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altrist
Puoi piegarti alla neve, puoi giocare alle bandiere Puoi pigliare a pugni il mondo e il sole a calci nel sedere Ma se ti volti e ti rivolti nello spago del teatrino Resterai per sempre vago spento e stanco burattino


Giramenti


6 novembre 2007

faccia da barattolo

ve la ricordate questa faccia?
ve la ricordate?
avete presente la mia faccia, questa faccia?
o questa bocca, queste parole, il senso che do a parole mielose
come se fossero pietre aguzze di una scogliera

o che sono un minchione ve lo ricordate?
che sono un povero scemo disfatto
un relitto sputato da un cervello
uno che non sei mai troppo sicuro
sia un talento o un pivello

ora è tutto più chiaro?
ora c'è qualcosa di più chiaro
per chi mi ha già veduto cambiare?
per chi non mi riconosce più?
o sono sempre lui, sempre lui
che gioco a costruire ponti
con le bolle di sapone?

la vendetta mia non sarà
inquadrato da un 16 pollici
non sarà nemmeno l'invidia
per una collina di denaro

la vendetta mia sarà
quando mi vedrete libero e felice
tornare sulla strada di casa
in mezzo alla neve
con un carretto carico di legna
ed un bambino in braccio
e sarò un po' furbo
un po' scemo
un po' felice
un po' nostalgico
un po' sporco
e un po' pulito

e non mi volterò
e voi vi chiederete
e allora ricorderete

questa sarà la mia vendetta



libertà è usare l'ultima pallottola che ti resta per far ballare un barattolo vuoto





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9 novembre 2006

artificere di magoni

sono lento
troppo lento per andare al passo
con quest'orda di cose
scarsamente circolanti di sangue
scarsamente circolanti di siero
scarsamente ansimanti di vita

e se ti dicessi ora
che mi manchi?
se solo ora mi accorgessi
che ti ho perso?

e se per solo titolo
il mio amore
avesse il ricatto
di un amore più nuovo
allora davvero avresti sprecato
centimetri e centimetri di pelle
solo dietro al vento
che fa da schermo alla mia ombra

io sono solo
e solo sarò fino alla tomba
ma mi piace di cullarmi nel pensiero di riavere
ogni atomo delle vite sfiorate
quando ne sentirò davvero bisogno

occorre solo dare gli ordini giusti al proprio cuore
per ricevere sempre e solo
il bacio che abbiamo desiderato

dimentica
e buonanotte stella
continui così questo autunno
fatti grande e scordami
fatti grande e perdimi
e quando tornerò ai tuoi flutti
per piacere non farmi male
e sotterrami





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14 giugno 2006

bugie

me lo dirai di nuovo
un'altra volta ancora
per piacere
che eran bugie solo bugie
dette
per dovere

per sopravvivere all'io claustrofobico
all'odio psichdelico
della mia troppa sete di realtà
colori e forme alla stroboscopica
lascio che si vedano solo le parti buone
del mio respiro nero
solo sangue ben scremato
solo tanfo miscelato
del mio siero

e ancora bugie saranno per me
bugie cattive per punire la verità
bugie bastarde e scarti di lucidità

ingoieremo domani
ingoieremo ghiaia
pezzi di vetro e sabbia
tra le fauci di poche parole
ti ascolterò deglutire con fastidio
e avrò in mano una forchetta aguzza
per il mio prossimo suicidio

poi troverai il tempo per sorridere
pulirti i denti dal mio grido
ed anch'io avrò il tempo per decidere
anch'io, quasi sempre, quasi mai,
sorrido





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1 giugno 2006

il capro (millesima edizione, dio è scomodo)



e fu così che le ballerine
brindando all'autunno
dall'osservatorio
gridarono in coro
"abbiamo trovato,
Marx sia lodato"
il capro espiatorio

Giovanni Battista
pittore e ciclista
benedì le piante
con il sospensorio
baciando felice
"sia lodato Nietzsche"
brucante sul prato
il suo capro espiatorio

il bronzo del Duce
splendente ma truce
sfoggiando payettes
sul fascio littorio
disse "io dissi
ridissi poi scrissi
quel che necessi
è il capro espiatorio"

persino un Santino
campione a ramino
ungendo di vino
le rape e il cicorio
spuntò la sua aureola
la sua lingua creola
"cherubini sia lode
al capro espiatorio"

passò la notte, passò la rugiada
carcasse di capri macchiaron la strada
ed innalzarono d'oro e d'avorio
splendente una statua al capro espiatorio

passò la sera si spensero i lumi
carcasse di capri innondavano i fiumi
e tutta riunita
quella teppaglia
coprì il corpo del capro
con una medaglia









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12 aprile 2006

chi? io?.....io no, grazie

ho promesso
che mi sarei sputato in faccia
più spesso

sono un fallito

ed ora solo ora
dopo che il tempo mi ha rubato
le corse ai monti
le prime lacrime
le uniche rabbie
della mia breve esistenza
posso sputarmi addosso
con coerenza

narciso scostante perchè
domani penserò che ce la faccio
che sta faccia non è una latrina
perchè il nero non è così nero
di prima mattina

ma alla sera
non riesco, non posso,
sono solo uno che gioca con i pensieri
che cavalca puttanate distratte
truccate e vestite
da desideri

e quindi
che io sia amante
giocatore o giocante
attore o astante
cantore o narrante
complimento insultante
resterò
e mai andrò
perchè così vuole
il mio nulla errante





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17 marzo 2006

come mai

come mai
il tempo non mi scorre tra le dita
col bisogno di sentire una tagliola
alla mia vita?

come mai
ti riempi la bocca di sterco
sperando di cogliere i popolari umori
cagando poi fiori?

come mai
non accetti il tuo involucro donato
da un innocente e scapolo demiurgo
accettando poi quello del chirurgo?

come mai
gli occhi nei miei occhi fanno male
mi costringono a fissarti senza pace
con volto d'animale
con viso da rapace?

perchè come mai
vorrei dare un altro primo bacio
come mai l'ho dato

come mai
vorrei gridare al vento e andar lontano
come mai tornato

come mai ho fatto
vorrei credere ancora nell'umano
nel dolore che può creare un suono
e non nel suo perdono






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6 marzo 2006

a chi parte

perchè sempre si torna
come alle ginocchia di una vedova
accucciata nel sole del meridione

perchè sempre si torna
come quella sera che sono passato
attraverso i vostri visi
con un cappello nuovo trovato sulla mia strada

perchè sempre si torna
senza neanche saperlo
su centimetri di pelle profumati
su metri d'asfalto
senza dare spazio al tumulto
degli annegati

perchè sempre si torna e sempre si resta
soli ad aspettare che torni
chi resta altrove, lontano
dal nostro sole meridione
dalle nostre sere campagnole
dalle nostre pelli profumate
dalla nostra smania di vita
di controllarne gli eccessi
perchè sempre si torna agli altri
raramente a noi stessi




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29 gennaio 2006

lettera a colui che è (...)

Dio, ma...
che fine avevi fatto?
sulle strade di foreste esotiche
di tundre da quei nomi impronunciabili
di vacanze in spiaggia con donne mozzafiato
con sapori di salsedini e cocktail che io non ho il coraggio di ordinare.
Che mi porti indietro Dio?
qualche fanfalucca o storia che è successa veramente
o leggende metropolitane solo un poco più nuove
perchè meno usate
perchè di tribù antica che ancora
non le ha pubblicate?
Ma ogni volta che ti sento Dio
ogni volta che ti leggo
me mi sembra (è anacoluto)
che ci sia come una penna che tu usi
che hai sempre le stesse trame
stesse storie e che tu sia un po' monotono
e mi tornano e rigurgitano a galla
gli stessi personaggi misteri misfatti.
Come un povero vecchio
che non ricorda più
e me la racconta
sempre di quella volta
che aveva il profumo di biondo
della sua bella
sotto il suo lungo naso
mentre la portava sulla canna
della bicicletta.
Ci sono autori
che rinnegano se stessi
che si riscrivono e reinventano nuovi
per non morire
non puoi capire se non firmano
che siano sempre loro
perchè sempre differenti
perchè sempre cangianti
come il cielo ed il mare (tuoi)
si ridisegnano il mondo
per non morire



tu no



questo è il problema
il difetto
dell'essere immortali






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20 dicembre 2005

delirio sui delirii del misfatto..... verrà la morte e avrà un contratto

ho vagato
per vie che mi chiedevo
che diavolo di vie

- ho un coltello sotto il braccio
  che ci faccio? -

non era caldo
ma neanche poteva essere
troppo freddo
anche se
la follia d'altura
fa più paura

- ho bagnato le ferite col mio sangue
  col suo sangue
  ora sto meglio
  grazie -

allo schermo siamo tutti più migliori
ma che pazzia signora mia
ammazzare là fuori

- la colpa sbatte un po' le ciglia
  il rimorso mi sbadiglia
  ma chi mio figlio?
  ma chi mia figlia? -

ed io ti ho amata come voce imperlata
come un camion di doni imprestati
come un paio di baci arrestati
come il grido sconsolato di un giullare
ma ora lavati le mani da quei globuli
è ora di mangiare




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13 dicembre 2005

morte d'un giuda (ri-ediction thinking Tenco)

(cercando di de-criptarmi un po', ri-posto questo farfugliare poichè ora che il giuda in questione è riesumato alle cronache mi sembra doveroso porgergli omaggio, A luigi, morto impiccato al profeta pidduista di Stato, padre del dolore in versi, ammazzato col peso nero di una nascita zoccola che non poteva confessarsi. a lui e a tutti i giuda che muoiono senza essere compresi, come questi versi)


dalle vetrate di
solariosamente fraterno con un dito di gelato
mi son nascosto dentro uno sbadiglio
non potevo fare di meglio
di mestolo
di mesto viaggio dentro il lugubre me stesso
appeso ad un cappio rimirando nuvole d'azoto riflettersi sull'A7
appeso al corpo genuflesso di un profeta genuino
che mi regge con l'alluce appuntito per il basso
sto penzolando
come prometeo ad un tratto arriva un pappagallo
e parla parla parla
di musica moderna per giovani moderni
di serate moderne per giovani moderni
di ...di ..... di....................


basta

con un goccio di limone
stringo il nodo
estinguo il debito

e ciao amore ciao








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9 novembre 2005

detto male male detto sonetto

siamo coloro
che mandano in malora
ma non ne conoscono il significato
e ci finiscono loro

noi siamo il ceto medio
medio e basta
niente casta
quelli che la notte accatasta
sbronzi di nulla su un guard-rail
siamo i rei
confessi spesso fessi
del crimine più inutile del mondo
siamo scialuppe sprofondate
con nulla di profondo






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5 novembre 2005

Revaival della riflessione #2 (de vulgari beghini carnibali preganti) pubblicata e non cagata14/06 post referendum

solo, fra le braccia tue
per questa riflessione numero due
il giorno dopo
del porno topo (show)
"cavia da laboratorio"
che a lui ci possiamo spaccare i braccini
ma state lontani dai nostri spermini
dicevo,
solo fra le braccia tue
incacchiato, mondo bue!
la signora coi capelli viola infarto
apostrofa altre vecchie e io mi parto
non la sopporto
insomma taglio corto
per ora guardo storto
ma gradirei vederla a corpo morto.
"Lui" non è risorto
che se fosse davvero risorto
sta sorta di beghini avrebbe capito
che l'abito non fa il profeta
che il santo non è asceta
e come tutti peta
e come tutti azzanna
e come tutti affanna
all'aorta della morta pecorella
io che son blasfemo
non freddo
e m'attacco alla mammella.



(e chi ha canini per intendere intenda)







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30 ottobre 2005

Qui non è lamerica (a scherno del grande schermo)

qui da noi non è lamerica
non è distesa di vita inesplorata
che qui i contadini e gli ubriachi
l'hanno solcata di infiniti passi
passi di gioia passi di morte
passi di spassi, passi d'amara
passi di bara.
e quando cade la neve
la neve pulita, la neve sporca
la neve grebana
siamo noi che ci addolciamo
e anche l'ultimo dei fracassoni
sembra una poesia di gesti
sembra il personaggio di un presepe blasfemo
Qui non è lamerica
quando ci si trascina le notti insonni
fuori dal mondo, fuori da un gruppo
respirando un giorno il destino a diventare se stessi
ma mantenendo quel segreto prezioso all'interno
delle proprie quattro mura di viscere
indolenti, incoscienti
frustrati dai sorrisi patinati
della vostramerica
infastiditi dal blatericcio scaltro di chi ha sempre la parola buona
qui siamo fuori da voi fuori dal tutto
la provincia ci inghiotte e rigetta
solo quando c'è trippa per gatti
solo quando c'è del sangue da fotografare
uno scandalo breve da raccontare
qui non è lamerica
e se fosse lamerica non sarebbe importante
che qui si è tutti come le mattine mandrogne
dispersi nella nebbia fumosa del sole
silenzio soltanto silenzio del globo
ed un crepitare di vita
da quache parte
ma non qui




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19 ottobre 2005

io, crespo come l'aria del mio paese

adoro
questa vecchia provincia bagascia
che trascina i suoi giorni d'autunno
come se fossero i migliori nell'anno
come se fosse il nostro ritratto
noi mandrogni, dall'accento sdentato e sottomesso
noi neanche un po' piemontesi
e figurarsi se siamo liguri
noi che alla sera sanguina il sole tra i colli
ed i seni gravidi di uve consegnano alle dita
la nuova fatica di un'altra vita
noi che ci si addormenta con l'orecchio
umido di suoni di rami spezzati
di "e" troppo chiuse come i nostri sguardi
come il nostro carattere minaccioso e brontolante
che fa eco il nostro dissenso alle caldarroste
tamburellanti annuncianti di questa stagione
che ci rappresenta
noi frustrati da un languore assassino
di cui non si può fare a meno
noi che distanti dal mare e dall'arco suo alpino
non si sa se si vive
ma che moriremo




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7 ottobre 2005

chiedo scusa se....

Chiedo scusa se
ho ucciso, qualche volta, ma per finta
e mi sono pentito amaramente

qualche volta

ma per finta
chiedo scusa se
ho sorvolato col mio aereo rosso fuoco il vostro mondo e ho bombardato un po' a casaccio,
dovete avere pazienza delle volte mi girano.
Chiedo scusa se
ho fatto un uso smisurato della dinamite concessami,
ho scambiato candelotti per candeline
meglio prendere lucciole per lanterne?
Chiedo scusa se
nel confessarvi queste malfatte non soffro neanche un poco,
anzi mi libero la coscienza 
e sono a posto così grazie, niente caffè
chiedo scusa se
nello stringerti le mani e dirti che ti amo
in realtà speravo finisse il film
speravo finissi i pop corn
speravo finissi l'ossigeno e amen
Chiedo scusa se
ho amato con troppo ardore
ho odiato con livore
e soprattutto o pianto su me stesso fino a quando non mi sono arreso agli ombrelli
(cazzo li detesto)
chiedo scusa se
detesto gli ombrelli
e pure per il cazzo
non è colpa mia è stato fornito con il pacchetto parto
io non lo avevo richiesto immagino sia un omaggio della casa
chiedo scusa se
non sono donna
e non ci tengo ad esserlo,
non m'interessano gli alti giochi di pensiero che sfiorano il gentil sesso
Chiedo scusa se
sono uomo
che purtroppo non mi frega neanche niente di quello
mi fa anche un po' schifo
ogni tanto faccio finta di non esserlo
chiedo scusa se
ci sono
a mio padre a mia madre a mio fratello ai miei parenti pure a quelli deficenti
che non è una bella vista avere per parente
uno scusista
chiedo scusa se
ho amato ho lottato ho sbagliato ho pregato, dio se ho pregato soprattutto sopra al cesso che mi fosse concesso uno stronzo al più presto, ho fregato ho rubato ho ingannato con falsi e dolci parole padre madre figlia e prole ho detestato quasi tutti quanti forse giusto ho risparmiato qualche amico degli amici degli amici degli amici che quindi solo intuivo un poco, ho barato anche al gioco ho implorato arrapato ciò che non mi doveva esser dato ho crocifisso mio padre ad un filo spinato mia madre ad un figlio malnato le mie parole ad un cenno del capo che già lo detesto quindi al più presto gli sparerò un colpo a quel capo
e la farò finita
quindi
chiedo scusa alla vita







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2 ottobre 2005

Mi (minore) s(u)ono un po' rotto il kazù d'essere me stesso (a chi non capita?)però prima degli altri che sono altri

blatericci un po' posticci
permanenti solo ricci
continui continui
senza sosta
quanto costa
sopportare supportare
ani(me?) petoLanti
"son stato al mare"
"voglia di voglie eccitanti"
mentre
la vita è un tumore
universale
non c'è male

C’è chi muore sissignore
Schiacciato esploso imploso
Mitragliato assassinato
Per quello che sto mondo non gli ha dato
C’è chi trova la famiglia
Avvolta nelle pezze dello Stato
Lo stesso che domani dirà
"IO?
non son stato io
È colpa di Dio
Di chi crede male"
Finge cordoglio
Mani preganti
Sporche di sangue e di petrolio
E tu che hai fatto il pieno
Dimmi che non sei da meno
Bruciato vita ed altre vite
Sotto un cielo sereno .....

penso che senza di te
non cambi proprio un cazzo
cara mia amata musa
mia grande esclusa
dagli oscar
dei più bravi dei più saggi
dei più belli
dei formaggi
...
dei pastelli
datemi dei pastelli vi prego!
e giuro che sta volta non vi frego
mi disegno una gabbia
una camicia di forza lontano da voi
eroi
miti
santi
fanti
perfetti
e mi rinchiudo nel giallo d'Oca
a parlar con gli insetti.

(loro il tempo lo contano, non Ci contano come il sotto/soprascritto)



 




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26 settembre 2005

Mesto Olocausto

Io da qui vedo il mondo piegato sul suo ventre asciutto
senza figli a cui lasciare un volo
senza un mare da solcare
Io da qui vedo i figli della mia stessa terra
sputare pianto e vergogna
sotto i riflettori scostanti della loro stessa opulenza
coprirsi gli occhi di cenere
e piangere
piangere
piangere
l'aborto continuo
dei loro anni
trascinare esistenze illuse dietro a pareti troppo sottili
per nascondere la propria bestialità
davanti ad occhi troppo ostili
troppo avidi
di meschinità
e da qui non c'è più spazio per l'amore
non c'è più spazio per il pianto di un uomo
per il riscatto di una donna
da qui vedo solo recinti di filo spinato
e sabbia solo sabbia questa madre terra
e funghi malati i suoi gigli
e fili d'acciaio i suoi figli

Cielo, ridatemi il sudore di un sogno d'agosto
ridammi quel vento che odora di mosto
ridammi i pensieri turchini
di quando eravamo bambini
le gioie profonde e sconsiderate
dell'alba dell'essere umano di quella sua estate
ridammi la possibilità di morire esausto
e non questa strage di stasi,
il mesto olocausto





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11 settembre 2005

O d i O i O d d i o !!!!

io mi faccio schifo

e non ho bisogno per questo del vostro consenso
mi faccio senso
e quando avrò bisogno di una conferma
prenderò una pietra
ammazzerò il più dolce
il più buono, il più onesto
frantumandogli il cranio
(detesto)
e lasciandolo urlare sulla pubblica piazza
sprezzante pretenderò un compenso
striscerò i suoi resti come il corpo di un verme
ed attenderò a cuor denso
la furia delle vostre conferme





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11 settembre 2005

chiricordachi?

treccaniperstrada che vagano tra le curve d'impazienza di una conoscienza inutile e meschina
sulla soglia sbarazzina
acqua
acqua di cantina
sotto il misero mestiere di ricordare
ricorDARE
riCCordare
RIcordiamo
che ti amo
che ti ho amato
4 anni or sono
4 anni e or suono
sulla strage
altra strage silenziosa
sul mio volo da sciantosa
eD IO
sono morto pestato ammazzato da un carroarmato da un soldato da un cingolato da un attentato
sono stato schernito ferito in quanto diverso disperso trovato crepato tra quelle macerie
sacrificato per cose non serie, avarie, rincasato da impietose ferie mi hanno strozzato di spot
di slot, di bot, di bott, di sopra e di sott, sventrato stuprato sputato sul viso ed ora deciso:
mi prendo la mia vendetta
di dare alla vostra misfatta
alla vostra stretta setta
il mio cuore
piantato di sotto al selciato
ci crescerà un platano piangente
un pino saccente
un cielo indecente
e che ci crediate o no

vi riscoprirete esseri umani
esseri vani




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5 settembre 2005

Ciò che mi resta in mano dell'aver afferrato un poeta in volo

Osò

Mostrò

Stupì

Cadde e morì


A Bologna sulla piazza maggiore
ci abita praticamente un poeta che si chiama claudio che vive delle briciole di opulenza del nostro (/mostro) democratico wild west.

questo poeta un giorno scontra la sua ombra con la mia,
che vagava in cerca di se stessa sola ed abbandonata per l'italia.
e volano, volano tra le nuvole, in mezzo alle finestre di quel ristorante, quello dei ricchi dice, a mangiare insieme, perchè ci sono gli angeli che ci servono.
io
(che normalmente gli angeli li abbatto a rutti) resto incantato e mi strafogo di panna delle nuvole con lui
e di sogni di vivere insieme in una casetta tutta bella dentro un mondo pieno di angeli.
e di amare volare mangiare come non si mangia da tempo...
e di scrivere e di cantare


e di volare

poi si riscende, si precipita...
e lui piange perchè sua moglie e suo figlio sono morti,
piange perchè è solo un povero pazzo del cazzo
che nessuno lo caghi o gli si avvicini che mi viene da vomitare solo a pensarci,
che sbava quando parla e gli mancano tutti i denti. 

e mi predice il futuro
saliva sulla mia mano
di cosa è capace l'essere umano...
mi ha detto...ti amo...

ma voi stategli lontani perchè è un povero mendicante di merda, i poeti sono altri,
i poeti sono alti, oppure gobbi, oppure storpi ma almeno ricchi per dio

stateci lontano per piacere

è meglio così

per tutti




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8 agosto 2005

Violenza (fu l'inizio di questo, di quello, di tanto, ma quanto? tanto, tutto)

Un giorno un uomo tirò un sasso
che non parve con certezza
lanciato dalla sua mano
forse di bocca
di testa
comunque
un sasso vano
nè ricavò un altro sasso
forse più quieto
un pianto, un insulto, un divieto
il gioco pareva entusiasmante
nel tetro noioso buio di quella primitività
tanto che tanti furono i sassi
quante le mani le teste le bocche
da sfamare
e senza cibo continuavano a giocare
una volta usciti, poi, dalla primitività tetra
alzammo le narici
a quella pioggia di pietra





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3 agosto 2005

Ma che pena mi fai # 4 (conclusione in nero, triste perchè non c'è proprio un cazzo da ridere)

Ma che pena mi fai
Ti penso fra 6 anni
Dandy senza buchi
O spazio per gli affanni

Ma che pena mi fai
Se penso a come
mi sta stretto il collo
vestirmi coi tuoi panni

Ma che pena mi fai
Le tue bandiere rosse
Erano bianche
Sputi sangue per la tosse

Ma che pena mi fai
Se ti trascini vecchio
Scopri un volto nero
Dipinto nel tuo specchio




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29 luglio 2005

Ma che pena mi fai # 1 (ce ne sarà per tutti, dedicato a nessuno)

Ma che pena mi fai
Distrutta dal clamore
di una discoteca
Pseudo alternativa

Ma che pena mi fai
Che ballano e non pensano
A cosa serve
Una locomotiva

Ma che pena mi fai
Con queste quattro note
Ti fai quattro soldi
Di rivoluzione

Ma che pena mi fai
Da campi e da officine
Il vento tace
Lui fa televisione




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23 luglio 2005

sporca estate

figli come mi mancate
sporca estate

Che più zozza di così non si può
tu, che mi guardi dall'alto
sporca estate
e regali cervelli allo sbando
e solitudini al telecomando
perchè?
parti dalle nostre finestre
e torna nei giorni più magri
dei nostri inverni
nei giorni più freddi
dei nostri inferni.
perchè, troia estate
che ti ho dedicato gli anni migliori della mia vita
ci lasci questi quattro sogni danzanti
modelle giù in spiaggia
e al ritorno bagnanti
spazza via quei patiboli costieri
quella biscia di cemento che brucia
al ritorno, i nostri pensieri
per un autunno più sano
per un futuro lontano
Vattene, sozza estate
e regalami un tua musica
solo quella
una musica d'isola
di frusciare
di scorrere lento
lasciaci col vento




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17 luglio 2005

Riflessione #1 (l'importuno inopportuno)

saltando il quattro che veramente non è numero da rima
non colpisce, forse lima
(per la cronaca cranica la vostra fottuta rete
mi ha asciugato con gran sete
il pensiero precedente
spero ora più indecente)
Cat Stevens forse non ha motivo d'essere
debole all'angolo
canta al suo pargolo
figlio prenditi il tuo tempo
scopa e vivi nel frattempo

intanto
il figlio del padre del figlio
titolo che prepotentemente mi piglio
non alza ciglio
ma con certo cipiglio
si dilunga e bislunga
in riflessione numero uno
quella, per capirci, del tribuno
del padrone di nessuno
che enuncia
forse denuncia
la sua prima resa
verso versi sdolcinati
l'attesa
che in un futuro non lontano
al centro della vita
ci sia di nuovo l'ano
non l'arringo vano
nè il sentimento piano
ma un dolore profondo ed ineffabile
decisione: da oggi sono debole
anche se con voglia di sputare
che per quanto uno vanta
non mi va star a novanta
'ssendo la follia ancor viva
e vertebrale (la colonna) recidiva
ancora corre corre corre
la locomotiva


(e via il concorso a chi individua l'altro cantautore, non di-vino ma tumore, tempo fa lui muore)




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29 giugno 2005

Riflessione #3 (ovvero a sparà vattù que hamme me schiappa da ride)

Riflessione #3
ovvero: chi non scappa c'è

e se c'è vuol dire che c'era
e se c'era vuol dire che spara
e che la folla ignara
lo onora, lo ammira
e poi, quando spira
ne piange la morte funesta
a lutto gli concia la festa
e chi poi contesta
detesta
ma basta! son morti caduti per noi
son santi, son prodi, eroi
che ognuno si faccia un po' i suoi
dico io
si faccia e strafaccia se vuole
perchè chi ha lo stato poi duole
si piange compiange 'sì suole
tributare al brutto del lutto
un pianto al vin santo, bel rutto:
che muoia senz'astio o vergogna
chi si spegne là in babilonia
che noi si va a nanna, si sogna
si beve cognac fino a sera
fa parte d'altra macedonia
chi sporco, chi proprio di fogna
chi muore trafitto di pera




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28 giugno 2005

A lei (re - solStrambo - la7 - lam7 eccetera)

Oggi giorno di giugno dell’anno 2005

Si attesta che il mondo non è cambiato di niente

Che non siamo persone, purtroppo siam gente

Là fuori immagino il traffico di regali di un natale

Che per colpa dei poveri è finito proprio male

I primi baci davanti alla statua di un eroe

Saliva sprecata sul cuore di un dio

E io non vorrei più esser io

Muore gente per strada praticamente ovunque

Ma i giovani continuano ad essere giovani

E i vecchi continuano a dirmi di cambiare

Cambio me stesso ogni giorno

Ed ogni giorno ritorno,

ed ogni giorno un po’ muoio

Fino all’ultimo abbraccio

Quello in cui ti si annegano gli occhi di nero

E il passato sembra triste

E il futuro finalmente

È vero.




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14 giugno 2005

Riflessione #2 (ovvero de vulgari beghini carnibali preganti)

solo, fra le braccia tue
per questa riflessione numero due
il giorno dopo
del porno topo (show)
"cavia da laboratorio"
che a lui ci possiamo spaccare i braccini
ma state lontani dai nostri spermini
dicevo,
solo fra le braccia tue
incacchiato, mondo bue!
la signora coi capelli viola infarto
apostrofa altre vecchie e io mi parto
non la sopporto
insomma taglio corto
per ora guardo storto
ma gradirei vederla a corpo morto.
"Lui" non è risorto
che se fosse davvero risorto
sta sorta di beghini avrebbe capito
che l'abito non fa il profeta
che il santo non è asceta
e come tutti peta
e come tutti azzanna
e come tutti affanna
all'aorta della morta pecorella
io che son blasfemo
non freddo
e m'attacco alla mammella.





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23 maggio 2005

Un buongiorno di sera....

Un buongiorno di sera

Mi ritroverete impiccato

Al più grave dei vostri peccati

Al più lungo dei vostri silenzi

Al più buono dei vostri saluti

 

“Perché che rideva di fiabe

Che mangiava la notte

E viveva dio se viveva

Come un bosco di suoni

Come un chiosco di tuoni”

 

Perché ogni volta che devia

Converge

Distogli

Tradisci

Perché ogni volta che muori

Ho l’addio allo sguardo

Che è impossibile incementare

Perché sulla schiena Dio

Ci lasciò lamelle

Ci inchiodò pozzi

Che è meglio non specchiare




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23 aprile 2005

Spezziamo una lancia!

Spezziamo una lancia, spezziamo anche una punto, visto che siamo in vena di vandalismi, spezziamo una panda.

E già che ci siamo facciamolo a favore dei giovanidoggi.

Consacriamo all’altare della carità un dono pregiato da carrozziere, una bella pila di macchine fracassate….perchè no?

E quanti ne hai fatti su questo week-end spiritello del fancazzismo organizzato?

Quanti ne hai disegnati sul guarda-rail guarda quanti e poi fammi un po’ il conto, oste, che voglio piangere, please.

Quanti pargoli con ancora la goccietta di latte sulle labbra ed un'altra sul braccio hai steso al sole del mattino successivo, volgare e scostumato nel mostrare in codesta maniera le carni svestite all’aere sparse e condite da un filo d’olio di lamiera?

Braccia rubate ad altre braccia di sicuro, riconsegnate ai campi in fretta, dio ce ne scampi a robuste e pralinate braccia di legno massello, massiccio ma bello, per l’ultimo viaggio, incuneate in parcheggi sotterranei per chiappe fredde in struttura cementizia, Dio benedica l’edilizia funeraria, a costante monito che l’alcool non è spirito e l’amen non è vomito.

Spezziamo tutte quelle che non si sono già spezzate, spazzate via dalla brama d’estate, e state allegri che la vita continua, morto un figlio se ne fa un altro speriamo più scaltro.

Che almeno questa è la sopravvivenza, bisogna aver pazienza, 2000 anni di storia dopo il tipo sulla croce e ma diciamolo allora chi ci piace, che godiamo e non di rado consacriamoci al Dio Sado, e non piangiamo sulla cronaca, crisantemi e fisarmonica, che se è nera si sa che snellisce, eccome, una bocca in meno da sfamare, una brocca in meno da riempire, dies irae dies irae e pedalare.

Pedalare, pedalare, soluzioni non ne ho pedalare pedalare…

Perché no?

Al mattino su in Graziella, pomeriggio sempre in sella e la sera com’è bella com’è bella andare in carrozzella.

Giovanidoggi un po’ retrò che se ne vanno per il lungo-mare a lungo amare: in calesse gnocche e cesse, secchi e tarri sopra ai carri, e per spezzare sta lancia niente male pronti via la rivoluzione del pedale.

Affanculo gli stregoni del petrolio, olio e grasso per catene, il cestino a chi ci tiene, niente vigili alla caccia e dentro tutti i pubblici locali, fausto e gino che si passan la borraccia.

Bestiali.




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20 anni

Tiranno e vichingo, bastardo il tempo

Una barca bucata chissà se la riempio

Perché a svuotarla si fa più fatica

Trattieni il respiro è legno d’ortica

E non c’è paese in cui sbarcare

Neanche uno scoglio per naufragare

Sputo giù un seme cresce gramigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

 

 

 

 

Sogno

Mi alzo di scatto dall’incubo acerbo

Esco di casa Un po’ d’aria sana

Giuda è ormai ricco e il vigile calmo

Fa i conti in tasca a una puttana

E mentre allo schermo giornalisti e mafiosi

Ringraziano i santi beati per droga

 

Gli 8 più belli si giocano il mondo

In piazza del cristo impiccato a una toga

 

 

 

 

Ostaggio

E se mi aveste dato un nome che non sia paese

Avrei pagato inerme il riscatto più le spese

Colline mari e monti senza tracce di un confine

Avrei stretto la mano al loro Dio

 ..............ma..........

Siccome non ho visto i vostri visi in mezzo ai loro

Non godo da defunto di due o tre medaglie d’oro

Siccome siete in casa che scegliete un’altra bomba

Il vostro agnello sacro

Sgozzato per la guerra

Tra l’uomo e la colomba

Quella chiazza sulla terra

Lo special troppo corto

Perché non son risorto

Quest’anno, buona pasqua, sono io.










 

In questa città

Di nuvole gonfie color di immondizia

In questa città

Di gente affannata e mercantizia

C’è un negozio che vende l’amore

Ma è vietato bere liquore

Faccio un assegno per dei pantaloni

Guarda le strade son tutte marroni

 

In questa città

Coi portici neri color funerale

In questa città

All’angolo un povero mendica sale

C’è una signora che inquadra i bambini

Tutti vestiti color celerini

Tutti vestiti da brave persone

Guarda l’asfalto è tutto marrone

 

Andiamo partiamo

Andiamo lontano

Sento già aria di rivoluzione

E la tristezza scemare pian piano

Lontano è l’odore di asfalto marrone


In questa città

Costruiremo un portico fatto di fiori

In questa città

Costerà tutto meno faremo i signori

Si potran bere tanti liquori

E il divertimento sarà autorizzato

Faremo una musica più scatenata

E pareti e strade di cioccolato

 

Che bella città

Tutta dipinta col cioccolato

Che bella città

Tutta intarsiata col cioccolato

E ci son vestiti di tutte le taglie

E tutti i colori dell’arcobaleno

Si balla, si ama, si spende di meno

E mai più nessuno ci metterà un freno

 

Che bella città

Si balla, si ama e si pensa di meno

Che bella città

Divise dipinte di arcobaleno

Dietro le pareti di nocciolato

Rimane un barbone che mendica erba

E anche l’asfalto, non è cioccolato

E’ solo marrone, marrone di merda


 


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