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Puoi piegarti alla neve, puoi giocare alle bandiere Puoi pigliare a pugni il mondo e il sole a calci nel sedere Ma se ti volti e ti rivolti nello spago del teatrino Resterai per sempre vago spento e stanco burattino


Diario


3 febbraio 2009

Non ti invidio

Quanto era più libera
la pietra seminata tra le onde
senza ansie di arginare l'eterno

mite fuoco senza speranza
d un circolare movimento

un sussurro di energia
come il suono di uno strumento
che si è estinto.

Quanto era più libera
la cenere
la cenere del sonno

ripiegarsi e sdraiarsi sul dolore
accoccolarsi sulla noia

non voglio decidere più
se smettere o restare
non voglio conoscere

non ti invidio
nessuno può farlo da qui in fondo

ti guardo,
ti giudico
e sono, lo sai
il fischio all'orecchio
che non ti fa dormire




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20 febbraio 2008

candidi candidati scandalosi

buongiorno blogghisti silenziosi che leggete e fuggite da questo water senza lasciare traccia
(questo vuol dire che siete persone ben educate che tirano l'acqua)

questo è un post che uno non si aspetta dall'altruista altriste che spesso narra di cose non viste
ma lo scenario democristo di questa democrazia di poveri cristi è talmente divertente da eccitare pure i poveri altristi.
(democrazia rappresentativa sia chiaro, non v'è casta se si tasta con sonda la melma immonda che circonda)

a destra tornano i fasci in fasci di nervi candidano la mascella volitiva rifatta di una santa 'che santa non è, santi son altri che santi non hanno, che i santi non fanno.
santa da bla bla bla bla parolaio, santa da uomini e donne di maria dei filippini, santa da giardini pubblici, marciamo su roma ma solo di prada addobati, santa da littori firmati.
ma son fasci coatti e dichiarati e non fasci nascosti dietro a popoli di libertà che "stasera la tele che fa?"

più in là c'è chi pianta casini
, sembra per motivi politici più fini, ma in realtà il motivo è più da becchini.
un giorno muore la mamma del santo più santo al vin santo che abbiamo (e pace all'anima sua e a chi non le ha spiegato come si usa il gondone)
il giorno dopo muore la madre dell'altro più stanco, più franco, più gian.
il terzo giorno (e si sa che il terzo giorno è importante per chi ci crede) la madre del pierfe...del ferdi...del perdi insomma chiama il pargolo suo con fare scaramantico:
"oh! vedi di non allearti con quei due, pensa alle penne tue, ma alle penne mie soprattutto, io alla pellaccia ci tengo, quelli portano iella, vai alle urne da solo, al massimo vai coi comunisti che quelle le mamme se le tengono bone, al massimo si mangiano i bambini"
e così il pianta casini va da solo, lui e i centrini, che sono un centinaio direi.

e dio mi salvi dagli opposti centrismi
che se fossi uno che c'entra nel centro (ma per fortuna io non c'entro un cazzo) avrei l'imbarazzo della scelta.
tra mastini clementi, pizzini e pezzotti, casini e casotti un povero democristo non sa proprio che pesci pigliare (ma niente paura quelli ce l'hanno per vocazione, i pesci li moltiplicano e una lisca per tutti si rimedia).

e così nel popolo bove della libertà ea là là c'è rimasto solo il delfino missino.
mi ricorda quando si decideva di buttarsi tutti dalla scogliera in altomare per fare il tuffo collettivo, e intanto quelli dietro ci si faceva l'occhiolino e alla fine si buttava solo il più meschino, rimettendoci il codino: " ah gian! ma che davero davero te sei buttato?! m'an vedi che fesso che sei!"

dall'altra parte
un gran casino di social libersti tutti indipendentisti (ma davvero uno in italia può ancora farsi chiamare socialista senza aver perso una scommessa? io mi credevo che scherziavate...)

poi c'è chi parte democratico e arriva emostatico: la guerra in Iraq ci voleva, il nano di là non è poi tanto male, quasi quasi gli faccio il piedino, ma sì che poi magari dopo si fa una larga intesa e si intesta tutto alla filippina (che lo intesta alla holding 1 che è dentro alla holding 6 eccetera eccetera)
il walter da un colpo alla binetti e un colpo alla bottana, si rifà il look da obama all'italiana e chissà di non vederlo presto armato di bandana

più a sinistra ci stanno i quattro fratelli Marx riuniti senza calce nè secchiello:
c'è groucho bertinotti (favolosa la sua gag a che tempo che fa "non credo negli uomini per tutte le stagioni....largo ai giovani...mi ritaglierò un ruolo da consigliere del candidato" tre giorni prima di candidarsi a premier, la guerra lampo in confronto è roba da dilettanti)
chico pecoraro scanio (donnaiolo, uomaiolo, giocatore, ma non fatelo parlare di cose serie, non ce la fa proprio)
harpo diliberto (quello muto...e se è il fratello muto un motivo ci sarà, le cose non accadono per caso)
e zeppo (come...non ricordate zeppo dei fratelli marx? è normale non se lo ricorda nessuno...proprio come sinistra democratica)

ah dimenticavo! l'aborto ha appena deciso di creare una lista "ferrara, no grazie".
mi sembra un po' troppo tardi, poteva pensarci qualche decina di anni fa, ma meglio tardi che mai...chi vincerà la sfida?

lo so, lo so, uno guarda lo scenario e non sa di che morte morire ("morire per delle idee, l'idea è affascinante" basterebbe averne una)
ma come ebbi modo di pregare già in precedenza: fate finta di sapere già chi votare, per piacere. disertate i talk porta a porta, i manifestini ululanti e scendete in piazza per fare all'amore piuttosto controvoglia (controvoglia vostra, sceglietevi dei consenzienti per farlo controvoglia, se no che controvoglia è?)
scrivete poesie tutto il giorno, cantate a squarciagola e dite sempre "sì io so chi votare, di per certo"

io lo so già:
non voterò per un piduista
non voterò per un doppiogiochista
nè per un ametista
non voterò per un fancazzista
per un fascita
per un vecchio piazzista
nè per un socialriformista
non voterò per un burlone
per uno scaldapoltrone
per un cialtrone
per un massone
per un cagone
e nemmeno per chi parte incendiario
ed arriva gommone.

voterò per il primo candidato che dichiarerà:

"signori e signore l'italia è un paese di porci
 che votano il suino più suino che abbiam da proporci
quindi se avete domande da porci
fatelo ora nel tempo stabilito
noi sorrideremo suadenti e vincenti
e risponderemo, come sempre, col grugnito"




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8 gennaio 2008

hovoglia (ssenzassensso)

hovoglia
di spegnere sorrisi dissuadenti, di togliere i commenti, di non lavarmi i denti, di dare un bacio in bocca ai prepotenti

hovoglia
della foglia, viaggiatori sulla soglia, di un arancia che si spoglia, di un tombino che germoglia

hovoglia
di fatica, di gente più pudica, di una storia antica, del cielo e di un'amaca

hovoglia
della rabbia, parole come scabbia, un frontale nella nebbia,  e di una mototrebbia

hovoglia
di cianuro, di  vomito sul muro, di essere sicuro di non aver futuro

hovoglia
dell'oblio, di non sentire dio, di un faro ed un leggio, di un lungo e lento addio

hovoglia
di fanghiglia, sudare dalle ciglia, di un chiodo alla caviglia, i sogni di una triglia

hovoglia
di pensieri indipendenti
di una radio fuori norma
di scivolare dento al cognac
di riprendermi l'infanzia
di un disprezzo spensierato
di un coniglio nel terrazzo
di una vecchia scorreggiona
di un solaio nell'imbuto
di un amico che solfeggi
di uno stato di ubriaconi
di un fienile impiastricciato
di una barca di tucani
delle frasi senza assenso
di un calendario storto
di tabacco alla cannella
di sdraiarmi sull'asfalto
di saltare sopra un pancreas
di infilarmi nel soffitto

di cinesi in affitto


ho voglia di morire e vedere il mio funerale
(ma questo lo vogliono tutti)
che poi magari ti accorgi che si sono dimenticati e non viene nessuno
e il giorno dopo provano a chiamarti per chiederti scusa
e ho voglia di lasciarlo squillare
per ore ed ore
mettere una suoneria bislacca
e lasciarlo andare così sotto terra
che il suono si propaghi per il cimitero
vedere la gente dimenarsi per capir da dove viene
perchè un urlo di morte si fa fatica a sentirlo
ma nessuno può resistere al fascino
dello squillo di un cellulare dall'oltretomba.






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25 dicembre 2007

riprendendo i naTali e quali a questo

lo so che magari
non interessa
perchè ci si aspetta
la gioia dei fiori dei cori
degli angeli in festa

perchè
si fa del bene
oggi l'uomo spezza le catene
si barrica dietro ad una croce
per far terminare
la schiavitù feroce

lo so
lo so che la gente è realmente più allegra
e che domani ricomincia
a darmi del tossico
lo so
che vorrei piangere
tra le loro braccia
e muoverli a compassione perenne
ma neppure io
ci passo indenne

lo so
ma c'è un dolore che aleggia
ovunque ci sia il mio zampino
un dolore di non troppa festa
di gesù bambino

ed oggi
oggi la giornata pesava
avrei voluto esser lontano
avrei voluto esser muto
avrei voluto esser vano

ma oggi lui nasce bambino
ed io sto ancora piangendo
caino
ma oggi lui nasce con gemito
ed io ho ancora la sindrome
del primo genito

(natale 2005)





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13 dicembre 2007

Il senso della merda

Innalzo un inno
un inno di feci
feci che feci
e feci che non feci
feci facili di amici felici
e feci infelici di famelici stitici.

La merda è libera, più che democratica,
la merda è illogica e per questo ha sua logica
la merda che scivola, la merda che rotola,
la merda che riconsegna la vita alla vita
la merda divina, la merda proebita,
la merda in entrata, la merda in uscita.

La merda che fa paura,
la merda più chiara, la merda più scura,
che danza confusa di dentro al tuo ventre
la merda ti parla, la merda ti sente.

la merda è anarchia, potere dall'ano
è cosa di tutti, è cosa di gente
che fa del più misero uomo sovrano
che fa del più ricco signore impotente

e chi ne fa schifo
e chi si nasconde
e chi la rigetta che è roba da vili
si scorda che era, che è, che sarà
di quella sostanza che sta nei porcili
che unisce l'umano da ospizi ad asili

se solo chi regna giammai si scordasse
che grigia poltiglia produce sul trono
di bianca ceramica, di argento sua asse
sforzando i suoi muscoli appresso del tuono
allora quei titoli, i soldi, la reggia
da cui guarda fiero e iracondo le masse
varrebbero quanto un'immane scorreggia
varrebbero quanto le sue parti basse

se solo chi chino su un duro lavoro
trovasse sua arma nel bolo evoluto
per riappropriarsi del proprio decoro
rispondere agli ordini con retro-starnuto
allora potrebbe trovare l'uscita
un senso al cammino senza che si perda
per far della merda un inno alla vita
e non solamente una vita di merda







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4 dicembre 2007

dagli al raglio! (è tornato il circo in città)

Meglio
meglio dare al raglio il meglio
il meglio del raglio, son sveglio
che non sia raglio d'aglio
che sia raglio di tiglio
un raglio onesto di taglio
come fosse un figlio.

e raglia la signora
più raglia e più la ignora
il figlio di circensi comunisti
poi tangentisti, forzisti
perchènno...pidduisti?
raglia e non ammaglia
attraverso gli occhi tristi



e raglia l'accozzaglia
di "siam manco famosi quasi artisti"
si sprecano in trovate da piazzisti
cantanti? ballerini? figuristi!
di genio e di talento gli anticristi
trovate e trovatelle da squadristi
se c'han la voce grossa fan tronisti



e raglia il comandante d'ammiraglia
sleccante, sbrodolante di gentaglia
leon di latta col cervello in paglia
si prostra e riproprostata, scandaglia
per fare di verità brodaglia
per diventar primo violin d'italia



e ragliano sull'uno
e ragliano sul due
e ragliano sul cinque
sul sei, sul tre, sull'otto
e ragliano "IO...IO...IO...IO"
l'equino, il somarino ed il bardotto

mentra dall'altra parte
il popolo bovino
sognante a dorso chino
"IO...IO...IO...IO"
anch'esso allegro raglia
per fare con quell'ego
un po' di dolce eco
a quel vibrante spreco:
alla marmaglia







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26 novembre 2007

la rivolta dello stupore

cos'è lo stupore? ecco, oggi ho cagato uno stronzo di cui non mi credevo capace

la realtà non stupisce
se uno non si abbandona ai dettagli
(come diceva la montessori, sì proprio lei, quella che ha inventato le mille lire!...ma questo è un dettaglio)
ci si accorge presto che è tutto assolutamente prevedibile, stancamente prevedibile aggiungerei.
tutto tranne poche cose: l'amore, i bambini, la merda, il sorriso di uno sconosciuto e chiudersi i testicoli dentro un cassetto di chiodi mentre si sta tentando di rovistare nudi nel retrobottega di un ferramenta
(oh non crediate che parli di esperienza personale, è successo ad un mio amico, un amico di un amico in realtà. il sorriso di uno sconosciuto intendo. il resto è farina del mio sacco)

la rivoluzione stessa, che dovrebbe essere l'apice dell'imprevedibilità, è ormai schematizzata in una serie di input ed output che chi decide sa bene organizzare.
non c'è dinamite che esploda senza costruire un impero, non c'è sommossa che non generi denaro, non c'è corteo che non giustifichi una risposta ben più forte della testa del mostro.

"il nemico marcia sempre alla tua testa" (Socialdemocrazia - Claudio Lolli)

per questo parafrasando e stravolgendo il buon Claudio, l'unica rivlozione possibile arriva dalla testa, dalla testa dell'individuo, dal conoscere e dal riconoscere il proprio limite mentale, spingersi oltre, al limite della follia.
ricevere e restituire senza forzature dell'indole, senza dolori.
disegnare cieli mai immaginati
scegliere gli istinti e le regole che l'animo accetta ricordando i punti di stupore
ricordando che siamo stati bambini (bambini prima che ci insegnassero la morte)
ricordando che saremo merda
ricordando del nostro corpo nell'amore
ricordando lo stupore.

la mia gente

la mia gente sa cos'è il lavoro
ma festeggia la sua assenza
con bandiere colorate di lattuga
nega al regno l'esistenza

la mia gente sa cos'è violenza
sa che è istinto di animale
ma controlla la frequenza
del suo battito del cuore
e si arma di parole

la mia gente sa cos'è la morte
anche se non per esperienza
non accetta ciò che accade
ciò che vive per quel poco
poi l'accoglie con pazienza

la mia gente sa cos'è confine
ma confine di apparenza
e si spinge tutti i giorni
oltre il ventre del dirupo
con coraggio e coerenza

la mia gente non si arresta
a quel sonno di coscenza
e si prende a pugni in faccia
si detesta poi si abbraccia
e ritrova una partenza








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24 novembre 2007

la fine del mondo

l'amore vero è
che una mattina ci svegliamo io e te
e tutti gli altri sono morti
e il mondo non c'è più
e chi se ne frega

guardiamo il sole che si leva
il silenzio del nulla
e ci scappa da ridere
che il mondo non c'è più
e chi se ne frega

e non ci chiediamo cosa faremo
domani sera
nè che cosa danno alla tv
nè che fine ha fatto tizio o caio
che sicuramente ora non c'è più

e ci svegliamo piano piano
e ci baciamo e ci diciamo
che è proprio strano
ma davvero inusuale
che non c'è più nessuno
e non si sta poi male

e non abbiamo niente
per fare colazione
e camminiamo allegri
verso il bar della stazione

l'amore vero è
che una mattina ci svegliamo
e tutti gli altri sono morti
ci siamo solo io e te

ed il barista
che ci fa il caffè







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14 novembre 2007

il pozzo che guarda nel pozzo

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?

c'era un'altalena me lo ricordo
anche se avevo ancora l'età che non ci si ricorda di niente
e c'era un bambino della mia età
giocava felice, sembrava felice? no, sì, anzi no, anzi sì sembrava felice, direi che era felice
ma che c'è?
c'è che era strano quel bambino
era come me, come gli altri bambini ma...ma no...che faccia strana...
direi quasi come se fosse una faccia buffa che vuole fare
ma non la vuole fare
è la faccia sua

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?


c'era un'altalena questo me lo ricordo
c'ero io alle giostre di Recco con mamma nonna e focaccia
e c'era un bambino della mia età
quindi molto piccolo
quasi uguale a me
solo
solo che lui aveva la sindrome di down
ed io no.

e quando hai 5 anni non sai cos'è
ma capisci in fretta
capisci o non capisci ma chiedi
e io mi volto verso mia nonna e chiedo:
"nonna, ma lui lo sa di essere così?"

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?


Ultimo è un mio amico d'infanzia
un mio amico di quelli proprio che manco ti ricordi da quanto tempo ti conosci
e se ci pensi bene non puoi nemmeno ricordarti la prima volta che lo hai chiamato per nome
lo chiamo Ultimo ma lo potrei chiamare in mille altri modi
infatti non l'ho chiamato mai Ultimo
ma oggi lo chiamo Ultimo
Ultimo è ritardato
non è down, non sta sulla carrozzella
semplicemente è un po' indietro.

ma attenzione, di una sfumatura lieve, non è che abbia 30 anni e ne dimostri 5, solo qualche anno di meno, solo un po' distratto, solo un po' naif con il presepio montato in casa ad ottobre e le domeniche al centro commerciale come evento della settimana.
non servo casi umani su questo vassoio, è un caso limite, è come un esempio
lui sta indietro e non lo sa e i suoi che invece lo sanno fanno finta di non saperlo
o magari ormai è cancellato dalla memoria che Ultimo non sia come tutti gli altri della sua età
Ultimo è più di 20 anni che è Ultimo e ormai non ci si fa più caso

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?

e però Ultimo non trova lavoro perchè nessuno da lavoro ad uno come Ultimo a meno che non ci sia un foglio che dice che Ultimo è ritardato cosicchè si possa assumere Ultimo e dire che
"almeno un handicappato ce lo abbiamo in fabbrica...toh...in culo alla legge"
ed è un handicappato di lusso Ultimo perchè è solo un cicinino indietro
quindi sarebbe come avere solo un operaio un po' lento
ma Ultimo quel foglio non ce l'ha, perchè Ultimo non sa di essere com'è e nessuno glielo dice
e così Ultimo sta a casa con la mamma, e non trova una donna, e non trova un lavoro, e non trova la vita sua.
perchè Ultimo non sa di essere com'è, ma sa invece che non è come me, come gli altri.

e quando passo e lo saluto mi viene in mente la faccia di mia nonna quando le ho chiesto se quel bambino sapeva di essere com'era...la faccia di mia nonna che dice
" no, non lo sa"
un po' colpita dalla domanda e un po' triste per dovermi dare quella risposta.

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?

beh che ci crediate o no io da quel giorno mi guardo intorno
guardo che non ci sia nessuno che mi stia guardando e che si stia chiedendo
"ma lui lo sa di essere così?"
perchè quel giorno di estate con la focaccia e l'altalena
col mare d'estate e il bambino strano che giocava
ho fatto a mia nonna una seconda domanda:
"ma se io fossi così...tu me lo diresti?"
e lei ancora non mi ha risposto






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6 novembre 2007

faccia da barattolo

ve la ricordate questa faccia?
ve la ricordate?
avete presente la mia faccia, questa faccia?
o questa bocca, queste parole, il senso che do a parole mielose
come se fossero pietre aguzze di una scogliera

o che sono un minchione ve lo ricordate?
che sono un povero scemo disfatto
un relitto sputato da un cervello
uno che non sei mai troppo sicuro
sia un talento o un pivello

ora è tutto più chiaro?
ora c'è qualcosa di più chiaro
per chi mi ha già veduto cambiare?
per chi non mi riconosce più?
o sono sempre lui, sempre lui
che gioco a costruire ponti
con le bolle di sapone?

la vendetta mia non sarà
inquadrato da un 16 pollici
non sarà nemmeno l'invidia
per una collina di denaro

la vendetta mia sarà
quando mi vedrete libero e felice
tornare sulla strada di casa
in mezzo alla neve
con un carretto carico di legna
ed un bambino in braccio
e sarò un po' furbo
un po' scemo
un po' felice
un po' nostalgico
un po' sporco
e un po' pulito

e non mi volterò
e voi vi chiederete
e allora ricorderete

questa sarà la mia vendetta



libertà è usare l'ultima pallottola che ti resta per far ballare un barattolo vuoto





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4 novembre 2007

tigri e menefottisti

quello che mi piace delle donne è che di solito non hanno tigri nascoste su per il sedere.
io ho molta paura delle tigri.

quando ero giovinotto
(e checcazzo sei ora? vecchio, come sempre, non sono mai stato giovinotto)
quando non ero giovinotto, dicevo, avevo un motto spensierato in fatto di donne, un motto che suonava del tipo:
"dicono che chi capisce le donne è bravo, e se non mi interessasse capirle?"

questo forse suonava un po' omo
forse suonava un po' imbecille
forse mi cagavo solo addosso

è una consuetudine di chi si caga addosso fingere di non interessarsi al problema.
sì è anche una consuetudine degli imbecilli.
per quanto sembri incoerente col discorso, invece, non è consuetudine degli omosessuali.
cosa sto cercando di dimostrare?
che sono omosessuale?

no, il problema è che in questo discorso le donne, gli uomini, il sesso, i riti di accoppiamento non c'entrano una bella cippa.
volevo vedere se tutti i pirla che vanno in giro per i blog a vedere se c'è qualcosa di torbido nella vita degli altri abboccavano.
(non hanno abboccato. beh c'era da aspettarselo..questo blog è incluso nella lista dei blog consigliati a chi è in procinto di suicidarsi.)


nella foto Carla, mia assidua lettrice,  festeggia il mio primo post

in realtà quando non ero giovinotto ero, senza saperlo, arruolato nella truppa dei menefottisti.
via, diciamolo, tutti hanno purtroppo un periodo da testa di cazzo in cui vengono arruolati nella truppa volenti o nolenti.
se il problema fosse solo in rapporto con l'altro sesso avremmo solo un'accozzaglia di asessuati pettinati come un quadro di Chagall
(e ci sarebbero le file ai casting dei programmi di Chiambretti tra l'altro)

invece purtroppo la truppa si ingrossa, la truppa dei menefottisti vanta esponenti di alto merito, la truppa dei menefottisti tocca tutti i campi e, soprattutto, la politica.

ora quando io apro la bocca per pronunciare, o anche solo per pensare, la parola politica, non penso al parlamento, neanche alla democrazia
(evito di pensare alla democrazia dal 13 maggio del 1993 quando mentre ci pensavo un merluzzo mi si incastrò in una narice. una giornata memorabile, soprattuto per il merluzzo)
e non penso neanche alla gente che fa la fila per andare a votare.

penso a quella cosa che vuol dire interessarsi a ciò che accade nella polis, che non sia il paesello in cui paghiamo l'ici però, o non solo comunque, alle travi che abbiamo nella pupilla mentre cerchiamo pagliuzze d'oro nel fiume Sand Creek
(chi ha sentito la versione di ligabue sa, come me, che esiste qualcosa di peggio che vedere la parodia di totò fatta da un criceto con la bombetta)


dei due il criceto è quello vispo
l'altro è ligabue

e ora che non sono ancora giovinotto è pieno di gente a modo, gente per bene, gente che stimo pure, gente della mia età e non, adepti della truppa
"guarda a me la politica non interessa, diciamo che sono apolitico"
"bene, allora ti dispiace se costringo con la forza tua nonna a inghiottire l'amianto che sta sul tetto di una scuola elementare così da salvare le vite a un centinaio di marmocchi?"
"fai pure tanto mia nonna è morta..."
"oh, sono sicuro che potrebbe essere più morta"

il problema è che non si può essere apolitici, puoi fregartene dei partiti, puoi fregartene delle elezioni,
ma finchè vivi,
finchè compri al supermercato,
finchè non ti fabbrichi in casa anche la carta-igienica,
finchè riempi il serbatoio di benzina o altro,
finchè non ti fai sterilizzare in modo da non avere figli
e non ti trasferisci su marte vivendo da solo e nutrendoti di pezzi di satelliti distrutti
caro il mio menefottista,
che tu ti interessi o no della politica, la politica la fai
e la fai più di chiunque altro
più di quelli che la politica la fanno di professione
più di quelli che vedi sbandierare alle manifestazioni

perchè caro il mio menefottista
i cartelloni elettorali,
i volantini a casa,
i faccia-faccia in televisione,
i compromessi della classe politica col mondo dello spettacolo,
i comizi nei paesi,
i miliardi spesi per l'immagine di un partito,
i convegni,
la par-condicio,
gli sms "vai a votare",
tuttalamareadistronzate che mi tocca reggere una primavera sì e l'altra pure,
eccetera eccetera
sono fatte solo ed esclusivamente per te.

per far abboccare te e la tua truppa di menefottisti ad uno degli ami che lanciano.
quindi, se vuoi evitarlo, fatti un'idea, una tua, e cerca di dare l'impressione che sia ben salda.
poi cambiala quanto vuoi
ma non dargli l'impressione che loro possano convincere così facilmente un menefottista disinteressato
(e guarda che di riffa o di raffa prima o poi ci riescono se non ti svegli)

io ho paura delle tigri
per questo cerco di conoscerle
per questo me ne interesso
il menefottismo lascialo ai fascisti
(vedi che nella politica ci sei già per definizione anche se non lo vuoi?)

vedi di interessarti
per piacere
fallo per tutti noi

...


se no va a incularti una tigre, va'



ogni anno circa 400 tigri muoiono per lo stress.
lo stress è dovuto al fatto che i loro sbadigli
vengono interrotti puntualmente da gente imbecille
che, vedendole con le fauci spalancate, urla.


nella foto Carla, mia assidua lettrice,festeggia il mio primo post




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12 ottobre 2007

il potere logora. e basta.

dare del complottista ad un complottista come me è gioco forza.
eppure a guardare ben sembra chiaro lo schema.
dopo secoli di schema A contro B (e grazie a letterature mondiali e religioni che hanno dato man forte) probabilmente la testa del mostro si è accorta che il sistema era fin troppo rintracciabile.
ovvero ha conservato lo schema A contro B solo in apparenza per giocare la vera partita 1 contro 1 miliardo.
Eppure la gente si schiera ancora, eppure c'è ancora la voglia di giocarsla da un lato della barricata, una barricata che non esiste.
Non è qualunquismo è solo la regola del gioco descritta banalmente.
esempio lampante:
11 settembre

1- conseguente dolore e reazione

2- coseguente reazione alla reazione (movimento pacifista eccetera)

3- qualcuno parla di complotto ovvero A (governo americano) e B (Al Quaeda o chi per loro) sarebbero artefici di una strategia della tensione globale atta a ristabilre l'ordine economico e sociale

4- qualcuno (pensando di avvalorare la tesi di cui al punto 3) aggiunge l'ipotesi che non ci sia stato alcun attacco (vedi ipotesi sulle cariche eplosive alla base delle torri gemelle e altre affascinanti teorie)

5- le ipotesi 4 vengono affossate o definitivamente smentite

La miopia (o il fatto di essere inconsapevolmente manovrati) di chi al punto 4 tentava di avvalorare una tesi alternativa non porta altro che alla dispersione nell'oblio di massa delle tesi del punto 3, le uniche, a mio avviso, verosimili.

Questo schema è classico, e attuabile in analisi a qualunque conflitto del XXI secolo (e XX no?)
Chi è riuscito a reggere fino a qua si sorbisca anche quanto segue.
Il testamento di un giovane...che voleva fare la rivoluzione, come suo padre quando era giovane, come suo nonno quando era giovane.

Quando ero giovane volevo fare la rivoluzione.

Come mio padre quando era giovane.

Come mio nonno quando era giovane.


Travolgere schemi, cambiare direzione, inondare i pensieri , cambiare il mondo.

Non ero l’unico, eravamo in tanti, alcuni avevano ideologie, alcuni avevano vendette, alcuni avevano delle scuse, altri avevano solo dei problemi da risolvere.


Io no

Io ero giovane e basta, e poiché ero giovane volevo fare la rivoluzione.


Era una cosa viscerale, innata, innovativa in quanto il mio complesso di cellule innovative aspiravano a rendere nuovo anche quello che le circondava: un corpo nuovo in una nuova realtà.

Tutto quello che mi stava intorno sapeva di vecchio, datato, sconfitto e mal riuscito.

E io volevo un mondo nuovo, fresco, vincente e ben fatto.


Proprio come me.


E non mi sentivo antagonista, antagonista per niente, mi sentivo protagonista.

Volevo fare la rivoluzione “per”, non la rivoluzione “contro”.

Volevo costruire sistemi non demolirne.

Per questo sono cresciuto, ho studiato, ho imparato e domandato.

Sono gli altri che hanno cominciato a dire, a fare al mio posto in modo che in pochissimo tempo tutti pensassero che io volevo fare la rivoluzione.

Io non avevo ancora detto niente, non mi ero ancora espresso, stavo ancora imparando, stavo ancora ascoltando, stavo ancora chiedendo.

Quando chiedevo, è ovvio, chiedevo le cose che interessavano a me, le cose che mi suscitavano dei dubbi, nient’altro.


Eppure in quelle domande, qualcuno leggeva dei colori, qualcuno leggeva dei manifesti, qualcun altro leggeva dei pericoli.

Iniziarono a elogiarmi o additarmi con nomi, targhe, epiteti di cui io non sapevo il profondo significato.

Ronzavano intorno ai miei pensieri come tafani, come mosche fastidiose.

Un giorno il mio amico ubriaco mi disse “che le mosche girano intorno solo ai cadaveri e alle merde” e che io quindi, o ero un cadavere o una merda.


Io volevo fare la rivoluzione perché ero giovane, nient’altro.


Ed essendo giovane non volevo essere né un cadavere né una merda.

Allora reagì, cercando una resurrezione, cercando di non scivolare in quella cloaca mortifera in cui il destino voleva gettarmi.

Trovai un’altra strada, un’altra direzione, mi armai di nulla, di parole, cercai di non adeguarmi agli stereotipi putrescenti di chi mi voleva cadavere e nello stesso tempo di non omologarmi ai gioiosi costumi di chi, adulandomi, mi voleva merda.

E finalmente qualcosa cambiava, finalmente mi sentivo coerente e libero di chiedere, di pensare, di cambiare, me stesso prima di tutto, perché per cambiare il mondo bisogna prima di tutto cambiare se stessi.


E poi?


Poi in un giorno, massimo un mese, forse due, tutto è cambiato, la clessidra si è rovesciata, la mia estate è terminata ed in quel giorno di settembre, anche se subito non me ne sono accorto, piano piano tutto è sceso in declino, è scivolato.

Qualcuno armato dei miei ideali e dei loro costumi ha squarciato il mondo, con una piccola puntura dolorosa che lentamente si è aperta sempre di più in maniera irreversibile.

Ho riconosciuto quel gesto dopo un po’ di tempo era il gesto di chi mi voleva cadavere, era il gesto di chi mi voleva merda.

E mi sono trovato di nuovo a tacere.

A chiedere, a domandare, a capire.

Ma senza forza, le mie domande non interessavano più a nessuno.


Ma tutti erano contenti delle mie domande, che non interessavano più a nessuno.


E mi sono ritrovato a ricordarmi che quando ero giovane volevo fare la rivoluzione.

Come mio padre quando era giovane.

Come mio nonno quando era giovane.


E ora, insieme a loro, seduto sull’orlo, guardo il cielo travolgere fiumi, cambiare direzione, inondare sentieri, cambiare il mondo.

Come me quando ero giovane e volevo fare la rivoluzione.


(da AH081XH ovvero Illusionismi Strategici)




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12 ottobre 2007

drammi di un diariante

il problema sostanziale di un diario sono gli umori
umori contrastanti mi hanno portato ad abbandonare questo mio spazio
il problema credo sia stato il regolamento rigido che il proprietario dei pensieri (io) ha imposto all'evacuatore di pensieri (sempre io).
è stato un po' come farsi un tatuaggio ideale, costringersi ad essere incanalato in un mondo astratto e distante per non scendere nel mondo banale dell'attuale.
ma io i tatuaggi li ritengo una stronzata
non potrei mai marchiami la pelle con qualcosa che inevitabilmente potrebbe cambiare nella mia vita e non significare più nulla
se avessi un figlio forse potrei tatuare il suo nome
ma non credo
invidio quelli di voi che hanno un tatuaggio e ci credono
io non potrei
e allo stesso modo non posso andare avanti a cantare solo su una nota
quindi mi scuso con i pochi (ma buoni?) che mi leggono sempre ma d'ora in poi queste pagine di tanto in tanto assumeranno altri colori
perchè siamo fatti di tinte diverse
ed è una menzogna che io appaia solo così parzialmente.
non credo che comunque sarà un trauma per nessuno
resta sempre un diario, un diario che la persona che legge maggiormente
sono io
 




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8 maggio 2007

torna il folle

Sabato 12 maggio al Teatro Giacometti di Novi Ligure ore 21 va in scena l'ultima follia del folle.
e scusate le assenze ma per fare le follie ci vuole tempo
lascio qui dei pezzi....
e chi vivrà vedrà


AH081XH ovvero Illusionismi strategici è uno spettacolo che parla sostanzialmente dell’umanità.

In particolare dell’umanità contemporanea, quella di fine XX e inizio XXI secolo.

Attraverso le storie e le favole dei personaggi tento di raccontare la storia delle reazioni umane agli input che, quello che semplicisticamente potrei chiamare “sistema”, fornisce quotidianamente.

I personaggi sono chiusi in un palco, in una realtà scenica che è metafora della realtà esterna di cui fanno parte gli spettatori.

Spettatori quindi rappresentati sul palco dai tre clown “augusti” (il clown che nella tradizione si contrappone a quello “bianco” in quanto clown folle, distaccato dalla realtà) che però sono stati privati del sorriso, benché ridicoli.

Lo spettacolo per questo non può definirsi né una commedia né una tragedia, è semplicemente il racconto di uno squarcio di secolo visto da esseri “semplici”, cacciati a forza in uno schema precostituito e illusi strategicamente di poter interagire con il già citato sistema.

Nel loro vagare per lo spazio AH 081 e XH (nient’altro quindi che i nomi dati alle tre “vittime” della scena) dovranno obbedire agli ordini di “lui”, regista dello spettacolo e delle loro vite, impareranno che nessuno dei loro gesti può essere imprevedibile dalla sua volontà esterna.

Per provare a contrastare questa situazione i tre entreranno nei paradigmi del dissenso, sfogliando e sfiorando, sempre metaforicamente, momenti salienti degli ultimi anni come il G8 di Genova, l’attentato dell’11 settembre, il terrorismo in generale e la contestazione giovanile spesso destinata o a omologarsi al sentore generale.

Clown di altro genere è invece QCA (acronimo di Quello Che Aggiusta), un clown con cervello, anche se asservito totalmente alla volontà del regista.

Egli entra ed esce di scena chiarendo, guidando e dirigendo gli altri tre personaggi, dando loro talvolta una piccolissima luce di speranza o gettandoli invece nel più nero pessimismo.

Quello che si può dire senza anticipare troppo è che è uno spettacolo a favore dell’essere umano che tenta, per contrasto, di fare luce sulle reali necessità, sulle priorità che l’essere umano dovrebbe conservare di se stesso.

Non per altro il più grande spettro presente in scena è lo spettro del lavoro, il lavoro in quanto concetto spesso, a mio parere, non considerato nella sua reale essenza di “mezzo per il sostentamento” ma purtroppo nell’accezione di “mezzo di nobilitazione” dell’essere umano.

Fantasmi e favole quindi che si incrociano velate dalla poetica tipicamente clownesca che dal primo spettacolo dei “Quattro cani per strada” abbiamo sempre adottato.

A questo proposito è da sottolineare come su questo e su tanti altri punti l’idea teatrale coincida perfettamente con quella del Teatro del Rimbombo.

Il lavoro sul testo è incominciato da novembre 2006, anche se parti del testo erano in cantiere già da tempo e a questo, negli ultimi 4 mesi, si è unito un lavoro fisico non indifferente che a messo a dura prova la soglia di sopportabilità degli attori nei miei confronti.

Durante le prove si sono susseguiti lanci pericolosi di bastoni, sassaiole con tappi di bottiglia, luci a intermittenza e scalate di sedie a cui ho sottoposto gli attori per calarli, anche se duramente, nell’idea di fisicità di cui avevo bisogno.

Ringrazio tutti loro per aver tollerato le mie follie ancora una volta, affrontando un testo di difficile interpretazione e una poetica che ha subito variazioni continue fino a giungere al prodotto finito di questi giorni.




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26 aprile 2007

lasciatemi morire così...sbronzetto tardi

lasciatemi morire così
per piacere
con un fiore tra le braccia
ed un neo sulla faccia
mentre suona ilare
il mio requiem
un mulo
continuo
nel suo ciuco latrare

lasciatemi morire
con l'alba che si sveglia
al parlato di un cane
e si accorgono i passeri appena
che le ore che li portano a volare
li portano solo
a un altro giorno da cantare

lasciatemi morire così vi prego
ubriaco e strafatto
mentre giocano nei miei pensieri
il rosa del cielo e il fucsia di un gatto
benchè sinceri vi lascio
benchè non sia la mia prima
scomparsa
lasciatemi morire vi prego
ma senza la rima





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21 aprile 2007

ninna nanna infame



Buona notte belle botte avete dato

Mascherando il dissenso col moscato
Buona notte anche sta notte sua eccellenza
Han brindato sul suo nome alla violenza
Buona notte babbo di un bambino ignaro
Quanti soldi con la polvere da sparo
Partiranno anche i tuoi pargoli chissà
Sottobraccio le pistole di papà 


Buona notte anche a quell’altro continente
Urla e muore ma da qui non vi si sente
Buona notte ai bambini alle bambine
Che si gioca a nascondino con le mine
Buona notte allo stato e alla sua chiesa
Nel tuo sonno non sarà vilipesa
Dormi caldo dentro al tuo sogno strano
Dove muoion figli di seconda mano


Buonanotte a tutti i saggi ed i sapienti
Che comprendon le ragioni dei vincenti
Buonanotte a scrittori e giornalisti
Che non voglion raccontare storie tristi
Buonanotte e viva la democrazia
Il governo più pulito che ci sia
Dove chi decide è la maggioranza
Dei cervelli che stan chiusi in una stanza


Buonanotte buonanotte presidente
Io la canto ma lo so che lei non sente
Il mio dubbio è se faccio più casino
Col tritolo o con la chiave di violino
Per stanotte dorma alla mia salute
Non si stressi coi pensieri la sua cute
Si addormenti ben legato alle catene
Del potere che non può che farle bene




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15 aprile 2007

torno ma non vivo

chiedo scusa
ma purtroppo
sono nato morto

me ne sono accorto
dal vociare che non mi scalfisce
dal silenzio che colpisce
e da tutte quelle sere in cui il cervello
mi esce a strisce

e chiedo scusa a chi mi legge
magari pensa che son rimasto a corto
ma la realtà è che mi sono accorto
condoglianza a me, che sono nato morto

mala realtà

e non si può vivere al meglio
non puoi dormire se non sei sveglio
e non puoi neanche farla finita
se non ti è stata data
in contanti
la smania della vita

io li vedo i loro occhi
pronti a ridere se sbocchi
la tua ansia all'esistenza
io resisto e in apparenza
son gioviale, imbarazzato
estroverso, radicale
tuttofare senza fiato

ma mi sveglio ancor mancato
perchè un dio ha abbandonato
la sua lancia al mia costato

basta dire taglio corto
chiedo scusa sono in torto
pel disagio che vi porto
c'è che sono nato morto





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17 dicembre 2006

attendendo bisognando un sette

È una vita che lo aspetto
Come l’ombra di un sospetto sul mio viso
Come lo strappo sul cappotto
Senza pretendermi il postumo otto

Ero solo uno scricciolo di paure
Anche se bardato da dovuta ideologia
Quando incrociò la sua ombra con la mia
Pregavo dall’ultimo banco
Che il mio nome risonasse nell’aria
“adesso mi chiama così mi affranco
La fortuna mi prenderà a slinguate
Le domande giuste
Risposte consone e immediate
E poi sarà solo il breve frusciar di risate
Un sette passato e inizia l’estate
Recupererò le insufficienze meritate
E il resto saranno canzoni cantate”
Poi il momento arrivava
Ed ero sempre appena giusto per non essere scarto
O appena troppo merda per non essere normale
L’ultimo dei primi come un nobile sarto
Il primo degli ultimi come un cancro ascellare

Ed ora che le carte mi voltano il viso
Mi ritrovo ancora deriso da più cieca sorte
Che mi mescola le dita, mi spegne il sorriso
Come se gioco perso fosse la morte
Come se un cinque mi avesse ucciso

E adesso che i ciuffi si fan meno folti
Che regno sovrano sta valle di stolti
Che sogno una luce che mi rifaccia le tette
Attendo dal croupier un modesto sette
Piangendo e lacrimando il mio esser meschino
Essere uomo nel corpo di  bambino
Che ansima e aspira al podio più alto
Per quest’agonia che ci uccide la sera
In cima ad un mare attendo il mio salto
L’abbraccio scontato di una scogliera

Fracassami il petto umilia il mio pane
L’amore slanciato i baci che ho perso
che non sarò mai con quel sette cane
che resterò solo un bel cinque scarso






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9 novembre 2006

artificere di magoni

sono lento
troppo lento per andare al passo
con quest'orda di cose
scarsamente circolanti di sangue
scarsamente circolanti di siero
scarsamente ansimanti di vita

e se ti dicessi ora
che mi manchi?
se solo ora mi accorgessi
che ti ho perso?

e se per solo titolo
il mio amore
avesse il ricatto
di un amore più nuovo
allora davvero avresti sprecato
centimetri e centimetri di pelle
solo dietro al vento
che fa da schermo alla mia ombra

io sono solo
e solo sarò fino alla tomba
ma mi piace di cullarmi nel pensiero di riavere
ogni atomo delle vite sfiorate
quando ne sentirò davvero bisogno

occorre solo dare gli ordini giusti al proprio cuore
per ricevere sempre e solo
il bacio che abbiamo desiderato

dimentica
e buonanotte stella
continui così questo autunno
fatti grande e scordami
fatti grande e perdimi
e quando tornerò ai tuoi flutti
per piacere non farmi male
e sotterrami





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14 ottobre 2006

preghiera dalle mani sporche

alcol e fumo sulla mia schiena
maria mia, maria gratia plena
fatti abbondante non gratia scema
gratia oscena, facce lavurà

la notte è più dolce pei vagabondi
per i passanti per gli assetati
maria mia per questi dannàti
dànnati pure ma non naufragà

corrono snelle gambe di vita
la mia non passa, è già finita
ma pel profondo di sto cimitero
maria mia civetta datti pensiero

e nella pace dei sensi tua eterna
maria mia suora fatti fraterna
dedica affetto al mio sonno fetente
e per favore fatti silente






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3 luglio 2006

senza fiato

sono fermo
e non trovo da parlare
il re è nudo e con la ciolla in mano
ed io lo avevo detto
che per me
cantare canzoni su di un palco
o spacciare borotalco
sarebbe stata comunque fine

e mi rimpiango depresso
quando sputavo il mio disagio
e non lo lasciavo dentro
come un groppo
come un grappolo d'uva non colta
perchè colto non sono

mi restituirete l'assenza che vi ho regalato
colpo su colpo
e ritornerò ad essere un respiro molle
e ritornerò altrist il folle



(un ringraziamento col cuore a magAlessio che ha il potere di rimpicciolire i volti buffi)




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16 giugno 2006

buttandomi a capofitto nel nero

sanguino
senza limite di tempo e spazio
rinchiusa dentro una scatola di passione
ogni colpo una lacrima
una goccia
fuori sanguino
e mi vergogno a gridare

è già avvenuto
tra i neuroni insonni del mio mattino
è già accaduto
tra i pensieri viscidi
che sono miei in quanto tuoi
che sono tuoi nonostante miei

e specchio la mia faccia nella sua
e specchio il mio tremolio
nella sua felicità
ed è lo stesso dolore
quello che attanaglia il tronco

perchè oggi siamo
come vorremo sapere
di essere domani

e domani saremo già peggio
già peggio

un bimbo si graffia
prende il gelato
gioca a pallone
insegue la vita

e io sanguino
la mia disdetta
il mio furore
sanguino la disdetta
al colore


nero.












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14 giugno 2006

bugie

me lo dirai di nuovo
un'altra volta ancora
per piacere
che eran bugie solo bugie
dette
per dovere

per sopravvivere all'io claustrofobico
all'odio psichdelico
della mia troppa sete di realtà
colori e forme alla stroboscopica
lascio che si vedano solo le parti buone
del mio respiro nero
solo sangue ben scremato
solo tanfo miscelato
del mio siero

e ancora bugie saranno per me
bugie cattive per punire la verità
bugie bastarde e scarti di lucidità

ingoieremo domani
ingoieremo ghiaia
pezzi di vetro e sabbia
tra le fauci di poche parole
ti ascolterò deglutire con fastidio
e avrò in mano una forchetta aguzza
per il mio prossimo suicidio

poi troverai il tempo per sorridere
pulirti i denti dal mio grido
ed anch'io avrò il tempo per decidere
anch'io, quasi sempre, quasi mai,
sorrido





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1 giugno 2006

il capro (millesima edizione, dio è scomodo)



e fu così che le ballerine
brindando all'autunno
dall'osservatorio
gridarono in coro
"abbiamo trovato,
Marx sia lodato"
il capro espiatorio

Giovanni Battista
pittore e ciclista
benedì le piante
con il sospensorio
baciando felice
"sia lodato Nietzsche"
brucante sul prato
il suo capro espiatorio

il bronzo del Duce
splendente ma truce
sfoggiando payettes
sul fascio littorio
disse "io dissi
ridissi poi scrissi
quel che necessi
è il capro espiatorio"

persino un Santino
campione a ramino
ungendo di vino
le rape e il cicorio
spuntò la sua aureola
la sua lingua creola
"cherubini sia lode
al capro espiatorio"

passò la notte, passò la rugiada
carcasse di capri macchiaron la strada
ed innalzarono d'oro e d'avorio
splendente una statua al capro espiatorio

passò la sera si spensero i lumi
carcasse di capri innondavano i fiumi
e tutta riunita
quella teppaglia
coprì il corpo del capro
con una medaglia









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29 maggio 2006

vedi un po' se gliene frega a dio (aspettando un'altra ciliegia)

già che ci sei

già che ce l'hai sempre in bocca
come una soluzione ad enigmi fantasiosi
come una cikles, come mononucleosi
come un pezzo di scotch che non si strappa
come il "belin!" che ogni tanto ti scappa

già che ci sei
e che a lui ne rendi merito
come a una torta riuscita grazie al lievito

vedi un po' se gliene frega a dio
di questi drammi artefatti che ti innamorano
delle strette di mano che consolano

vedi un po' se gliene frega
dei tuoi dibattiti sulla scopata e sulla sega
su quale sia il buco più adatto
se da dietro o da davanti dio t'ha fatto

vedi un po' se gliene frega a dio
del tuo, del vostro, del mio
personale canale di preferenza
se il tuo perdono è perdono o tolleranza

e poi vedi un po' se gliene frega a dio
di questo inferno blaterare d'opinione
se nasce un cristo da un cuore o da un coglione
da uno stupro o da un bacio non compreso
se un giuda è morto oppure lo hanno appeso

poi fammi sapere
io non ho tempo per chiedermi chi tace
sto dentro un fiasco e fuori sento spari
sento dell'uomo, della donna grumi atroci
e sto correndo e sanguino per vizio
e non ho tempo da spendere in Giudizio







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25 maggio 2006

ciliegia senza nocciolo (ovvero l'androgino anarchico)

le diramazioni partivano dal centro
senza un inizio
auto-creata,
la pelle si reggeva sulla carne
e la carne a sua volta sulla pelle

ritornando verso il suo centro
non correvano ostacoli
tra il nervo e il cuore
tra il rosso e il chiaro

appendice del nulla
mai accoppiata
singola per definizione
tenendo lontano la tendenza
all'appartenenza

senza nocciolo
come un pensiero nato per dolo
senza nocciolo
una funzione del mondo senza ruolo

piangere lacrime dolci
su quella magia di vita
senza secondi fini
come i baci dei bambini

riabilitante di miracoli vili
di rivoluzioni mancate e puerili
un frutto inerme, senza nocciolo
quello sì che si è fatto da solo







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23 maggio 2006

ciliegia senza nocciolo

mi scappa da piangere
mi scappa
e mi si gonfiano le guance
di male di vivere

dentro al cervello
neuroni spremitori
stanno schiacciando i nervi lacrimali
ma mi scappa
mi scappa da piangere
scappa e nulla più

il primo maggio è lontano
hanno festeggiato
gli stakanov
i co.pro.fagi
e a me scappava da piangere
il lutto del mio disagio

come oggi
come sempre

il riflettore si è spento
sulle mie false pudenda
trascino il tempo di oggi
in attesa che si riaccenda

e allora mi sono seduto
ho sfogliato frutta di stagione
e senza ragione ho trovato al volo
la mia ciliegia senza nocciolo

il riflettore restava acceso
il tempo era quello delle "bue"
e non c'era spazio per i crimini
per levare il tempo da noi due

e allora ho pianto
la mia ciliegia senza nocciolo
che beata compativa la mia pelle
pelosa e ruvida, distratta e sola
e compativa la mia gola
con quel nocciolo di dovere
che blocca il fermento del mio mosto
con quel nocciolo di dolore
che mi hanno imposto







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14 maggio 2006

un mare di merda

si ritrovò
a nuotare nella merda
improvvisamente
il suo desiderio più recondito
la sua avanguardia più agognata
lo contorniava di umori pulsanti

merda ancora viva si intende
merda che fuma, merda che sussulta
merda che sputa, vomita e gracchia
merda scribacchia

e come la più acuta nota di un violino
sentiva quell'olezzo sbarazzino
talmente acre e pungente
da far piangere i bambini

e quell'olezzo pesante e grave
come un temporale
che investiva e avvolgeva di fetore
era merda di stagione
era merda di dolore

ed altre altre altre altre
tinte di marrone in quel raccogliersi
in quel distendersi e annegarsi
di liquido e di solido, di ansia di morire
come il peggiore dei meschini

sussulti di vita, sussulti di morte
ed una sorpresa, sorpresa sottile
che in quel mare d'escremento
vi era la varietà dimenticata
varietà d'angoscia e varietà gentile

vi era quel singhiozzo di tinte e di odori
di umori di impressioni
che altrove non trovava
nelle scatole dei suoi simili
nelle parole dei profeti
negli addii delle amanti
nelle ire danzanti

era merda signori e signore
merda ribelle, nauseante, selvaggia
merda umana, mica d'autore
un mare di merda senza una spiaggia







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8 maggio 2006

come si può l'amore

senza un motivo per averlo
senza un odore che sfiori
un mattino che sanguini
senza un momento di eroica follia
senza un dolore lento
senza questo tormento
come si può l'amore?

che striscia sui tavoli scheggiosi
che filtra tra parole grasse
che abbaia e canta al suono
di un dio ubriaco
come si può l'amore
in queste distanze siderali
tra palpebre e polmoni
in queste celle siderurgiche
che cagano emozioni

come si può l'amore

ma l'uomo si ricicla
riprende fiato dai suoi stessi vagiti
riprende sonno dai suoi gas mortali
e anche se non si può l'amore
nel millenio dei cancri gioviali
l'amore può, l'amore scaltro
guaire cieco,
strepitare di cobalto
morire,
se non altro





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3 maggio 2006

Burattino (dove tutto cominciò)



quando ho incominciato ho deciso di scrivere sotto la mia testa da pagliaccio (un po' datata ormai)
le parole della prima canzone che ho avuto il coraggio di cantare davanti alla gente
è la storia di un burattino tutto qua, come ce ne sono tante
di un burattino che ho conosciuto e che come tanti burattini non ha mai la parte del protagonista nella sua vita
si sa, c'è chi fa arlecchino, chi pulcinella, chi mangiafuoco
e poi ci sono burattini come lui, costretti ad indossare nella commedia la parte che serve,
non quella che desiderano
un giorno è muratore, un giorno è carabiniere, un giorno vive su un marciapiede
insomma quello che fa girare meglio la storia
e mentre i primi attori e le prime attrici sono da qualche parte a festeggiare lui entra nel bar che si può permettere
al bancone c'è un giovane barista con la faccia da clown
lui si siede, stanco e sporco, aspetta che sia ora di chiuedere
e piange, un poco...

E nevicava quella sera, tra i rintocchi ed i balocchi
rossi ciocchi di ciliegio, non c'è ceppo senza pregio
e nevicava e lui piangeva tra la nebbia ed un grappino
con la testa abbandonata, nata in faggio, un burattino

e starnutiva la fuliggine e la calce del lavoro
quattro rughe di rottami sulle dita per decoro
e beveva e bestemmiava assi di scopa in mezzo al vino
con la testa stracolmata di tristezza un burattino

si avvicinava al bancone col sorriso sbronzo e saggio
"Mangiafuoco m'incatena alla catena di monataggio,
vuoi un assaggio del mio giorno, torno stanco dal mattino,
che non penso che alla notte"
quante botte burattino

e dondolava dentro al cranio una speranza di cervello,
una danza di neuroni in piedi in fila ad un cancello
per entrare a fare festa con lo spirito diVino
"rosso o bianco sono stanco di giocare al burattino"

si abbandonava spensierato gli occhi fissi nello schermo
uno spot per i suoi sogni un micro-onde nello sterno
che batteva e ribatteva ad ogni frase dell'omino
sorridente, bianco dente, intratteneva il burattino

ecco l'ora di chiusura la calura dell'interno
fa contrasto con la strada "ci scommetto, anche l'inferno
è un postaccio in mezzo al ghiaccio tra un applauso ed un inchino"

di un sbronza il resto è stronza marcia vita, burattino

puoi piegarti alla neve puoi giocare alle bandiere
puoi pigliare il mondo a pugni e il sole a calci nel sedere
ma se ti volti e ti rivolti nell spago del teatrino
resterai per sempre vago spento e stanco burattino...




(e sopportate voce chitarra e armonica anche stavolta, grazie)





permalink | inviato da il 3/5/2006 alle 19:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
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20 anni

Tiranno e vichingo, bastardo il tempo

Una barca bucata chissà se la riempio

Perché a svuotarla si fa più fatica

Trattieni il respiro è legno d’ortica

E non c’è paese in cui sbarcare

Neanche uno scoglio per naufragare

Sputo giù un seme cresce gramigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

 

 

 

 

Sogno

Mi alzo di scatto dall’incubo acerbo

Esco di casa Un po’ d’aria sana

Giuda è ormai ricco e il vigile calmo

Fa i conti in tasca a una puttana

E mentre allo schermo giornalisti e mafiosi

Ringraziano i santi beati per droga

 

Gli 8 più belli si giocano il mondo

In piazza del cristo impiccato a una toga

 

 

 

 

Ostaggio

E se mi aveste dato un nome che non sia paese

Avrei pagato inerme il riscatto più le spese

Colline mari e monti senza tracce di un confine

Avrei stretto la mano al loro Dio

 ..............ma..........

Siccome non ho visto i vostri visi in mezzo ai loro

Non godo da defunto di due o tre medaglie d’oro

Siccome siete in casa che scegliete un’altra bomba

Il vostro agnello sacro

Sgozzato per la guerra

Tra l’uomo e la colomba

Quella chiazza sulla terra

Lo special troppo corto

Perché non son risorto

Quest’anno, buona pasqua, sono io.










 

In questa città

Di nuvole gonfie color di immondizia

In questa città

Di gente affannata e mercantizia

C’è un negozio che vende l’amore

Ma è vietato bere liquore

Faccio un assegno per dei pantaloni

Guarda le strade son tutte marroni

 

In questa città

Coi portici neri color funerale

In questa città

All’angolo un povero mendica sale

C’è una signora che inquadra i bambini

Tutti vestiti color celerini

Tutti vestiti da brave persone

Guarda l’asfalto è tutto marrone

 

Andiamo partiamo

Andiamo lontano

Sento già aria di rivoluzione

E la tristezza scemare pian piano

Lontano è l’odore di asfalto marrone


In questa città

Costruiremo un portico fatto di fiori

In questa città

Costerà tutto meno faremo i signori

Si potran bere tanti liquori

E il divertimento sarà autorizzato

Faremo una musica più scatenata

E pareti e strade di cioccolato

 

Che bella città

Tutta dipinta col cioccolato

Che bella città

Tutta intarsiata col cioccolato

E ci son vestiti di tutte le taglie

E tutti i colori dell’arcobaleno

Si balla, si ama, si spende di meno

E mai più nessuno ci metterà un freno

 

Che bella città

Si balla, si ama e si pensa di meno

Che bella città

Divise dipinte di arcobaleno

Dietro le pareti di nocciolato

Rimane un barbone che mendica erba

E anche l’asfalto, non è cioccolato

E’ solo marrone, marrone di merda


 


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