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Puoi piegarti alla neve, puoi giocare alle bandiere Puoi pigliare a pugni il mondo e il sole a calci nel sedere Ma se ti volti e ti rivolti nello spago del teatrino Resterai per sempre vago spento e stanco burattino


Diario


8 maggio 2007

torna il folle

Sabato 12 maggio al Teatro Giacometti di Novi Ligure ore 21 va in scena l'ultima follia del folle.
e scusate le assenze ma per fare le follie ci vuole tempo
lascio qui dei pezzi....
e chi vivrà vedrà


AH081XH ovvero Illusionismi strategici è uno spettacolo che parla sostanzialmente dell’umanità.

In particolare dell’umanità contemporanea, quella di fine XX e inizio XXI secolo.

Attraverso le storie e le favole dei personaggi tento di raccontare la storia delle reazioni umane agli input che, quello che semplicisticamente potrei chiamare “sistema”, fornisce quotidianamente.

I personaggi sono chiusi in un palco, in una realtà scenica che è metafora della realtà esterna di cui fanno parte gli spettatori.

Spettatori quindi rappresentati sul palco dai tre clown “augusti” (il clown che nella tradizione si contrappone a quello “bianco” in quanto clown folle, distaccato dalla realtà) che però sono stati privati del sorriso, benché ridicoli.

Lo spettacolo per questo non può definirsi né una commedia né una tragedia, è semplicemente il racconto di uno squarcio di secolo visto da esseri “semplici”, cacciati a forza in uno schema precostituito e illusi strategicamente di poter interagire con il già citato sistema.

Nel loro vagare per lo spazio AH 081 e XH (nient’altro quindi che i nomi dati alle tre “vittime” della scena) dovranno obbedire agli ordini di “lui”, regista dello spettacolo e delle loro vite, impareranno che nessuno dei loro gesti può essere imprevedibile dalla sua volontà esterna.

Per provare a contrastare questa situazione i tre entreranno nei paradigmi del dissenso, sfogliando e sfiorando, sempre metaforicamente, momenti salienti degli ultimi anni come il G8 di Genova, l’attentato dell’11 settembre, il terrorismo in generale e la contestazione giovanile spesso destinata o a omologarsi al sentore generale.

Clown di altro genere è invece QCA (acronimo di Quello Che Aggiusta), un clown con cervello, anche se asservito totalmente alla volontà del regista.

Egli entra ed esce di scena chiarendo, guidando e dirigendo gli altri tre personaggi, dando loro talvolta una piccolissima luce di speranza o gettandoli invece nel più nero pessimismo.

Quello che si può dire senza anticipare troppo è che è uno spettacolo a favore dell’essere umano che tenta, per contrasto, di fare luce sulle reali necessità, sulle priorità che l’essere umano dovrebbe conservare di se stesso.

Non per altro il più grande spettro presente in scena è lo spettro del lavoro, il lavoro in quanto concetto spesso, a mio parere, non considerato nella sua reale essenza di “mezzo per il sostentamento” ma purtroppo nell’accezione di “mezzo di nobilitazione” dell’essere umano.

Fantasmi e favole quindi che si incrociano velate dalla poetica tipicamente clownesca che dal primo spettacolo dei “Quattro cani per strada” abbiamo sempre adottato.

A questo proposito è da sottolineare come su questo e su tanti altri punti l’idea teatrale coincida perfettamente con quella del Teatro del Rimbombo.

Il lavoro sul testo è incominciato da novembre 2006, anche se parti del testo erano in cantiere già da tempo e a questo, negli ultimi 4 mesi, si è unito un lavoro fisico non indifferente che a messo a dura prova la soglia di sopportabilità degli attori nei miei confronti.

Durante le prove si sono susseguiti lanci pericolosi di bastoni, sassaiole con tappi di bottiglia, luci a intermittenza e scalate di sedie a cui ho sottoposto gli attori per calarli, anche se duramente, nell’idea di fisicità di cui avevo bisogno.

Ringrazio tutti loro per aver tollerato le mie follie ancora una volta, affrontando un testo di difficile interpretazione e una poetica che ha subito variazioni continue fino a giungere al prodotto finito di questi giorni.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 17:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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20 anni

Tiranno e vichingo, bastardo il tempo

Una barca bucata chissà se la riempio

Perché a svuotarla si fa più fatica

Trattieni il respiro è legno d’ortica

E non c’è paese in cui sbarcare

Neanche uno scoglio per naufragare

Sputo giù un seme cresce gramigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

 

 

 

 

Sogno

Mi alzo di scatto dall’incubo acerbo

Esco di casa Un po’ d’aria sana

Giuda è ormai ricco e il vigile calmo

Fa i conti in tasca a una puttana

E mentre allo schermo giornalisti e mafiosi

Ringraziano i santi beati per droga

 

Gli 8 più belli si giocano il mondo

In piazza del cristo impiccato a una toga

 

 

 

 

Ostaggio

E se mi aveste dato un nome che non sia paese

Avrei pagato inerme il riscatto più le spese

Colline mari e monti senza tracce di un confine

Avrei stretto la mano al loro Dio

 ..............ma..........

Siccome non ho visto i vostri visi in mezzo ai loro

Non godo da defunto di due o tre medaglie d’oro

Siccome siete in casa che scegliete un’altra bomba

Il vostro agnello sacro

Sgozzato per la guerra

Tra l’uomo e la colomba

Quella chiazza sulla terra

Lo special troppo corto

Perché non son risorto

Quest’anno, buona pasqua, sono io.










 

In questa città

Di nuvole gonfie color di immondizia

In questa città

Di gente affannata e mercantizia

C’è un negozio che vende l’amore

Ma è vietato bere liquore

Faccio un assegno per dei pantaloni

Guarda le strade son tutte marroni

 

In questa città

Coi portici neri color funerale

In questa città

All’angolo un povero mendica sale

C’è una signora che inquadra i bambini

Tutti vestiti color celerini

Tutti vestiti da brave persone

Guarda l’asfalto è tutto marrone

 

Andiamo partiamo

Andiamo lontano

Sento già aria di rivoluzione

E la tristezza scemare pian piano

Lontano è l’odore di asfalto marrone


In questa città

Costruiremo un portico fatto di fiori

In questa città

Costerà tutto meno faremo i signori

Si potran bere tanti liquori

E il divertimento sarà autorizzato

Faremo una musica più scatenata

E pareti e strade di cioccolato

 

Che bella città

Tutta dipinta col cioccolato

Che bella città

Tutta intarsiata col cioccolato

E ci son vestiti di tutte le taglie

E tutti i colori dell’arcobaleno

Si balla, si ama, si spende di meno

E mai più nessuno ci metterà un freno

 

Che bella città

Si balla, si ama e si pensa di meno

Che bella città

Divise dipinte di arcobaleno

Dietro le pareti di nocciolato

Rimane un barbone che mendica erba

E anche l’asfalto, non è cioccolato

E’ solo marrone, marrone di merda


 


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