose: l'amore, i bambini, la merda, il sorriso di uno sconosciuto e chiudersi i testicoli dentro un cassetto di chiodi mentre si sta tentando di rovistare nudi nel retrobottega di un ferramenta (oh non crediate che parli di esperienza personale, è successo ad un mio amico, un amico di un amico in realtà. il sorriso di uno sconosciuto intendo. il resto è farina del mio sacco)
la rivoluzione stessa, che dovrebbe essere l'apice dell'imprevedibilità, è ormai schematizzata in una serie di input ed output che chi decide sa bene organizzare. non c'è dinamite che esploda senza costruire un impero, non c'è sommossa che non generi denaro, non c'è corteo che non giustifichi una risposta ben più forte della testa del mostro.
"il nemico marcia sempre alla tua testa" (Socialdemocrazia - Claudio Lolli)
per questo parafrasando e stravolgendo il buon Claudio, l'unica rivlozione possibile arriva dalla testa, dalla testa dell'individuo, dal conoscere e dal riconoscere il proprio limite mentale, spingersi oltre, al limite della follia. ricevere e restituire senza forzature dell'indole, senza dolori. disegnare cieli mai immaginati scegliere gli istinti e le regole che l'animo accetta ricordando i punti di stupore ricordando che siamo stati bambini (bambini prima che ci insegnassero la morte) ricordando che saremo merda ricordando del nostro corpo nell'amore ricordando lo stupore.
la mia gente
la mia gente sa cos'è il lavoro ma festeggia la sua assenza con bandiere colorate di lattuga nega al regno l'esistenza
la mia gente sa cos'è violenza sa che è istinto di animale ma controlla la frequenza del suo battito del cuore e si arma di parole
la mia gente sa cos'è la morte anche se non per esperienza non accetta ciò che accade ciò che vive per quel poco poi l'accoglie con pazienza
la mia gente sa cos'è confine ma confine di apparenza e si spinge tutti i giorni oltre il ventre del dirupo con coraggio e coerenza
la mia gente non si arresta a quel sonno di coscenza e si prende a pugni in faccia si detesta poi si abbraccia e ritrova una partenza
| inviato da altrist il 26/11/2007 alle 17:29 | |
24 novembre 2007
la fine del mondo
l'amore vero èche una mattina ci svegliamo io e tee tutti gli altri sono mortie il mondo non c'è piùe chi se ne fregaguardiamo il sole che si levail silenzio del nullae ci scappa da ridereche il mondo non c'è piùe chi se ne fregae non ci chiediamo cosa faremodomani seranè che cosa danno alla tvnè che fine ha fatto tizio o caioche sicuramente ora non c'è piùe ci svegliamo piano pianoe ci baciamo e ci diciamoche è proprio strano ma davvero inusualeche non c'è più nessunoe non si sta poi malee non abbiamo nienteper fare colazionee camminiamo allegriverso il bar della stazionel'amore vero èche una mattina ci svegliamoe tutti gli altri sono mortici siamo solo io e te
ed il baristache ci fa il caffè
| inviato da altrist il 24/11/2007 alle 1:43 | |
14 novembre 2007
il pozzo che guarda nel pozzo
mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?
c'era un'altalena me lo ricordo anche se avevo ancora l'età che non ci si ricorda di niente e c'era un bambino della mia età giocava felice, sembrava felice? no, sì, anzi no, anzi sì sembrava felice, direi che era felice ma che c'è? c'è che era strano quel bambino era come me, come gli altri bambini ma...ma no...che faccia strana... direi quasi come se fosse una faccia buffa che vuole fare ma non la vuole fare è la faccia sua
mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?
c'era un'altalena questo me lo ricordo c'ero io alle giostre di Recco con mamma nonna e focaccia e c'era un bambino della mia età quindi molto piccolo quasi uguale a me solo solo che lui aveva la sindrome di down ed io no.
e quando hai 5 anni non sai cos'è ma capisci in fretta capisci o non capisci ma chiedi e io mi volto verso mia nonna e chiedo: "nonna, ma lui lo sa di essere così?"
mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?
Ultimo è un mio amico d'infanzia un mio amico di quelli proprio che manco ti ricordi da quanto tempo ti conosci e se ci pensi bene non puoi nemmeno ricordarti la prima volta che lo hai chiamato per nome lo chiamo Ultimo ma lo potrei chiamare in mille altri modi infatti non l'ho chiamato mai Ultimo ma oggi lo chiamo Ultimo Ultimo è ritardato non è down, non sta sulla carrozzella semplicemente è un po' indietro.
ma attenzione, di una sfumatura lieve, non è che abbia 30 anni e ne dimostri 5, solo qualche anno di meno, solo un po' distratto, solo un po' naif con il presepio montato in casa ad ottobre e le domeniche al centro commerciale come evento della settimana. non servo casi umani su questo vassoio, è un caso limite, è come un esempio lui sta indietro e non lo sa e i suoi che invece lo sanno fanno finta di non saperlo o magari ormai è cancellato dalla memoria che Ultimo non sia come tutti gli altri della sua età Ultimo è più di 20 anni che è Ultimo e ormai non ci si fa più caso
mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?
e però Ultimo non trova lavoro perchè nessuno da lavoro ad uno come Ultimo a meno che non ci sia un foglio che dice che Ultimo è ritardato cosicchè si possa assumere Ultimo e dire che "almeno un handicappato ce lo abbiamo in fabbrica...toh...in culo alla legge" ed è un handicappato di lusso Ultimo perchè è solo un cicinino indietro quindi sarebbe come avere solo un operaio un po' lento ma Ultimo quel foglio non ce l'ha, perchè Ultimo non sa di essere com'è e nessuno glielo dice e così Ultimo sta a casa con la mamma, e non trova una donna, e non trova un lavoro, e non trova la vita sua. perchè Ultimo non sa di essere com'è, ma sa invece che non è come me, come gli altri.
e quando passo e lo saluto mi viene in mente la faccia di mia nonna quando le ho chiesto se quel bambino sapeva di essere com'era...la faccia di mia nonna che dice " no, non lo sa" un po' colpita dalla domanda e un po' triste per dovermi dare quella risposta.
mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?
beh che ci crediate o no io da quel giorno mi guardo intorno guardo che non ci sia nessuno che mi stia guardando e che si stia chiedendo "ma lui lo sa di essere così?" perchè quel giorno di estate con la focaccia e l'altalena col mare d'estate e il bambino strano che giocava ho fatto a mia nonna una seconda domanda: "ma se io fossi così...tu me lo diresti?" e lei ancora non mi ha risposto
| inviato da altrist il 14/11/2007 alle 0:55 | |
6 novembre 2007
faccia da barattolo
ve la ricordate questa faccia? ve la ricordate? avete presente la mia faccia, questa faccia? o questa bocca, queste parole, il senso che do a parole mielose come se fossero pietre aguzze di una scogliera
o che sono un minchione ve lo ricordate? che sono un povero scemo disfatto un relitto sputato da un cervello uno che non sei mai troppo sicuro sia un talento o un pivello
ora è tutto più chiaro? ora c'è qualcosa di più chiaro per chi mi ha già veduto cambiare? per chi non mi riconosce più? o sono sempre lui, sempre lui che gioco a costruire ponti con le bolle di sapone?
la vendetta mia non sarà inquadrato da un 16 pollici non sarà nemmeno l'invidia per una collina di denaro
la vendetta mia sarà quando mi vedrete libero e felice tornare sulla strada di casa in mezzo alla neve con un carretto carico di legna ed un bambino in braccio e sarò un po' furbo un po' scemo un po' felice un po' nostalgico un po' sporco e un po' pulito
e non mi volterò e voi vi chiederete e allora ricorderete
questa sarà la mia vendetta

libertà è usare l'ultima pallottola che ti resta per far ballare un barattolo vuoto
| inviato da altrist il 6/11/2007 alle 12:18 | |
4 novembre 2007
tigri e menefottisti
quello che mi piace delle donne è che di solito non hanno tigri nascoste su per il sedere. io ho molta paura delle tigri.
quando ero giovinotto (e checcazzo sei ora? vecchio, come sempre, non sono mai stato giovinotto) quando non ero giovinotto, dicevo, avevo un motto spensierato in fatto di donne, un motto che suonava del tipo: "dicono che chi capisce le donne è bravo, e se non mi interessasse capirle?"
questo forse suonava un po' omo forse suonava un po' imbecille forse mi cagavo solo addosso
è una consuetudine di chi si caga addosso fingere di non interessarsi al problema. sì è anche una consuetudine degli imbecilli. per quanto sembri incoerente col discorso, invece, non è consuetudine degli omosessuali. cosa sto cercando di dimostrare? che sono omosessuale?
no, il problema è che in questo discorso le donne, gli uomini, il sesso, i riti di accoppiamento non c'entrano una bella cippa. volevo vedere se tutti i pirla che vanno in giro per i blog a vedere se c'è qualcosa di torbido nella vita degli altri abboccavano. (non hanno abboccato. beh c'era da aspettarselo..questo blog è incluso nella lista dei blog consigliati a chi è in procinto di suicidarsi.)
 nella foto Carla, mia assidua lettrice, festeggia il mio primo post
in realtà quando non ero giovinotto ero, senza saperlo, arruolato nella truppa dei menefottisti. via, diciamolo, tutti hanno purtroppo un periodo da testa di cazzo in cui vengono arruolati nella truppa volenti o nolenti. se il problema fosse solo in rapporto con l'altro sesso avremmo solo un'accozzaglia di asessuati pettinati come un quadro di Chagall (e ci sarebbero le file ai casting dei programmi di Chiambretti tra l'altro)
invece purtroppo la truppa si ingrossa, la truppa dei menefottisti vanta esponenti di alto merito, la truppa dei menefottisti tocca tutti i campi e, soprattutto, la politica.
ora quando io apro la bocca per pronunciare, o anche solo per pensare, la parola politica, non penso al parlamento, neanche alla democrazia (evito di pensare alla democrazia dal 13 maggio del 1993 quando mentre ci pensavo un merluzzo mi si incastrò in una narice. una giornata memorabile, soprattuto per il merluzzo) e non penso neanche alla gente che fa la fila per andare a votare.
penso a quella cosa che vuol dire interessarsi a ciò che accade nella polis, che non sia il paesello in cui paghiamo l'ici però, o non solo comunque, alle travi che abbiamo nella pupilla mentre cerchiamo pagliuzze d'oro nel fiume Sand Creek (chi ha sentito la versione di ligabue sa, come me, che esiste qualcosa di peggio che vedere la parodia di totò fatta da un criceto con la bombetta)
 dei due il criceto è quello vispo l'altro è ligabue
e ora che non sono ancora giovinotto è pieno di gente a modo, gente per bene, gente che stimo pure, gente della mia età e non, adepti della truppa "guarda a me la politica non interessa, diciamo che sono apolitico" "bene, allora ti dispiace se costringo con la forza tua nonna a inghiottire l'amianto che sta sul tetto di una scuola elementare così da salvare le vite a un centinaio di marmocchi?" "fai pure tanto mia nonna è morta..." "oh, sono sicuro che potrebbe essere più morta"
il problema è che non si può essere apolitici, puoi fregartene dei partiti, puoi fregartene delle elezioni, ma finchè vivi, finchè compri al supermercato, finchè non ti fabbrichi in casa anche la carta-igienica, finchè riempi il serbatoio di benzina o altro, finchè non ti fai sterilizzare in modo da non avere figli e non ti trasferisci su marte vivendo da solo e nutrendoti di pezzi di satelliti distrutti caro il mio menefottista, che tu ti interessi o no della politica, la politica la fai e la fai più di chiunque altro più di quelli che la politica la fanno di professione più di quelli che vedi sbandierare alle manifestazioni
perchè caro il mio menefottista i cartelloni elettorali, i volantini a casa, i faccia-faccia in televisione, i compromessi della classe politica col mondo dello spettacolo, i comizi nei paesi, i miliardi spesi per l'immagine di un partito, i convegni, la par-condicio, gli sms "vai a votare", tuttalamareadistronzate che mi tocca reggere una primavera sì e l'altra pure, eccetera eccetera sono fatte solo ed esclusivamente per te.
per far abboccare te e la tua truppa di menefottisti ad uno degli ami che lanciano. quindi, se vuoi evitarlo, fatti un'idea, una tua, e cerca di dare l'impressione che sia ben salda. poi cambiala quanto vuoi ma non dargli l'impressione che loro possano convincere così facilmente un menefottista disinteressato (e guarda che di riffa o di raffa prima o poi ci riescono se non ti svegli)
io ho paura delle tigri per questo cerco di conoscerle per questo me ne interesso il menefottismo lascialo ai fascisti (vedi che nella politica ci sei già per definizione anche se non lo vuoi?)
vedi di interessarti per piacere fallo per tutti noi
...
se no va a incularti una tigre, va'
 ogni anno circa 400 tigri muoiono per lo stress. lo stress è dovuto al fatto che i loro sbadigli vengono interrotti puntualmente da gente imbecille che, vedendole con le fauci spalancate, urla.
| inviato da altrist il 4/11/2007 alle 23:4 | |
12 ottobre 2007
il potere logora. e basta.
dare del complottista ad un complottista come me è gioco forza. eppure a guardare ben sembra chiaro lo schema. dopo secoli di schema A contro B (e grazie a letterature mondiali e religioni che hanno dato man forte) probabilmente la testa del mostro si è accorta che il sistema era fin troppo rintracciabile. ovvero ha conservato lo schema A contro B solo in apparenza per giocare la vera partita 1 contro 1 miliardo. Eppure la gente si schiera ancora, eppure c'è ancora la voglia di giocarsla da un lato della barricata, una barricata che non esiste. Non è qualunquismo è solo la regola del gioco descritta banalmente. esempio lampante: 11 settembre
1- conseguente dolore e reazione
2- coseguente reazione alla reazione (movimento pacifista eccetera)
3- qualcuno parla di complotto ovvero A (governo americano) e B (Al Quaeda o chi per loro) sarebbero artefici di una strategia della tensione globale atta a ristabilre l'ordine economico e sociale
4- qualcuno (pensando di avvalorare la tesi di cui al punto 3) aggiunge l'ipotesi che non ci sia stato alcun attacco (vedi ipotesi sulle cariche eplosive alla base delle torri gemelle e altre affascinanti teorie)
5- le ipotesi 4 vengono affossate o definitivamente smentite
La miopia (o il fatto di essere inconsapevolmente manovrati) di chi al punto 4 tentava di avvalorare una tesi alternativa non porta altro che alla dispersione nell'oblio di massa delle tesi del punto 3, le uniche, a mio avviso, verosimili.
Questo schema è classico, e attuabile in analisi a qualunque conflitto del XXI secolo (e XX no?) Chi è riuscito a reggere fino a qua si sorbisca anche quanto segue. Il testamento di un giovane...che voleva fare la rivoluzione, come suo padre quando era giovane, come suo nonno quando era giovane.
Quando ero giovane volevo fare la rivoluzione.
Come mio padre quando era giovane.
Come mio nonno quando era giovane.
Travolgere schemi, cambiare direzione, inondare i pensieri , cambiare il mondo.
Non ero l’unico, eravamo in tanti, alcuni avevano ideologie, alcuni avevano vendette, alcuni avevano delle scuse, altri avevano solo dei problemi da risolvere.
Io no
Io ero giovane e basta, e poiché ero giovane volevo fare la rivoluzione.
Era una cosa viscerale, innata, innovativa in quanto il mio complesso di cellule innovative aspiravano a rendere nuovo anche quello che le circondava: un corpo nuovo in una nuova realtà.
Tutto quello che mi stava intorno sapeva di vecchio, datato, sconfitto e mal riuscito.
E io volevo un mondo nuovo, fresco, vincente e ben fatto.
Proprio come me.
E non mi sentivo antagonista, antagonista per niente, mi sentivo protagonista.
Volevo fare la rivoluzione “per”, non la rivoluzione “contro”.
Volevo costruire sistemi non demolirne.
Per questo sono cresciuto, ho studiato, ho imparato e domandato.
Sono gli altri che hanno cominciato a dire, a fare al mio posto in modo che in pochissimo tempo tutti pensassero che io volevo fare la rivoluzione.
Io non avevo ancora detto niente, non mi ero ancora espresso, stavo ancora imparando, stavo ancora ascoltando, stavo ancora chiedendo.
Quando chiedevo, è ovvio, chiedevo le cose che interessavano a me, le cose che mi suscitavano dei dubbi, nient’altro.
Eppure in quelle domande, qualcuno leggeva dei colori, qualcuno leggeva dei manifesti, qualcun altro leggeva dei pericoli.
Iniziarono a elogiarmi o additarmi con nomi, targhe, epiteti di cui io non sapevo il profondo significato.
Ronzavano intorno ai miei pensieri come tafani, come mosche fastidiose.
Un giorno il mio amico ubriaco mi disse “che le mosche girano intorno solo ai cadaveri e alle merde” e che io quindi, o ero un cadavere o una merda.
Io volevo fare la rivoluzione perché ero giovane, nient’altro.
Ed essendo giovane non volevo essere né un cadavere né una merda.
Allora reagì, cercando una resurrezione, cercando di non scivolare in quella cloaca mortifera in cui il destino voleva gettarmi.
Trovai un’altra strada, un’altra direzione, mi armai di nulla, di parole, cercai di non adeguarmi agli stereotipi putrescenti di chi mi voleva cadavere e nello stesso tempo di non omologarmi ai gioiosi costumi di chi, adulandomi, mi voleva merda.
E finalmente qualcosa cambiava, finalmente mi sentivo coerente e libero di chiedere, di pensare, di cambiare, me stesso prima di tutto, perché per cambiare il mondo bisogna prima di tutto cambiare se stessi.
E poi?
Poi in un giorno, massimo un mese, forse due, tutto è cambiato, la clessidra si è rovesciata, la mia estate è terminata ed in quel giorno di settembre, anche se subito non me ne sono accorto, piano piano tutto è sceso in declino, è scivolato.
Qualcuno armato dei miei ideali e dei loro costumi ha squarciato il mondo, con una piccola puntura dolorosa che lentamente si è aperta sempre di più in maniera irreversibile.
Ho riconosciuto quel gesto dopo un po’ di tempo era il gesto di chi mi voleva cadavere, era il gesto di chi mi voleva merda.
E mi sono trovato di nuovo a tacere.
A chiedere, a domandare, a capire.
Ma senza forza, le mie domande non interessavano più a nessuno.
Ma tutti erano contenti delle mie domande, che non interessavano più a nessuno.
E mi sono ritrovato a ricordarmi che quando ero giovane volevo fare la rivoluzione.
Come mio padre quando era giovane.
Come mio nonno quando era giovane.
E ora, insieme a loro, seduto sull’orlo, guardo il cielo travolgere fiumi, cambiare direzione, inondare sentieri, cambiare il mondo.
Come me quando ero giovane e volevo fare la rivoluzione. (da AH081XH ovvero Illusionismi Strategici)
| inviato da altrist il 12/10/2007 alle 15:5 | |
12 ottobre 2007
drammi di un diariante
il problema sostanziale di un diario sono gli umori umori contrastanti mi hanno portato ad abbandonare questo mio spazio il problema credo sia stato il regolamento rigido che il proprietario dei pensieri (io) ha imposto all'evacuatore di pensieri (sempre io). è stato un po' come farsi un tatuaggio ideale, costringersi ad essere incanalato in un mondo astratto e distante per non scendere nel mondo banale dell'attuale. ma io i tatuaggi li ritengo una stronzata non potrei mai marchiami la pelle con qualcosa che inevitabilmente potrebbe cambiare nella mia vita e non significare più nulla se avessi un figlio forse potrei tatuare il suo nome ma non credo invidio quelli di voi che hanno un tatuaggio e ci credono io non potrei e allo stesso modo non posso andare avanti a cantare solo su una nota quindi mi scuso con i pochi (ma buoni?) che mi leggono sempre ma d'ora in poi queste pagine di tanto in tanto assumeranno altri colori perchè siamo fatti di tinte diverse ed è una menzogna che io appaia solo così parzialmente. non credo che comunque sarà un trauma per nessuno resta sempre un diario, un diario che la persona che legge maggiormente sono io
| inviato da altrist il 12/10/2007 alle 10:32 | |
8 maggio 2007
torna il folle
Sabato 12 maggio al Teatro Giacometti di Novi Ligure ore 21 va in scena l'ultima follia del folle. e scusate le assenze ma per fare le follie ci vuole tempo lascio qui dei pezzi.... e chi vivrà vedrà
AH081XH ovvero Illusionismi strategici è uno spettacolo che parla sostanzialmente dell’umanità.
In particolare dell’umanità contemporanea, quella di fine XX e inizio XXI secolo.
Attraverso le storie e le favole dei personaggi tento di raccontare la storia delle reazioni umane agli input che, quello che semplicisticamente potrei chiamare “sistema”, fornisce quotidianamente.
I personaggi sono chiusi in un palco, in una realtà scenica che è metafora della realtà esterna di cui fanno parte gli spettatori.
Spettatori quindi rappresentati sul palco dai tre clown “augusti” (il clown che nella tradizione si contrappone a quello “bianco” in quanto clown folle, distaccato dalla realtà) che però sono stati privati del sorriso, benché ridicoli.
Lo spettacolo per questo non può definirsi né una commedia né una tragedia, è semplicemente il racconto di uno squarcio di secolo visto da esseri “semplici”, cacciati a forza in uno schema precostituito e illusi strategicamente di poter interagire con il già citato sistema.
Nel loro vagare per lo spazio AH 081 e XH (nient’altro quindi che i nomi dati alle tre “vittime” della scena) dovranno obbedire agli ordini di “lui”, regista dello spettacolo e delle loro vite, impareranno che nessuno dei loro gesti può essere imprevedibile dalla sua volontà esterna.
Per provare a contrastare questa situazione i tre entreranno nei paradigmi del dissenso, sfogliando e sfiorando, sempre metaforicamente, momenti salienti degli ultimi anni come il G8 di Genova, l’attentato dell’11 settembre, il terrorismo in generale e la contestazione giovanile spesso destinata o a omologarsi al sentore generale.
Clown di altro genere è invece QCA (acronimo di Quello Che Aggiusta), un clown con cervello, anche se asservito totalmente alla volontà del regista.
Egli entra ed esce di scena chiarendo, guidando e dirigendo gli altri tre personaggi, dando loro talvolta una piccolissima luce di speranza o gettandoli invece nel più nero pessimismo.
Quello che si può dire senza anticipare troppo è che è uno spettacolo a favore dell’essere umano che tenta, per contrasto, di fare luce sulle reali necessità, sulle priorità che l’essere umano dovrebbe conservare di se stesso.
Non per altro il più grande spettro presente in scena è lo spettro del lavoro, il lavoro in quanto concetto spesso, a mio parere, non considerato nella sua reale essenza di “mezzo per il sostentamento” ma purtroppo nell’accezione di “mezzo di nobilitazione” dell’essere umano.
Fantasmi e favole quindi che si incrociano velate dalla poetica tipicamente clownesca che dal primo spettacolo dei “Quattro cani per strada” abbiamo sempre adottato.
A questo proposito è da sottolineare come su questo e su tanti altri punti l’idea teatrale coincida perfettamente con quella del Teatro del Rimbombo.
Il lavoro sul testo è incominciato da novembre 2006, anche se parti del testo erano in cantiere già da tempo e a questo, negli ultimi 4 mesi, si è unito un lavoro fisico non indifferente che a messo a dura prova la soglia di sopportabilità degli attori nei miei confronti.
Durante le prove si sono susseguiti lanci pericolosi di bastoni, sassaiole con tappi di bottiglia, luci a intermittenza e scalate di sedie a cui ho sottoposto gli attori per calarli, anche se duramente, nell’idea di fisicità di cui avevo bisogno.
Ringrazio tutti loro per aver tollerato le mie follie ancora una volta, affrontando un testo di difficile interpretazione e una poetica che ha subito variazioni continue fino a giungere al prodotto finito di questi giorni.
| inviato da il 8/5/2007 alle 17:41 | |
26 aprile 2007
lasciatemi morire così...sbronzetto tardi
lasciatemi morire così per piacere con un fiore tra le braccia ed un neo sulla faccia mentre suona ilare il mio requiem un mulo continuo nel suo ciuco latrare
lasciatemi morire con l'alba che si sveglia al parlato di un cane e si accorgono i passeri appena che le ore che li portano a volare li portano solo a un altro giorno da cantare
lasciatemi morire così vi prego ubriaco e strafatto mentre giocano nei miei pensieri il rosa del cielo e il fucsia di un gatto benchè sinceri vi lascio benchè non sia la mia prima scomparsa lasciatemi morire vi prego ma senza la rima
| inviato da il 26/4/2007 alle 4:22 | |
21 aprile 2007
ninna nanna infame
| inviato da il 21/4/2007 alle 1:5 | |
15 aprile 2007
torno ma non vivo
chiedo scusa ma purtroppo sono nato morto
me ne sono accorto dal vociare che non mi scalfisce dal silenzio che colpisce e da tutte quelle sere in cui il cervello mi esce a strisce
e chiedo scusa a chi mi legge magari pensa che son rimasto a corto ma la realtà è che mi sono accorto condoglianza a me, che sono nato morto
mala realtà
e non si può vivere al meglio non puoi dormire se non sei sveglio e non puoi neanche farla finita se non ti è stata data in contanti la smania della vita
io li vedo i loro occhi pronti a ridere se sbocchi la tua ansia all'esistenza io resisto e in apparenza son gioviale, imbarazzato estroverso, radicale tuttofare senza fiato
ma mi sveglio ancor mancato perchè un dio ha abbandonato la sua lancia al mia costato
basta dire taglio corto chiedo scusa sono in torto pel disagio che vi porto c'è che sono nato morto

| inviato da il 15/4/2007 alle 2:22 | |
17 dicembre 2006
attendendo bisognando un sette
È una vita che lo aspetto Come l’ombra di un sospetto sul mio viso Come lo strappo sul cappotto Senza pretendermi il postumo otto
Ero solo uno scricciolo di paure Anche se bardato da dovuta ideologia Quando incrociò la sua ombra con la mia Pregavo dall’ultimo banco Che il mio nome risonasse nell’aria “adesso mi chiama così mi affranco La fortuna mi prenderà a slinguate Le domande giuste Risposte consone e immediate E poi sarà solo il breve frusciar di risate Un sette passato e inizia l’estate Recupererò le insufficienze meritate E il resto saranno canzoni cantate” Poi il momento arrivava Ed ero sempre appena giusto per non essere scarto O appena troppo merda per non essere normale L’ultimo dei primi come un nobile sarto Il primo degli ultimi come un cancro ascellare
Ed ora che le carte mi voltano il viso Mi ritrovo ancora deriso da più cieca sorte Che mi mescola le dita, mi spegne il sorriso Come se gioco perso fosse la morte Come se un cinque mi avesse ucciso
E adesso che i ciuffi si fan meno folti Che regno sovrano sta valle di stolti Che sogno una luce che mi rifaccia le tette Attendo dal croupier un modesto sette Piangendo e lacrimando il mio esser meschino Essere uomo nel corpo di bambino Che ansima e aspira al podio più alto Per quest’agonia che ci uccide la sera In cima ad un mare attendo il mio salto L’abbraccio scontato di una scogliera
Fracassami il petto umilia il mio pane L’amore slanciato i baci che ho perso che non sarò mai con quel sette cane che resterò solo un bel cinque scarso

| inviato da il 17/12/2006 alle 21:7 | |
9 novembre 2006
artificere di magoni
sono lento troppo lento per andare al passo con quest'orda di cose scarsamente circolanti di sangue scarsamente circolanti di siero scarsamente ansimanti di vita
e se ti dicessi ora che mi manchi? se solo ora mi accorgessi che ti ho perso?
e se per solo titolo il mio amore avesse il ricatto di un amore più nuovo allora davvero avresti sprecato centimetri e centimetri di pelle solo dietro al vento che fa da schermo alla mia ombra
io sono solo e solo sarò fino alla tomba ma mi piace di cullarmi nel pensiero di riavere ogni atomo delle vite sfiorate quando ne sentirò davvero bisogno
occorre solo dare gli ordini giusti al proprio cuore per ricevere sempre e solo il bacio che abbiamo desiderato
dimentica e buonanotte stella continui così questo autunno fatti grande e scordami fatti grande e perdimi e quando tornerò ai tuoi flutti per piacere non farmi male e sotterrami

| inviato da il 9/11/2006 alle 2:57 | |
14 ottobre 2006
preghiera dalle mani sporche
alcol e fumo sulla mia schiena maria mia, maria gratia plena fatti abbondante non gratia scema gratia oscena, facce lavurà la notte è più dolce pei vagabondi per i passanti per gli assetati maria mia per questi dannàti dànnati pure ma non naufragà corrono snelle gambe di vita la mia non passa, è già finita ma pel profondo di sto cimitero maria mia civetta datti pensiero e nella pace dei sensi tua eterna maria mia suora fatti fraterna dedica affetto al mio sonno fetente e per favore fatti silente 
| inviato da il 14/10/2006 alle 2:0 | |
3 luglio 2006
senza fiato
sono fermo e non trovo da parlare il re è nudo e con la ciolla in mano ed io lo avevo detto che per me cantare canzoni su di un palco o spacciare borotalco sarebbe stata comunque fine
e mi rimpiango depresso quando sputavo il mio disagio e non lo lasciavo dentro come un groppo come un grappolo d'uva non colta perchè colto non sono
mi restituirete l'assenza che vi ho regalato colpo su colpo e ritornerò ad essere un respiro molle e ritornerò altrist il folle
 (un ringraziamento col cuore a magAlessio che ha il potere di rimpicciolire i volti buffi)
| inviato da il 3/7/2006 alle 13:8 | |
16 giugno 2006
buttandomi a capofitto nel nero
sanguino senza limite di tempo e spazio rinchiusa dentro una scatola di passione ogni colpo una lacrima una goccia fuori sanguino e mi vergogno a gridare è già avvenuto tra i neuroni insonni del mio mattino è già accaduto tra i pensieri viscidi che sono miei in quanto tuoi che sono tuoi nonostante miei e specchio la mia faccia nella sua e specchio il mio tremolio nella sua felicità ed è lo stesso dolore quello che attanaglia il tronco perchè oggi siamo come vorremo sapere di essere domani e domani saremo già peggio già peggio un bimbo si graffia prende il gelato gioca a pallone insegue la vita e io sanguino la mia disdetta il mio furore sanguino la disdetta al colore nero. 
| inviato da il 16/6/2006 alle 12:42 | |
14 giugno 2006
bugie
me lo dirai di nuovo un'altra volta ancora per piacere che eran bugie solo bugie dette per dovere
per sopravvivere all'io claustrofobico all'odio psichdelico della mia troppa sete di realtà colori e forme alla stroboscopica lascio che si vedano solo le parti buone del mio respiro nero solo sangue ben scremato solo tanfo miscelato del mio siero
e ancora bugie saranno per me bugie cattive per punire la verità bugie bastarde e scarti di lucidità
ingoieremo domani ingoieremo ghiaia pezzi di vetro e sabbia tra le fauci di poche parole ti ascolterò deglutire con fastidio e avrò in mano una forchetta aguzza per il mio prossimo suicidio
poi troverai il tempo per sorridere pulirti i denti dal mio grido ed anch'io avrò il tempo per decidere anch'io, quasi sempre, quasi mai, sorrido

| inviato da il 14/6/2006 alle 11:17 | |
1 giugno 2006
il capro (millesima edizione, dio è scomodo)
e fu così che le ballerinebrindando all'autunno dall'osservatoriogridarono in coro "abbiamo trovato, Marx sia lodato"il capro espiatorioGiovanni Battista pittore e ciclistabenedì le piante con il sospensoriobaciando felice "sia lodato Nietzsche"brucante sul prato il suo capro espiatorioil bronzo del Duce splendente ma trucesfoggiando payettes sul fascio littoriodisse "io dissi ridissi poi scrissi quel che necessiè il capro espiatorio"persino un Santino campione a ramino ungendo di vino le rape e il cicoriospuntò la sua aureola la sua lingua creola"cherubini sia lode al capro espiatorio"passò la notte, passò la rugiadacarcasse di capri macchiaron la stradaed innalzarono d'oro e d'avoriosplendente una statua al capro espiatoriopassò la sera si spensero i lumicarcasse di capri innondavano i fiumie tutta riunitaquella teppaglia coprì il corpo del caprocon una medaglia
| inviato da il 1/6/2006 alle 16:1 | |
29 maggio 2006
vedi un po' se gliene frega a dio (aspettando un'altra ciliegia)
già che ci sei
già che ce l'hai sempre in bocca come una soluzione ad enigmi fantasiosi come una cikles, come mononucleosi come un pezzo di scotch che non si strappa come il "belin!" che ogni tanto ti scappa
già che ci sei e che a lui ne rendi merito come a una torta riuscita grazie al lievito
vedi un po' se gliene frega a dio di questi drammi artefatti che ti innamorano delle strette di mano che consolano
vedi un po' se gliene frega dei tuoi dibattiti sulla scopata e sulla sega su quale sia il buco più adatto se da dietro o da davanti dio t'ha fatto
vedi un po' se gliene frega a dio del tuo, del vostro, del mio personale canale di preferenza se il tuo perdono è perdono o tolleranza
e poi vedi un po' se gliene frega a dio di questo inferno blaterare d'opinione se nasce un cristo da un cuore o da un coglione da uno stupro o da un bacio non compreso se un giuda è morto oppure lo hanno appeso
poi fammi sapere io non ho tempo per chiedermi chi tace sto dentro un fiasco e fuori sento spari sento dell'uomo, della donna grumi atroci e sto correndo e sanguino per vizio e non ho tempo da spendere in Giudizio

| inviato da il 29/5/2006 alle 2:20 | |
25 maggio 2006
ciliegia senza nocciolo (ovvero l'androgino anarchico)
le diramazioni partivano dal centro senza un inizio auto-creata, la pelle si reggeva sulla carne e la carne a sua volta sulla pelle ritornando verso il suo centro non correvano ostacoli tra il nervo e il cuore tra il rosso e il chiaro appendice del nulla mai accoppiata singola per definizione tenendo lontano la tendenza all'appartenenza senza nocciolo come un pensiero nato per dolo senza nocciolo una funzione del mondo senza ruolo piangere lacrime dolci su quella magia di vita senza secondi fini come i baci dei bambini riabilitante di miracoli vili di rivoluzioni mancate e puerili un frutto inerme, senza nocciolo quello sì che si è fatto da solo 
| inviato da il 25/5/2006 alle 13:32 | |
23 maggio 2006
ciliegia senza nocciolo
mi scappa da piangere mi scappa e mi si gonfiano le guance di male di vivere dentro al cervello neuroni spremitori stanno schiacciando i nervi lacrimali ma mi scappa mi scappa da piangere scappa e nulla più il primo maggio è lontano hanno festeggiato gli stakanov i co.pro.fagi e a me scappava da piangere il lutto del mio disagio come oggi come sempre il riflettore si è spento sulle mie false pudenda trascino il tempo di oggi in attesa che si riaccenda e allora mi sono seduto ho sfogliato frutta di stagione e senza ragione ho trovato al volo la mia ciliegia senza nocciolo il riflettore restava acceso il tempo era quello delle "bue" e non c'era spazio per i crimini per levare il tempo da noi due e allora ho pianto la mia ciliegia senza nocciolo che beata compativa la mia pelle pelosa e ruvida, distratta e sola e compativa la mia gola con quel nocciolo di dovere che blocca il fermento del mio mosto con quel nocciolo di dolore che mi hanno imposto 
| inviato da il 23/5/2006 alle 13:34 | |
14 maggio 2006
un mare di merda
si ritrovò a nuotare nella merda improvvisamente il suo desiderio più recondito la sua avanguardia più agognata lo contorniava di umori pulsanti
merda ancora viva si intende merda che fuma, merda che sussulta merda che sputa, vomita e gracchia merda scribacchia
e come la più acuta nota di un violino sentiva quell'olezzo sbarazzino talmente acre e pungente da far piangere i bambini
e quell'olezzo pesante e grave come un temporale che investiva e avvolgeva di fetore era merda di stagione era merda di dolore
ed altre altre altre altre tinte di marrone in quel raccogliersi in quel distendersi e annegarsi di liquido e di solido, di ansia di morire come il peggiore dei meschini
sussulti di vita, sussulti di morte ed una sorpresa, sorpresa sottile che in quel mare d'escremento vi era la varietà dimenticata varietà d'angoscia e varietà gentile
vi era quel singhiozzo di tinte e di odori di umori di impressioni che altrove non trovava nelle scatole dei suoi simili nelle parole dei profeti negli addii delle amanti nelle ire danzanti
era merda signori e signore merda ribelle, nauseante, selvaggia merda umana, mica d'autore un mare di merda senza una spiaggia

| inviato da il 14/5/2006 alle 11:8 | |
8 maggio 2006
come si può l'amore
senza un motivo per averlo senza un odore che sfiori un mattino che sanguini senza un momento di eroica follia senza un dolore lento senza questo tormento come si può l'amore? che striscia sui tavoli scheggiosi che filtra tra parole grasse che abbaia e canta al suono di un dio ubriaco come si può l'amore in queste distanze siderali tra palpebre e polmoni in queste celle siderurgiche che cagano emozioni come si può l'amore ma l'uomo si ricicla riprende fiato dai suoi stessi vagiti riprende sonno dai suoi gas mortali e anche se non si può l'amore nel millenio dei cancri gioviali l'amore può, l'amore scaltro guaire cieco, strepitare di cobalto morire, se non altro 
| inviato da il 8/5/2006 alle 18:30 | |
3 maggio 2006
Burattino (dove tutto cominciò)
| inviato da il 3/5/2006 alle 19:22 | |
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