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Puoi piegarti alla neve, puoi giocare alle bandiere Puoi pigliare a pugni il mondo e il sole a calci nel sedere Ma se ti volti e ti rivolti nello spago del teatrino Resterai per sempre vago spento e stanco burattino


Diario


3 maggio 2006

Burattino (dove tutto cominciò)



quando ho incominciato ho deciso di scrivere sotto la mia testa da pagliaccio (un po' datata ormai)
le parole della prima canzone che ho avuto il coraggio di cantare davanti alla gente
è la storia di un burattino tutto qua, come ce ne sono tante
di un burattino che ho conosciuto e che come tanti burattini non ha mai la parte del protagonista nella sua vita
si sa, c'è chi fa arlecchino, chi pulcinella, chi mangiafuoco
e poi ci sono burattini come lui, costretti ad indossare nella commedia la parte che serve,
non quella che desiderano
un giorno è muratore, un giorno è carabiniere, un giorno vive su un marciapiede
insomma quello che fa girare meglio la storia
e mentre i primi attori e le prime attrici sono da qualche parte a festeggiare lui entra nel bar che si può permettere
al bancone c'è un giovane barista con la faccia da clown
lui si siede, stanco e sporco, aspetta che sia ora di chiuedere
e piange, un poco...

E nevicava quella sera, tra i rintocchi ed i balocchi
rossi ciocchi di ciliegio, non c'è ceppo senza pregio
e nevicava e lui piangeva tra la nebbia ed un grappino
con la testa abbandonata, nata in faggio, un burattino

e starnutiva la fuliggine e la calce del lavoro
quattro rughe di rottami sulle dita per decoro
e beveva e bestemmiava assi di scopa in mezzo al vino
con la testa stracolmata di tristezza un burattino

si avvicinava al bancone col sorriso sbronzo e saggio
"Mangiafuoco m'incatena alla catena di monataggio,
vuoi un assaggio del mio giorno, torno stanco dal mattino,
che non penso che alla notte"
quante botte burattino

e dondolava dentro al cranio una speranza di cervello,
una danza di neuroni in piedi in fila ad un cancello
per entrare a fare festa con lo spirito diVino
"rosso o bianco sono stanco di giocare al burattino"

si abbandonava spensierato gli occhi fissi nello schermo
uno spot per i suoi sogni un micro-onde nello sterno
che batteva e ribatteva ad ogni frase dell'omino
sorridente, bianco dente, intratteneva il burattino

ecco l'ora di chiusura la calura dell'interno
fa contrasto con la strada "ci scommetto, anche l'inferno
è un postaccio in mezzo al ghiaccio tra un applauso ed un inchino"

di un sbronza il resto è stronza marcia vita, burattino

puoi piegarti alla neve puoi giocare alle bandiere
puoi pigliare il mondo a pugni e il sole a calci nel sedere
ma se ti volti e ti rivolti nell spago del teatrino
resterai per sempre vago spento e stanco burattino...




(e sopportate voce chitarra e armonica anche stavolta, grazie)





permalink | inviato da il 3/5/2006 alle 19:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
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20 anni

Tiranno e vichingo, bastardo il tempo

Una barca bucata chissà se la riempio

Perché a svuotarla si fa più fatica

Trattieni il respiro è legno d’ortica

E non c’è paese in cui sbarcare

Neanche uno scoglio per naufragare

Sputo giù un seme cresce gramigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

 

 

 

 

Sogno

Mi alzo di scatto dall’incubo acerbo

Esco di casa Un po’ d’aria sana

Giuda è ormai ricco e il vigile calmo

Fa i conti in tasca a una puttana

E mentre allo schermo giornalisti e mafiosi

Ringraziano i santi beati per droga

 

Gli 8 più belli si giocano il mondo

In piazza del cristo impiccato a una toga

 

 

 

 

Ostaggio

E se mi aveste dato un nome che non sia paese

Avrei pagato inerme il riscatto più le spese

Colline mari e monti senza tracce di un confine

Avrei stretto la mano al loro Dio

 ..............ma..........

Siccome non ho visto i vostri visi in mezzo ai loro

Non godo da defunto di due o tre medaglie d’oro

Siccome siete in casa che scegliete un’altra bomba

Il vostro agnello sacro

Sgozzato per la guerra

Tra l’uomo e la colomba

Quella chiazza sulla terra

Lo special troppo corto

Perché non son risorto

Quest’anno, buona pasqua, sono io.










 

In questa città

Di nuvole gonfie color di immondizia

In questa città

Di gente affannata e mercantizia

C’è un negozio che vende l’amore

Ma è vietato bere liquore

Faccio un assegno per dei pantaloni

Guarda le strade son tutte marroni

 

In questa città

Coi portici neri color funerale

In questa città

All’angolo un povero mendica sale

C’è una signora che inquadra i bambini

Tutti vestiti color celerini

Tutti vestiti da brave persone

Guarda l’asfalto è tutto marrone

 

Andiamo partiamo

Andiamo lontano

Sento già aria di rivoluzione

E la tristezza scemare pian piano

Lontano è l’odore di asfalto marrone


In questa città

Costruiremo un portico fatto di fiori

In questa città

Costerà tutto meno faremo i signori

Si potran bere tanti liquori

E il divertimento sarà autorizzato

Faremo una musica più scatenata

E pareti e strade di cioccolato

 

Che bella città

Tutta dipinta col cioccolato

Che bella città

Tutta intarsiata col cioccolato

E ci son vestiti di tutte le taglie

E tutti i colori dell’arcobaleno

Si balla, si ama, si spende di meno

E mai più nessuno ci metterà un freno

 

Che bella città

Si balla, si ama e si pensa di meno

Che bella città

Divise dipinte di arcobaleno

Dietro le pareti di nocciolato

Rimane un barbone che mendica erba

E anche l’asfalto, non è cioccolato

E’ solo marrone, marrone di merda


 


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