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Puoi piegarti alla neve, puoi giocare alle bandiere Puoi pigliare a pugni il mondo e il sole a calci nel sedere Ma se ti volti e ti rivolti nello spago del teatrino Resterai per sempre vago spento e stanco burattino


Diario


17 dicembre 2006

attendendo bisognando un sette

È una vita che lo aspetto
Come l’ombra di un sospetto sul mio viso
Come lo strappo sul cappotto
Senza pretendermi il postumo otto

Ero solo uno scricciolo di paure
Anche se bardato da dovuta ideologia
Quando incrociò la sua ombra con la mia
Pregavo dall’ultimo banco
Che il mio nome risonasse nell’aria
“adesso mi chiama così mi affranco
La fortuna mi prenderà a slinguate
Le domande giuste
Risposte consone e immediate
E poi sarà solo il breve frusciar di risate
Un sette passato e inizia l’estate
Recupererò le insufficienze meritate
E il resto saranno canzoni cantate”
Poi il momento arrivava
Ed ero sempre appena giusto per non essere scarto
O appena troppo merda per non essere normale
L’ultimo dei primi come un nobile sarto
Il primo degli ultimi come un cancro ascellare

Ed ora che le carte mi voltano il viso
Mi ritrovo ancora deriso da più cieca sorte
Che mi mescola le dita, mi spegne il sorriso
Come se gioco perso fosse la morte
Come se un cinque mi avesse ucciso

E adesso che i ciuffi si fan meno folti
Che regno sovrano sta valle di stolti
Che sogno una luce che mi rifaccia le tette
Attendo dal croupier un modesto sette
Piangendo e lacrimando il mio esser meschino
Essere uomo nel corpo di  bambino
Che ansima e aspira al podio più alto
Per quest’agonia che ci uccide la sera
In cima ad un mare attendo il mio salto
L’abbraccio scontato di una scogliera

Fracassami il petto umilia il mio pane
L’amore slanciato i baci che ho perso
che non sarò mai con quel sette cane
che resterò solo un bel cinque scarso






permalink | inviato da il 17/12/2006 alle 21:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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20 anni

Tiranno e vichingo, bastardo il tempo

Una barca bucata chissà se la riempio

Perché a svuotarla si fa più fatica

Trattieni il respiro è legno d’ortica

E non c’è paese in cui sbarcare

Neanche uno scoglio per naufragare

Sputo giù un seme cresce gramigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

 

 

 

 

Sogno

Mi alzo di scatto dall’incubo acerbo

Esco di casa Un po’ d’aria sana

Giuda è ormai ricco e il vigile calmo

Fa i conti in tasca a una puttana

E mentre allo schermo giornalisti e mafiosi

Ringraziano i santi beati per droga

 

Gli 8 più belli si giocano il mondo

In piazza del cristo impiccato a una toga

 

 

 

 

Ostaggio

E se mi aveste dato un nome che non sia paese

Avrei pagato inerme il riscatto più le spese

Colline mari e monti senza tracce di un confine

Avrei stretto la mano al loro Dio

 ..............ma..........

Siccome non ho visto i vostri visi in mezzo ai loro

Non godo da defunto di due o tre medaglie d’oro

Siccome siete in casa che scegliete un’altra bomba

Il vostro agnello sacro

Sgozzato per la guerra

Tra l’uomo e la colomba

Quella chiazza sulla terra

Lo special troppo corto

Perché non son risorto

Quest’anno, buona pasqua, sono io.










 

In questa città

Di nuvole gonfie color di immondizia

In questa città

Di gente affannata e mercantizia

C’è un negozio che vende l’amore

Ma è vietato bere liquore

Faccio un assegno per dei pantaloni

Guarda le strade son tutte marroni

 

In questa città

Coi portici neri color funerale

In questa città

All’angolo un povero mendica sale

C’è una signora che inquadra i bambini

Tutti vestiti color celerini

Tutti vestiti da brave persone

Guarda l’asfalto è tutto marrone

 

Andiamo partiamo

Andiamo lontano

Sento già aria di rivoluzione

E la tristezza scemare pian piano

Lontano è l’odore di asfalto marrone


In questa città

Costruiremo un portico fatto di fiori

In questa città

Costerà tutto meno faremo i signori

Si potran bere tanti liquori

E il divertimento sarà autorizzato

Faremo una musica più scatenata

E pareti e strade di cioccolato

 

Che bella città

Tutta dipinta col cioccolato

Che bella città

Tutta intarsiata col cioccolato

E ci son vestiti di tutte le taglie

E tutti i colori dell’arcobaleno

Si balla, si ama, si spende di meno

E mai più nessuno ci metterà un freno

 

Che bella città

Si balla, si ama e si pensa di meno

Che bella città

Divise dipinte di arcobaleno

Dietro le pareti di nocciolato

Rimane un barbone che mendica erba

E anche l’asfalto, non è cioccolato

E’ solo marrone, marrone di merda


 


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