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Puoi piegarti alla neve, puoi giocare alle bandiere Puoi pigliare a pugni il mondo e il sole a calci nel sedere Ma se ti volti e ti rivolti nello spago del teatrino Resterai per sempre vago spento e stanco burattino


Diario


8 gennaio 2008

hovoglia (ssenzassensso)

hovoglia
di spegnere sorrisi dissuadenti, di togliere i commenti, di non lavarmi i denti, di dare un bacio in bocca ai prepotenti

hovoglia
della foglia, viaggiatori sulla soglia, di un arancia che si spoglia, di un tombino che germoglia

hovoglia
di fatica, di gente più pudica, di una storia antica, del cielo e di un'amaca

hovoglia
della rabbia, parole come scabbia, un frontale nella nebbia,  e di una mototrebbia

hovoglia
di cianuro, di  vomito sul muro, di essere sicuro di non aver futuro

hovoglia
dell'oblio, di non sentire dio, di un faro ed un leggio, di un lungo e lento addio

hovoglia
di fanghiglia, sudare dalle ciglia, di un chiodo alla caviglia, i sogni di una triglia

hovoglia
di pensieri indipendenti
di una radio fuori norma
di scivolare dento al cognac
di riprendermi l'infanzia
di un disprezzo spensierato
di un coniglio nel terrazzo
di una vecchia scorreggiona
di un solaio nell'imbuto
di un amico che solfeggi
di uno stato di ubriaconi
di un fienile impiastricciato
di una barca di tucani
delle frasi senza assenso
di un calendario storto
di tabacco alla cannella
di sdraiarmi sull'asfalto
di saltare sopra un pancreas
di infilarmi nel soffitto

di cinesi in affitto


ho voglia di morire e vedere il mio funerale
(ma questo lo vogliono tutti)
che poi magari ti accorgi che si sono dimenticati e non viene nessuno
e il giorno dopo provano a chiamarti per chiederti scusa
e ho voglia di lasciarlo squillare
per ore ed ore
mettere una suoneria bislacca
e lasciarlo andare così sotto terra
che il suono si propaghi per il cimitero
vedere la gente dimenarsi per capir da dove viene
perchè un urlo di morte si fa fatica a sentirlo
ma nessuno può resistere al fascino
dello squillo di un cellulare dall'oltretomba.






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25 dicembre 2007

riprendendo i naTali e quali a questo

lo so che magari
non interessa
perchè ci si aspetta
la gioia dei fiori dei cori
degli angeli in festa

perchè
si fa del bene
oggi l'uomo spezza le catene
si barrica dietro ad una croce
per far terminare
la schiavitù feroce

lo so
lo so che la gente è realmente più allegra
e che domani ricomincia
a darmi del tossico
lo so
che vorrei piangere
tra le loro braccia
e muoverli a compassione perenne
ma neppure io
ci passo indenne

lo so
ma c'è un dolore che aleggia
ovunque ci sia il mio zampino
un dolore di non troppa festa
di gesù bambino

ed oggi
oggi la giornata pesava
avrei voluto esser lontano
avrei voluto esser muto
avrei voluto esser vano

ma oggi lui nasce bambino
ed io sto ancora piangendo
caino
ma oggi lui nasce con gemito
ed io ho ancora la sindrome
del primo genito

(natale 2005)





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26 novembre 2007

la rivolta dello stupore

cos'è lo stupore? ecco, oggi ho cagato uno stronzo di cui non mi credevo capace

la realtà non stupisce
se uno non si abbandona ai dettagli
(come diceva la montessori, sì proprio lei, quella che ha inventato le mille lire!...ma questo è un dettaglio)
ci si accorge presto che è tutto assolutamente prevedibile, stancamente prevedibile aggiungerei.
tutto tranne poche cose: l'amore, i bambini, la merda, il sorriso di uno sconosciuto e chiudersi i testicoli dentro un cassetto di chiodi mentre si sta tentando di rovistare nudi nel retrobottega di un ferramenta
(oh non crediate che parli di esperienza personale, è successo ad un mio amico, un amico di un amico in realtà. il sorriso di uno sconosciuto intendo. il resto è farina del mio sacco)

la rivoluzione stessa, che dovrebbe essere l'apice dell'imprevedibilità, è ormai schematizzata in una serie di input ed output che chi decide sa bene organizzare.
non c'è dinamite che esploda senza costruire un impero, non c'è sommossa che non generi denaro, non c'è corteo che non giustifichi una risposta ben più forte della testa del mostro.

"il nemico marcia sempre alla tua testa" (Socialdemocrazia - Claudio Lolli)

per questo parafrasando e stravolgendo il buon Claudio, l'unica rivlozione possibile arriva dalla testa, dalla testa dell'individuo, dal conoscere e dal riconoscere il proprio limite mentale, spingersi oltre, al limite della follia.
ricevere e restituire senza forzature dell'indole, senza dolori.
disegnare cieli mai immaginati
scegliere gli istinti e le regole che l'animo accetta ricordando i punti di stupore
ricordando che siamo stati bambini (bambini prima che ci insegnassero la morte)
ricordando che saremo merda
ricordando del nostro corpo nell'amore
ricordando lo stupore.

la mia gente

la mia gente sa cos'è il lavoro
ma festeggia la sua assenza
con bandiere colorate di lattuga
nega al regno l'esistenza

la mia gente sa cos'è violenza
sa che è istinto di animale
ma controlla la frequenza
del suo battito del cuore
e si arma di parole

la mia gente sa cos'è la morte
anche se non per esperienza
non accetta ciò che accade
ciò che vive per quel poco
poi l'accoglie con pazienza

la mia gente sa cos'è confine
ma confine di apparenza
e si spinge tutti i giorni
oltre il ventre del dirupo
con coraggio e coerenza

la mia gente non si arresta
a quel sonno di coscenza
e si prende a pugni in faccia
si detesta poi si abbraccia
e ritrova una partenza








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14 novembre 2007

il pozzo che guarda nel pozzo

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?

c'era un'altalena me lo ricordo
anche se avevo ancora l'età che non ci si ricorda di niente
e c'era un bambino della mia età
giocava felice, sembrava felice? no, sì, anzi no, anzi sì sembrava felice, direi che era felice
ma che c'è?
c'è che era strano quel bambino
era come me, come gli altri bambini ma...ma no...che faccia strana...
direi quasi come se fosse una faccia buffa che vuole fare
ma non la vuole fare
è la faccia sua

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?


c'era un'altalena questo me lo ricordo
c'ero io alle giostre di Recco con mamma nonna e focaccia
e c'era un bambino della mia età
quindi molto piccolo
quasi uguale a me
solo
solo che lui aveva la sindrome di down
ed io no.

e quando hai 5 anni non sai cos'è
ma capisci in fretta
capisci o non capisci ma chiedi
e io mi volto verso mia nonna e chiedo:
"nonna, ma lui lo sa di essere così?"

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?


Ultimo è un mio amico d'infanzia
un mio amico di quelli proprio che manco ti ricordi da quanto tempo ti conosci
e se ci pensi bene non puoi nemmeno ricordarti la prima volta che lo hai chiamato per nome
lo chiamo Ultimo ma lo potrei chiamare in mille altri modi
infatti non l'ho chiamato mai Ultimo
ma oggi lo chiamo Ultimo
Ultimo è ritardato
non è down, non sta sulla carrozzella
semplicemente è un po' indietro.

ma attenzione, di una sfumatura lieve, non è che abbia 30 anni e ne dimostri 5, solo qualche anno di meno, solo un po' distratto, solo un po' naif con il presepio montato in casa ad ottobre e le domeniche al centro commerciale come evento della settimana.
non servo casi umani su questo vassoio, è un caso limite, è come un esempio
lui sta indietro e non lo sa e i suoi che invece lo sanno fanno finta di non saperlo
o magari ormai è cancellato dalla memoria che Ultimo non sia come tutti gli altri della sua età
Ultimo è più di 20 anni che è Ultimo e ormai non ci si fa più caso

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?

e però Ultimo non trova lavoro perchè nessuno da lavoro ad uno come Ultimo a meno che non ci sia un foglio che dice che Ultimo è ritardato cosicchè si possa assumere Ultimo e dire che
"almeno un handicappato ce lo abbiamo in fabbrica...toh...in culo alla legge"
ed è un handicappato di lusso Ultimo perchè è solo un cicinino indietro
quindi sarebbe come avere solo un operaio un po' lento
ma Ultimo quel foglio non ce l'ha, perchè Ultimo non sa di essere com'è e nessuno glielo dice
e così Ultimo sta a casa con la mamma, e non trova una donna, e non trova un lavoro, e non trova la vita sua.
perchè Ultimo non sa di essere com'è, ma sa invece che non è come me, come gli altri.

e quando passo e lo saluto mi viene in mente la faccia di mia nonna quando le ho chiesto se quel bambino sapeva di essere com'era...la faccia di mia nonna che dice
" no, non lo sa"
un po' colpita dalla domanda e un po' triste per dovermi dare quella risposta.

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?

beh che ci crediate o no io da quel giorno mi guardo intorno
guardo che non ci sia nessuno che mi stia guardando e che si stia chiedendo
"ma lui lo sa di essere così?"
perchè quel giorno di estate con la focaccia e l'altalena
col mare d'estate e il bambino strano che giocava
ho fatto a mia nonna una seconda domanda:
"ma se io fossi così...tu me lo diresti?"
e lei ancora non mi ha risposto






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12 ottobre 2007

drammi di un diariante

il problema sostanziale di un diario sono gli umori
umori contrastanti mi hanno portato ad abbandonare questo mio spazio
il problema credo sia stato il regolamento rigido che il proprietario dei pensieri (io) ha imposto all'evacuatore di pensieri (sempre io).
è stato un po' come farsi un tatuaggio ideale, costringersi ad essere incanalato in un mondo astratto e distante per non scendere nel mondo banale dell'attuale.
ma io i tatuaggi li ritengo una stronzata
non potrei mai marchiami la pelle con qualcosa che inevitabilmente potrebbe cambiare nella mia vita e non significare più nulla
se avessi un figlio forse potrei tatuare il suo nome
ma non credo
invidio quelli di voi che hanno un tatuaggio e ci credono
io non potrei
e allo stesso modo non posso andare avanti a cantare solo su una nota
quindi mi scuso con i pochi (ma buoni?) che mi leggono sempre ma d'ora in poi queste pagine di tanto in tanto assumeranno altri colori
perchè siamo fatti di tinte diverse
ed è una menzogna che io appaia solo così parzialmente.
non credo che comunque sarà un trauma per nessuno
resta sempre un diario, un diario che la persona che legge maggiormente
sono io
 




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26 aprile 2007

lasciatemi morire così...sbronzetto tardi

lasciatemi morire così
per piacere
con un fiore tra le braccia
ed un neo sulla faccia
mentre suona ilare
il mio requiem
un mulo
continuo
nel suo ciuco latrare

lasciatemi morire
con l'alba che si sveglia
al parlato di un cane
e si accorgono i passeri appena
che le ore che li portano a volare
li portano solo
a un altro giorno da cantare

lasciatemi morire così vi prego
ubriaco e strafatto
mentre giocano nei miei pensieri
il rosa del cielo e il fucsia di un gatto
benchè sinceri vi lascio
benchè non sia la mia prima
scomparsa
lasciatemi morire vi prego
ma senza la rima





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21 aprile 2007

ninna nanna infame



Buona notte belle botte avete dato

Mascherando il dissenso col moscato
Buona notte anche sta notte sua eccellenza
Han brindato sul suo nome alla violenza
Buona notte babbo di un bambino ignaro
Quanti soldi con la polvere da sparo
Partiranno anche i tuoi pargoli chissà
Sottobraccio le pistole di papà 


Buona notte anche a quell’altro continente
Urla e muore ma da qui non vi si sente
Buona notte ai bambini alle bambine
Che si gioca a nascondino con le mine
Buona notte allo stato e alla sua chiesa
Nel tuo sonno non sarà vilipesa
Dormi caldo dentro al tuo sogno strano
Dove muoion figli di seconda mano


Buonanotte a tutti i saggi ed i sapienti
Che comprendon le ragioni dei vincenti
Buonanotte a scrittori e giornalisti
Che non voglion raccontare storie tristi
Buonanotte e viva la democrazia
Il governo più pulito che ci sia
Dove chi decide è la maggioranza
Dei cervelli che stan chiusi in una stanza


Buonanotte buonanotte presidente
Io la canto ma lo so che lei non sente
Il mio dubbio è se faccio più casino
Col tritolo o con la chiave di violino
Per stanotte dorma alla mia salute
Non si stressi coi pensieri la sua cute
Si addormenti ben legato alle catene
Del potere che non può che farle bene




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15 aprile 2007

torno ma non vivo

chiedo scusa
ma purtroppo
sono nato morto

me ne sono accorto
dal vociare che non mi scalfisce
dal silenzio che colpisce
e da tutte quelle sere in cui il cervello
mi esce a strisce

e chiedo scusa a chi mi legge
magari pensa che son rimasto a corto
ma la realtà è che mi sono accorto
condoglianza a me, che sono nato morto

mala realtà

e non si può vivere al meglio
non puoi dormire se non sei sveglio
e non puoi neanche farla finita
se non ti è stata data
in contanti
la smania della vita

io li vedo i loro occhi
pronti a ridere se sbocchi
la tua ansia all'esistenza
io resisto e in apparenza
son gioviale, imbarazzato
estroverso, radicale
tuttofare senza fiato

ma mi sveglio ancor mancato
perchè un dio ha abbandonato
la sua lancia al mia costato

basta dire taglio corto
chiedo scusa sono in torto
pel disagio che vi porto
c'è che sono nato morto





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3 luglio 2006

senza fiato

sono fermo
e non trovo da parlare
il re è nudo e con la ciolla in mano
ed io lo avevo detto
che per me
cantare canzoni su di un palco
o spacciare borotalco
sarebbe stata comunque fine

e mi rimpiango depresso
quando sputavo il mio disagio
e non lo lasciavo dentro
come un groppo
come un grappolo d'uva non colta
perchè colto non sono

mi restituirete l'assenza che vi ho regalato
colpo su colpo
e ritornerò ad essere un respiro molle
e ritornerò altrist il folle



(un ringraziamento col cuore a magAlessio che ha il potere di rimpicciolire i volti buffi)




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3 maggio 2006

Burattino (dove tutto cominciò)



quando ho incominciato ho deciso di scrivere sotto la mia testa da pagliaccio (un po' datata ormai)
le parole della prima canzone che ho avuto il coraggio di cantare davanti alla gente
è la storia di un burattino tutto qua, come ce ne sono tante
di un burattino che ho conosciuto e che come tanti burattini non ha mai la parte del protagonista nella sua vita
si sa, c'è chi fa arlecchino, chi pulcinella, chi mangiafuoco
e poi ci sono burattini come lui, costretti ad indossare nella commedia la parte che serve,
non quella che desiderano
un giorno è muratore, un giorno è carabiniere, un giorno vive su un marciapiede
insomma quello che fa girare meglio la storia
e mentre i primi attori e le prime attrici sono da qualche parte a festeggiare lui entra nel bar che si può permettere
al bancone c'è un giovane barista con la faccia da clown
lui si siede, stanco e sporco, aspetta che sia ora di chiuedere
e piange, un poco...

E nevicava quella sera, tra i rintocchi ed i balocchi
rossi ciocchi di ciliegio, non c'è ceppo senza pregio
e nevicava e lui piangeva tra la nebbia ed un grappino
con la testa abbandonata, nata in faggio, un burattino

e starnutiva la fuliggine e la calce del lavoro
quattro rughe di rottami sulle dita per decoro
e beveva e bestemmiava assi di scopa in mezzo al vino
con la testa stracolmata di tristezza un burattino

si avvicinava al bancone col sorriso sbronzo e saggio
"Mangiafuoco m'incatena alla catena di monataggio,
vuoi un assaggio del mio giorno, torno stanco dal mattino,
che non penso che alla notte"
quante botte burattino

e dondolava dentro al cranio una speranza di cervello,
una danza di neuroni in piedi in fila ad un cancello
per entrare a fare festa con lo spirito diVino
"rosso o bianco sono stanco di giocare al burattino"

si abbandonava spensierato gli occhi fissi nello schermo
uno spot per i suoi sogni un micro-onde nello sterno
che batteva e ribatteva ad ogni frase dell'omino
sorridente, bianco dente, intratteneva il burattino

ecco l'ora di chiusura la calura dell'interno
fa contrasto con la strada "ci scommetto, anche l'inferno
è un postaccio in mezzo al ghiaccio tra un applauso ed un inchino"

di un sbronza il resto è stronza marcia vita, burattino

puoi piegarti alla neve puoi giocare alle bandiere
puoi pigliare il mondo a pugni e il sole a calci nel sedere
ma se ti volti e ti rivolti nell spago del teatrino
resterai per sempre vago spento e stanco burattino...




(e sopportate voce chitarra e armonica anche stavolta, grazie)





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29 aprile 2006

canzone facile



a tutti quelli che passano e mi leggono
perchè ritorno e non vado
perchè non è quello che vorrei che di me aveste sentito
perchè oggi la voce non mi regge
perchè avrei voluto iniziare con altro
ma è la cosa giusta da farvi sentire in questo momento
perchè così mi sento

e a lei per cui è già finita
qualunque lei sia


canzone facile
non ho più voglia di morire
o farmi capire da te

canzone facile
perchè la gente vuol cantare
e non pensare la fuori che c'è

se non hai voglia di ascoltare
forse è meglio dir di sì
e ricordarsi un canzone così

sei nata e ti hanno già scartata
il tuo provino con la vita
non è andato tanto bene
olio dentro alle tue vene

canzone facile
la tua mamma c'ha il problema
delle smagliature in vita
e la tua è già finita

...e la tua è già finita...





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2 aprile 2006

preghiera senza fede

Salvami o regina
se c'è qualcosa da salvare
Salvaci regina
sempre che tu esista
se non hai avuto
il tempo di annegare

Indica qualcosa
con sto benedetto dito
che le lacrime di sangue
ci tocca già di sputarle invano
che non è sacro questo mondo
è un cratere di pietre, profondo

Oggi ho scavato una fossa
ho fatto il mio dovere di felino
guardavo dentro il fondo
e non era mai abbastanza fondo
come quello del vicino

Lo so che è una goccia
lo so
che c'è di peggio
Che c'è un profondo nero
più nero
sul greto del sentiero

E domani ricomincia
e domani è di già vecchia
che la morte è un riflettore
che il dolore è una pacchia

E allora salvami, cazzo!
Conserva almeno il dramma
lontano dalla rabbia
Conserva questa fiamma
lontano dalla carta

E salvami davvero il cuore
che resti a far la guardia
al ringhio del mio orrore






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25 marzo 2006

fine commedia

amore mio aiutami
non so più scrivere
è solo l'inizio
e non ho più
neanche la forza di andarmene

vedo gli archi della nave
infrangersi contro la bottiglia
sono stato inaugurato
e ho schegge di vetro nel labbro

saliva asciutta amore
non so più danzare
sul palco arranco claudicante
e non c'è luce che sappia cogliere
e non c'è pausa che sappia attendere

non so più amare
e dimeno allora
oggi come ieri
il tronco svitato
sgambettante senza testa
rantolante recitante

e son caduto
chiedo scusa
a strapiombo nel dire

(silenzio)




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16 febbraio 2006

ode all'oro di vigna

e impari che il vino, quello buono
è come l'amore, quello vero
che non ti lascia strascichi in bocca
nè in testa
come lasciare lo stesso letto, o un letto diverso
con la pungente convinzione di avere amato
una volta più delle altre

e sono omini invisibili
che curano bottiglia e vigne
come dei figli, come degli amori
e ti raccontano del primo incontro
del primo appuntamento
del primo bacio

e puoi mischiare quanto vuoi
rosso e bianco
come se fosse la società ideale
puoi condividere i due sapori
senza che ti si rigettino malinconie o timori

e allora impari che il vino bisogna amarlo
baciarlo, non consumarlo in una notte
che lo senti se era un'illusione
e ti fa male al cuore

c'è il preliminare dell'assenza, dell'olfatto
perchè le mani sudate, le menti affollate
di qualche essere umano
ti hanno consegnato il diamante
di un'emozione sola
ed è bella la discesa lussuriosa
che si consuma in gola





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9 febbraio 2006

5 ...

sono stato
e non sono Stato


la mattina inghiottito nella profonda tristezza
di scoprirmi straniero la prima volta
provando la mesta ebrezza
di ri-inventarmi un linguaggio d'assaggio,
non d'abbordaggio, per la mia rivolta

sono stato su panchine d'italia a cercare me stesso
mi sono perso, sono impazzito davvero
ho rigirato da fesso intorno al pensiero
di essere solo, derubato, scalciato, sporco
lacrimando e scalciando l' IO porco

sono stato in Stati mai visti
perdendomi negli occhi di viaggiatori
non di turisti
mi son perso nelle loro strade d'Algeri
CittàdelmessicoSeulOslo ogniddove
cercando i profumi nei loro pensieri
cercando le tracce e mica le prove

su un treno cigolante nel ventre di una donna
nella testa di uomo
abituando il mio orecchio a quel suono
di odio di pace di rabbia e perdono
di fine straziante di gita
che era la vita

sono stato distratto per anni negli occhi preziosi
di una stupenda donna innamorata
testardo infantile di giochi orgogliosi
l'ho sfiorata, rapita e lasciata
ho imparato a sbagliare col cuore
ho confuso paura e difesa
ho scambiato pudore e clamore
poi facendo l'amore mi ha insegnato l'attesa



(rilancio il gioco "Racconta i posti più importanti nella tua vita e invita cinque o sei vittime a fare altrettanto" a diario estemporaneo, occhio bidimensionale, lia, marquez e spintera...)




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6 febbraio 2006

madre insonne

il mostro dorme di fianco
nella camera accanto
il mostro respira
non ha bisogno di sonno
il mostro ansima di dati
e tu lo senti
non ti addormenti

vorrei
dirti che un giorno cambierà
che il respiro del mostro sarà servito
che qualcuno premierà il mio ardito
desiderio di libertà
di comporre col dito

tu passi mi ascolti mi leggi
ti chiedi "ho sbagliato?"
cullando il mio io a tuo costo
prendendoti in cambio del fiato
grigiastro del mostro

non sappiamo
anzi saprò
di partorire a mia volta
un essere forse più serio
che faccia fruttare al mio posto
i calcoli grigi del mostro

ma da ogni stella nasce una stella
e non sta a noi di sceglierle il canto
per farcene vecchi un bel vanto

regalerò un cielo alle tue lacrime amare
perchè non si sceglie se brilli una stella
o voglia danzare




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17 gennaio 2006


se è davvero quel volo di rondini
che sposta l'orizzonte
se davvero basta così poco
allora non vale il tempo di soffrire
allora non vale il tempo di passare
un giono due giorni
un mese
ad aspettare che smetta di piovere

se è davvero così poco spesso
il bordo del mio dirupo
se davvero basta un salto sul piede
a far crollare la crosta gradevole del mio sorriso
allora non vale il tempo di soffrire
per i miei disarmanti silenzi
per il mio amaro volto

allora non ti serve quel volo di rondini
per spostare il tuo orizzonte
allora ti basta di volarmi via
senza spiegarmi perchè




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6 novembre 2005

della morte penosa di un fuoco

ho ammazzato un fuoco
un fuoco lento e leggero di cicca
un fuoco stupido e inutile
che non avevo mai visto morire

l'arte mi aveva insegnato
cospargendo le mie dita di miele
a giocare col fuoco
a vedere la sua feroce potenza
nascere e finire in un urlo
nel bacino empirico di una vecchia anfora
orgoglioso si estingueva lottando
alzando i pugni al cielo
in segno di sfida

ma oggi,
oggi l'ho visto morire
come un vecchio schiacciato dal peso
di due dita affusolate e venose
come le dita di un boia
le mie dita

sfuggendo, strisciando, ansimando
quel fuoco sbavava attimi di vita
eiaculando le ultime scintille
sperando nel sintetico del mio letto
in una catastrofe incendiaria
che distruggesse il suo boia
e lo consegnasse ad una morte gloriosa

ma il boia
con le unghie lunghe della sua mano destra
ha piegato la sua faccia nella cenere
annegandolo nelle sue stesse speranze
schiacciando il suo corpo alla sofferenza

poi ha reso l'anima al diavolo
fumando silenziosamente



apro solo un poco la finestra
mia madre detesta
l'odore di cadavere







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24 ottobre 2005

un buon non compleanno a me

un anno fa si siede sugli spalti di una lezione di vattelàpesca.
la depressione incalza
il mondo di fuori piove
quello dentro rigurgita omologazione
e prende spunto a caso da una pecora bianca di quel gregge blaterante
e vomita inchiostro su di un fazzoletto
che poi sarà
il mio primo post
un anno fa.
sgangherato ma già incazzato

altrist


24 Ottobre 2004

MUSA ViGLIACCA

Com'è che stamattina non ci hai pensato?

Non hai lancia nel costato e non hai intonato

i tuoi si,beh,molli pantaloni al bisogno globale

al fabbisogno generale di cultura che sia di carne

o di verdura, non ti sei ancora chiesta o chiesto

cosa "cisto affare" grande occasione per svoltare

.....ma....

son troppo piccola per cambiarlo

troppo grande per cambiare




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21 ottobre 2005

a noi della vita

Ecco che inizia
non è di pane di cerbiatto
non è d'anima del vento
non è la foglia che combatte nel suo pigro danzare
non è
non è nel flauto magico del dio della pace
non è nell'abbraccio magro degli uomini scuri
non è nell'odore di mare, di terra lontana
che manca
manca
manca solo il mare a questa spiaggia
a questa conca meravigliosa in cui riabilitiamo le nostre colpe
e le chiamiamo amori
in cui riabilitiamo i nostri errori
e li chiamiamo fato
noi con dita lunghe per leggere e pensare
noi con la nostra voglia di morire
noi che lottiamo contro un dovere viscerale
quello di soffrire
non è nel canto del gallo
non è nell'odore di olivi di terre di nessuno
è di questa terra di nessuno in cui vaghiamo come padroni
senza la forza di commuoverci
e di scioglierci di dolore
per il peccato del potere
che ci si raschia in gola





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18 ottobre 2005

Però che bella giornata (di sole)

Però che bella giornata
si sveglia alle 11e45 tra le braccia d'altre braccia la notte è passata puttana
assorbendo i postumi della settimana
con lei pure metà mattina è passata
passata dormita e sognata
però
che bella giornata
che cammin cammina si ritrova davanti alla gente
la gente non mente la gente si sente
e lui
che non ha bandiera tra le sue bandiere
che non ha frontiera alle sue frontiere
ritrovarsi capo chino davanti a quel dovere meschino
compromesso compromesso
con sto cesso di democrazia
demagogia da parata
però
che bella giornata
ed entra e dentro
pieno di visi d'argento
piegati dalla nera fatica del padrone
dalla azzurra tragedia del gommone
visi d'altri avvisi d'altri lidi
ordinati nel lungo plotone
della partecipazione
conta gli spicci
due da venti uno da dieci un da cinquanta
si attiene al minimo, si ricorda, ben sveglio
"voi in mezzo secolo, non avete fatto di meglio"
e già gli ritorna su la fuga improvvisa e avventata
però
che bella giornata
e improvviso destreggiandosi tra monete e cartame
che vola per terra quella carta
con su scritto il nome di sto stato villano
precipita in giù da una mano
impreca
un chador elegante si gira indagante
e quell'attimo quell'attimo dura l'eterno
due sguardi su un'unica carta d'imbarco
la carta d'imbarco per essere nato
dal lato giusto, lei da quello sbagliato
e i duei esseri umani si accorgono adesso
di ciò che cambia l'agio dell'uno
dal danno dell'altra
quel mesto possesso
di carta
poi l'attimo ha fine
ritorna l'attesa del proprio dovere
dovere infame di troia dannata
di fare la croce sul morto
però
che bella giornata






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6 ottobre 2005

e questo sono io

Non sono mai stato un buon amante.

Nel senso che non ho mai amato bene probabilmente.

Non mi sono mai fermato a chiedermi che cosa fosse davvero l’amore per me, se non in maniera terribilmente ingenua ed adolescenziale.

L’amore non è un dono alla portata di tutti, anche se ogni volta che ne incontro uno ho la netta sensazione che sia quello della mia vita e che ogni essere umano, in definitiva, abbia la possibilità di amare veramente.

Mi chiedo se non sia semplicemente egocentrismo, egoismo, se l’amare me stesso non mi abbia portato a disinteressarmi, in maniera piuttosto inconscia spero, all’amore degli altri.

Il fatto è che come le mie giornate si sfogliano pigramente le loro pagine mi sembra che cambino di nero in bianco a seconda della fronte o il verso.

Un giorno penso di detestarmi, in definitiva di essere una specie di depresso o cose del genere, che non ha la forza di fare quello che vuole della sua vita perché la vita gli ha dato il dono di un dubbio cosmico per cui niente, nemmeno me stesso, è veramente e onestamente puro e sincero.

Un giorno penso che tutto ciò non si vero, che, in definita, tutto vada bene, tutto è proprio come penso io, me stesso intendo.

Questo frastagliarmi di continuo tra le pieghe di un interrogativo infinito distoglie probabilmente la mia intenzione da quella ad amare incondizionatamente un altro essere umano.

Non ho un essere umano a cui raccontare il mio profondo perché non lo racconterei così come è nella mia testa, finirei per indorarlo con pillole di falsa saggezza o con qualche verso sparso.

Perfino ora la mia testa sta continuando a lottare nel tentativo di far diventare tutto questo qualcosa di più interessante per chi potrebbe leggere.

Magari con un finale a sorpresa, magari con una lente colorata che disegni immagini più evocative più profonde.

Ammiro, con coerenza, l’immagine perduta di Piero Ciampi, perché ritrovo nelle sue parole, nelle sue musiche, tanto poco adorne, un arcaico, anzi quell’arcaico senso di inadeguatezza alla vita tanto che mi sembra che quelle musiche, quelle parole, risuonino nelle stanze della mia infanzia.

Succede poche, rarissime volte, di sentirmi pulsare il cuore per qualcosa che non so classificare esattamente, non è il brivido di una bella poesia, di una musica crescente, è una sorta di balbettio, di indescrivibile continuo inciampare, non gradevole per chi non sia esattamente in quel corpo, in quella testa, in quell’animo sottilmente devastato dall’esistenza.

Per questo disprezzo ciò che accade al di fuori di quelle note maldestre, perché così esteticamente perfetto, sia nei disastri che nelle gioie, per questo disprezzo la quotidianità del globo, perché parte di quella gabbia a cui do le colpe della mia inadeguatezza.

Anche la rivolta, il vomito, il totale allontanamento da ciò che è ritenuto “convenzionale” mi sembra possieda una concertazione, un armonia perfetta che nelle pagine nere dei miei giorni mi disgusta profondamente.

E forse anche l’amore non è che un inutile megafono per parlare di qualcosa di più sincero di più pulito che comunque stenta ad uscire.

Non è neanche in discussione in quanto non ci sono i presupposti per iniziare neanche la partita della vita.

Non lo credereste, nessuno lo crederebbe incontrandomi.

Per questo abbandono queste parole qui dove non possono essere colte se non per quello che sono: parole.

E non m’importa di piangere, forse non sono neanche ora.

 

al trist




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5 ottobre 2005

Senza immagini (contro l'impero dell'occhio)

Vorrei un'aria senza immagini
respirare inspirare
uno spazio bagnato di suoni e di odori
riconoscere il cane dalla pioggia
che gli batte sul muso
il perdente dal fendente
che gli batte sul viso
Vorrei contrastare
con dita magre e ossute
l'immensa macchina dell'esteriorità
perchè di cadaveri brutti è pieno
il ventre sterile della terra
Perchè non c'è razza peggiore di quelli
che bene o male
che sia estate o carnevale
coperti o scoperti
son belli
E ci siamo dentro tutti
persino noi brutti.
Riconoscere lo splendore di un animo soffrente
dal rumore dei suoi passi nel mio corridoio
dal gracidare sporco di un nodo scorsoio
perchè non c'è discriminazione più grande
di quella di una voce suadente, intrigante, trionfante.
Perchè Dio (che non c'è)
nutre i suoi pasti
di destini nefasti
di visi deformati a vita dalla vita
di lei che rimane da sola
primo posto più casto
sul bus della gita.
E quindi vi invito a questo banchetto
voi che è meglio non guardare, non sentire
non amare
prendete godete di questa lussuria
amplessi disgusti agli stessi
ma scevri di boria.

Prendi il mio fiore
tra mani taglienti
prendilo e amalo
con bocca di rospo
tra labbra piangenti.












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20 agosto 2005

Corteccia di ritorno (cerebrale o meno)

che fosse ancora una volta mia la colpa di questa intossicazione mediatica
personale
non v'era dubbio alcuno
visto che l'alcol l'ho introdotto io
che sono appena tornato dalla sardegna lo sapevate già di sicuro
la finanza mi controlla ma non trova altro che corteccia
e corteccia e corteccia (e muscoli)
quel bastardo di un cantautore da strapazzo (g.a.)
non mi ha mai dato neanche una lira per i miei servigi ma ne ho ricavato
ben un pacchetto di fiammiferi con cui ancora ora mi godo la vita alla facciazza sua
e de chi non me vuò bene
e mentre dormiva gli ho rubato quel poco di arte che possiede
l'ho messa da parte
e fra un po' arrivo magari fra dieci anni
non mi scuoto,senza affanni
arrivo arrivo arrivo come freccia
io con la mia corteccia




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6 agosto 2005

6 agosto democrazia atomica

Il 6 agosto ci sono quasi nato io (gran danno)
E quel giorno,d'altr'anno, penso che Dio
s'è distratto
forse che il gatto era un attimo entrato dalla finestra della sua cucina
e lui aveva un crostata appena sfornata che gli era costata fatica
Anzi si era accorto che gli era venuto più difficile
creare quell’impasto a mano
che plasmare in qualche ora un essere umano
Questo gli accadeva più o meno,
60 anni fa,
che per lui son minuti secondi
per noi sono anni dei nostri immondi mondi
E' proprio quel giorno, ritorno,
un essere umano più facile di una crostata
decide di mettere fine alla vita, alla morte, alla sorte
lanciando e lasciando un boato dall'alto
lasciando e lanciando un breve ronzio
poi più nulla
essendo distratto si bulla del lavoro di Dio.
Ed oggi, pensate, stanno ancora cercando
quel Little Boy, quel guaglione
che combinò la marachella dell'esplosione.
E fan spedizioni punitive
e guerre preventive
che chi c'ha quel fungo di sicuro è cattivo
noi ammazziamo solo per motivi buoni
e non rompeteci i coglioni
che ci è sfuggita, scivolata,
l'intenzione non era cattiva
e poi, perdonate, noi vogliam l'esclusiva.






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2 agosto 2005

Silenzio ( 2 di agosto )

E sentirete silenzio
Quando sospirerete d’ansia terminata
Per la vostra prossima illegale legalità
Tenderete le aguzze orecchie nel buio
E sentirete silenzio
Quando con passi goffi e cadenzati
Aumenterete la sicurezza
Timbrando l’aria di suoni di morte
E stanchi vi poserete per guardarci
Sentirete silenzio
Quando parlerete di un avvenire trionfante
Di un estasi danzante
Di coppe, di allori, d’incenso e motori
Riempiendovi vicendevolmente i cavi auricolari
Di elogi della vostra faccia
Silenzio solo silenzio
Dall’altra
E quando urlerete la pace maligna
Mischiando al tritolo l’odore di vigna
Sfrecciando nel cielo parole di vita
"Evviva il buonsenso la guerra è finita"
Allora quel silenzio si farà frastuono
Insopportabile assenza di consenso
E vi aggrapperete con tutta la vostra dignità
Al suono umile
Delle nostra palpebre chiudendosi




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1 agosto 2005

Ma che pena mi fai # 3 (per chi si stufa di capire sempre tutto)

Ma che pena mi fai
Drogato dal bisogno di comprare
Convinto a non pensare

Ma che pena mi fai
Se l’unico tuo impegno
È chiuso dentro un segno
Dipinto sulla spalla

Ma che pena mi fai
Il tuo snobbismo lercio
Ha trovato
la sua fetta di commercio

Ma che pena mi fai
La tua vanità sorda
Non avrà un dubbio
Appeso ad una corda





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1 agosto 2005

Ma che pena mi fai #2

Ma che pena mi fai
Confondi resistenza ed obbedienza
Il re con l’anarchia

Ma che pena mi fai
Se cambi solo il capo
Il resto resta feccia
Confusi e così sia

Ma che pena mi fai
Confondi Nietzsche e Duce
Fine luglio col maggio avanzato

Ma che pena mi fai
Le tue bandiere rosse
Son tappeti stesi
Al suolo del mercato




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28 luglio 2005

ed anche oggi piove

ed anche oggi piove
un po' dapertutto
miopi direbbero non sul mio tetto
ciechi addirittura non al mio cospetto
ma piove
mitraglia di grandine e piombo
anche se nessuno ci tiene a dirlo
mitraglia di vergogna e sudore
sui campi e sui sorrisi degli ingenui
mitraglia di acqua assassina
che uccide con meno malinconia
perchè comunque non è colpa mia
Piove su Mosbah che cerca lavoro a Marsiglia
E Piove su Ana che lavora con i visi denutriti
di figli di sogni ormai falliti
E piove piove piove
sugli occhi chiari
di speranze prossime future
sulla voglia di crescere un mondo migliore
nel proprio grembo
piove sui sogni sgambettanti
di quell'angelo che dorme
anche se piove
dorme
e fuori piove




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27 luglio 2005

Approssimativamente 20 # 5

Chiedo il permesso di vivere

L’autorizzazione a procedere

A incedere fragile sul cammino muto

In cui son cresciuto

Non mi sono piaciuto

Ed ho lottato contro me stesso

Per essere una ideologia

Per essere un pane integrale

Di semi d’amore e di fantasia

Poi passano lenti di fianco al mio sguardo

I veri arrivati, il fico bastardo

E gioco, rigioco, coi miei tradimenti

Coi miei pentimenti

E son solo a venti

Mi tenti

A svuotare il mio incedere muto

Cessando il testardo

Cambiando dal monte alla valle

Ma la vita è che giran le palle

La vita è biliardo




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Una barca bucata chissà se la riempio

Perché a svuotarla si fa più fatica

Trattieni il respiro è legno d’ortica

E non c’è paese in cui sbarcare

Neanche uno scoglio per naufragare

Sputo giù un seme cresce gramigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

 

 

 

 

Sogno

Mi alzo di scatto dall’incubo acerbo

Esco di casa Un po’ d’aria sana

Giuda è ormai ricco e il vigile calmo

Fa i conti in tasca a una puttana

E mentre allo schermo giornalisti e mafiosi

Ringraziano i santi beati per droga

 

Gli 8 più belli si giocano il mondo

In piazza del cristo impiccato a una toga

 

 

 

 

Ostaggio

E se mi aveste dato un nome che non sia paese

Avrei pagato inerme il riscatto più le spese

Colline mari e monti senza tracce di un confine

Avrei stretto la mano al loro Dio

 ..............ma..........

Siccome non ho visto i vostri visi in mezzo ai loro

Non godo da defunto di due o tre medaglie d’oro

Siccome siete in casa che scegliete un’altra bomba

Il vostro agnello sacro

Sgozzato per la guerra

Tra l’uomo e la colomba

Quella chiazza sulla terra

Lo special troppo corto

Perché non son risorto

Quest’anno, buona pasqua, sono io.










 

In questa città

Di nuvole gonfie color di immondizia

In questa città

Di gente affannata e mercantizia

C’è un negozio che vende l’amore

Ma è vietato bere liquore

Faccio un assegno per dei pantaloni

Guarda le strade son tutte marroni

 

In questa città

Coi portici neri color funerale

In questa città

All’angolo un povero mendica sale

C’è una signora che inquadra i bambini

Tutti vestiti color celerini

Tutti vestiti da brave persone

Guarda l’asfalto è tutto marrone

 

Andiamo partiamo

Andiamo lontano

Sento già aria di rivoluzione

E la tristezza scemare pian piano

Lontano è l’odore di asfalto marrone


In questa città

Costruiremo un portico fatto di fiori

In questa città

Costerà tutto meno faremo i signori

Si potran bere tanti liquori

E il divertimento sarà autorizzato

Faremo una musica più scatenata

E pareti e strade di cioccolato

 

Che bella città

Tutta dipinta col cioccolato

Che bella città

Tutta intarsiata col cioccolato

E ci son vestiti di tutte le taglie

E tutti i colori dell’arcobaleno

Si balla, si ama, si spende di meno

E mai più nessuno ci metterà un freno

 

Che bella città

Si balla, si ama e si pensa di meno

Che bella città

Divise dipinte di arcobaleno

Dietro le pareti di nocciolato

Rimane un barbone che mendica erba

E anche l’asfalto, non è cioccolato

E’ solo marrone, marrone di merda


 


CERCA