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altrist
Puoi piegarti alla neve, puoi giocare alle bandiere Puoi pigliare a pugni il mondo e il sole a calci nel sedere Ma se ti volti e ti rivolti nello spago del teatrino Resterai per sempre vago spento e stanco burattino


Diario di questa maledetta rivouzione latente


3 febbraio 2009

Non ti invidio

Quanto era più libera
la pietra seminata tra le onde
senza ansie di arginare l'eterno

mite fuoco senza speranza
d un circolare movimento

un sussurro di energia
come il suono di uno strumento
che si è estinto.

Quanto era più libera
la cenere
la cenere del sonno

ripiegarsi e sdraiarsi sul dolore
accoccolarsi sulla noia

non voglio decidere più
se smettere o restare
non voglio conoscere

non ti invidio
nessuno può farlo da qui in fondo

ti guardo,
ti giudico
e sono, lo sai
il fischio all'orecchio
che non ti fa dormire




permalink | inviato da altrist il 3/2/2009 alle 1:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


20 febbraio 2008

candidi candidati scandalosi

buongiorno blogghisti silenziosi che leggete e fuggite da questo water senza lasciare traccia
(questo vuol dire che siete persone ben educate che tirano l'acqua)

questo è un post che uno non si aspetta dall'altruista altriste che spesso narra di cose non viste
ma lo scenario democristo di questa democrazia di poveri cristi è talmente divertente da eccitare pure i poveri altristi.
(democrazia rappresentativa sia chiaro, non v'è casta se si tasta con sonda la melma immonda che circonda)

a destra tornano i fasci in fasci di nervi candidano la mascella volitiva rifatta di una santa 'che santa non è, santi son altri che santi non hanno, che i santi non fanno.
santa da bla bla bla bla parolaio, santa da uomini e donne di maria dei filippini, santa da giardini pubblici, marciamo su roma ma solo di prada addobati, santa da littori firmati.
ma son fasci coatti e dichiarati e non fasci nascosti dietro a popoli di libertà che "stasera la tele che fa?"

più in là c'è chi pianta casini
, sembra per motivi politici più fini, ma in realtà il motivo è più da becchini.
un giorno muore la mamma del santo più santo al vin santo che abbiamo (e pace all'anima sua e a chi non le ha spiegato come si usa il gondone)
il giorno dopo muore la madre dell'altro più stanco, più franco, più gian.
il terzo giorno (e si sa che il terzo giorno è importante per chi ci crede) la madre del pierfe...del ferdi...del perdi insomma chiama il pargolo suo con fare scaramantico:
"oh! vedi di non allearti con quei due, pensa alle penne tue, ma alle penne mie soprattutto, io alla pellaccia ci tengo, quelli portano iella, vai alle urne da solo, al massimo vai coi comunisti che quelle le mamme se le tengono bone, al massimo si mangiano i bambini"
e così il pianta casini va da solo, lui e i centrini, che sono un centinaio direi.

e dio mi salvi dagli opposti centrismi
che se fossi uno che c'entra nel centro (ma per fortuna io non c'entro un cazzo) avrei l'imbarazzo della scelta.
tra mastini clementi, pizzini e pezzotti, casini e casotti un povero democristo non sa proprio che pesci pigliare (ma niente paura quelli ce l'hanno per vocazione, i pesci li moltiplicano e una lisca per tutti si rimedia).

e così nel popolo bove della libertà ea là là c'è rimasto solo il delfino missino.
mi ricorda quando si decideva di buttarsi tutti dalla scogliera in altomare per fare il tuffo collettivo, e intanto quelli dietro ci si faceva l'occhiolino e alla fine si buttava solo il più meschino, rimettendoci il codino: " ah gian! ma che davero davero te sei buttato?! m'an vedi che fesso che sei!"

dall'altra parte
un gran casino di social libersti tutti indipendentisti (ma davvero uno in italia può ancora farsi chiamare socialista senza aver perso una scommessa? io mi credevo che scherziavate...)

poi c'è chi parte democratico e arriva emostatico: la guerra in Iraq ci voleva, il nano di là non è poi tanto male, quasi quasi gli faccio il piedino, ma sì che poi magari dopo si fa una larga intesa e si intesta tutto alla filippina (che lo intesta alla holding 1 che è dentro alla holding 6 eccetera eccetera)
il walter da un colpo alla binetti e un colpo alla bottana, si rifà il look da obama all'italiana e chissà di non vederlo presto armato di bandana

più a sinistra ci stanno i quattro fratelli Marx riuniti senza calce nè secchiello:
c'è groucho bertinotti (favolosa la sua gag a che tempo che fa "non credo negli uomini per tutte le stagioni....largo ai giovani...mi ritaglierò un ruolo da consigliere del candidato" tre giorni prima di candidarsi a premier, la guerra lampo in confronto è roba da dilettanti)
chico pecoraro scanio (donnaiolo, uomaiolo, giocatore, ma non fatelo parlare di cose serie, non ce la fa proprio)
harpo diliberto (quello muto...e se è il fratello muto un motivo ci sarà, le cose non accadono per caso)
e zeppo (come...non ricordate zeppo dei fratelli marx? è normale non se lo ricorda nessuno...proprio come sinistra democratica)

ah dimenticavo! l'aborto ha appena deciso di creare una lista "ferrara, no grazie".
mi sembra un po' troppo tardi, poteva pensarci qualche decina di anni fa, ma meglio tardi che mai...chi vincerà la sfida?

lo so, lo so, uno guarda lo scenario e non sa di che morte morire ("morire per delle idee, l'idea è affascinante" basterebbe averne una)
ma come ebbi modo di pregare già in precedenza: fate finta di sapere già chi votare, per piacere. disertate i talk porta a porta, i manifestini ululanti e scendete in piazza per fare all'amore piuttosto controvoglia (controvoglia vostra, sceglietevi dei consenzienti per farlo controvoglia, se no che controvoglia è?)
scrivete poesie tutto il giorno, cantate a squarciagola e dite sempre "sì io so chi votare, di per certo"

io lo so già:
non voterò per un piduista
non voterò per un doppiogiochista
nè per un ametista
non voterò per un fancazzista
per un fascita
per un vecchio piazzista
nè per un socialriformista
non voterò per un burlone
per uno scaldapoltrone
per un cialtrone
per un massone
per un cagone
e nemmeno per chi parte incendiario
ed arriva gommone.

voterò per il primo candidato che dichiarerà:

"signori e signore l'italia è un paese di porci
 che votano il suino più suino che abbiam da proporci
quindi se avete domande da porci
fatelo ora nel tempo stabilito
noi sorrideremo suadenti e vincenti
e risponderemo, come sempre, col grugnito"




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4 novembre 2007

tigri e menefottisti

quello che mi piace delle donne è che di solito non hanno tigri nascoste su per il sedere.
io ho molta paura delle tigri.

quando ero giovinotto
(e checcazzo sei ora? vecchio, come sempre, non sono mai stato giovinotto)
quando non ero giovinotto, dicevo, avevo un motto spensierato in fatto di donne, un motto che suonava del tipo:
"dicono che chi capisce le donne è bravo, e se non mi interessasse capirle?"

questo forse suonava un po' omo
forse suonava un po' imbecille
forse mi cagavo solo addosso

è una consuetudine di chi si caga addosso fingere di non interessarsi al problema.
sì è anche una consuetudine degli imbecilli.
per quanto sembri incoerente col discorso, invece, non è consuetudine degli omosessuali.
cosa sto cercando di dimostrare?
che sono omosessuale?

no, il problema è che in questo discorso le donne, gli uomini, il sesso, i riti di accoppiamento non c'entrano una bella cippa.
volevo vedere se tutti i pirla che vanno in giro per i blog a vedere se c'è qualcosa di torbido nella vita degli altri abboccavano.
(non hanno abboccato. beh c'era da aspettarselo..questo blog è incluso nella lista dei blog consigliati a chi è in procinto di suicidarsi.)


nella foto Carla, mia assidua lettrice,  festeggia il mio primo post

in realtà quando non ero giovinotto ero, senza saperlo, arruolato nella truppa dei menefottisti.
via, diciamolo, tutti hanno purtroppo un periodo da testa di cazzo in cui vengono arruolati nella truppa volenti o nolenti.
se il problema fosse solo in rapporto con l'altro sesso avremmo solo un'accozzaglia di asessuati pettinati come un quadro di Chagall
(e ci sarebbero le file ai casting dei programmi di Chiambretti tra l'altro)

invece purtroppo la truppa si ingrossa, la truppa dei menefottisti vanta esponenti di alto merito, la truppa dei menefottisti tocca tutti i campi e, soprattutto, la politica.

ora quando io apro la bocca per pronunciare, o anche solo per pensare, la parola politica, non penso al parlamento, neanche alla democrazia
(evito di pensare alla democrazia dal 13 maggio del 1993 quando mentre ci pensavo un merluzzo mi si incastrò in una narice. una giornata memorabile, soprattuto per il merluzzo)
e non penso neanche alla gente che fa la fila per andare a votare.

penso a quella cosa che vuol dire interessarsi a ciò che accade nella polis, che non sia il paesello in cui paghiamo l'ici però, o non solo comunque, alle travi che abbiamo nella pupilla mentre cerchiamo pagliuzze d'oro nel fiume Sand Creek
(chi ha sentito la versione di ligabue sa, come me, che esiste qualcosa di peggio che vedere la parodia di totò fatta da un criceto con la bombetta)


dei due il criceto è quello vispo
l'altro è ligabue

e ora che non sono ancora giovinotto è pieno di gente a modo, gente per bene, gente che stimo pure, gente della mia età e non, adepti della truppa
"guarda a me la politica non interessa, diciamo che sono apolitico"
"bene, allora ti dispiace se costringo con la forza tua nonna a inghiottire l'amianto che sta sul tetto di una scuola elementare così da salvare le vite a un centinaio di marmocchi?"
"fai pure tanto mia nonna è morta..."
"oh, sono sicuro che potrebbe essere più morta"

il problema è che non si può essere apolitici, puoi fregartene dei partiti, puoi fregartene delle elezioni,
ma finchè vivi,
finchè compri al supermercato,
finchè non ti fabbrichi in casa anche la carta-igienica,
finchè riempi il serbatoio di benzina o altro,
finchè non ti fai sterilizzare in modo da non avere figli
e non ti trasferisci su marte vivendo da solo e nutrendoti di pezzi di satelliti distrutti
caro il mio menefottista,
che tu ti interessi o no della politica, la politica la fai
e la fai più di chiunque altro
più di quelli che la politica la fanno di professione
più di quelli che vedi sbandierare alle manifestazioni

perchè caro il mio menefottista
i cartelloni elettorali,
i volantini a casa,
i faccia-faccia in televisione,
i compromessi della classe politica col mondo dello spettacolo,
i comizi nei paesi,
i miliardi spesi per l'immagine di un partito,
i convegni,
la par-condicio,
gli sms "vai a votare",
tuttalamareadistronzate che mi tocca reggere una primavera sì e l'altra pure,
eccetera eccetera
sono fatte solo ed esclusivamente per te.

per far abboccare te e la tua truppa di menefottisti ad uno degli ami che lanciano.
quindi, se vuoi evitarlo, fatti un'idea, una tua, e cerca di dare l'impressione che sia ben salda.
poi cambiala quanto vuoi
ma non dargli l'impressione che loro possano convincere così facilmente un menefottista disinteressato
(e guarda che di riffa o di raffa prima o poi ci riescono se non ti svegli)

io ho paura delle tigri
per questo cerco di conoscerle
per questo me ne interesso
il menefottismo lascialo ai fascisti
(vedi che nella politica ci sei già per definizione anche se non lo vuoi?)

vedi di interessarti
per piacere
fallo per tutti noi

...


se no va a incularti una tigre, va'



ogni anno circa 400 tigri muoiono per lo stress.
lo stress è dovuto al fatto che i loro sbadigli
vengono interrotti puntualmente da gente imbecille
che, vedendole con le fauci spalancate, urla.


nella foto Carla, mia assidua lettrice,festeggia il mio primo post




permalink | inviato da altrist il 4/11/2007 alle 23:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


12 ottobre 2007

il potere logora. e basta.

dare del complottista ad un complottista come me è gioco forza.
eppure a guardare ben sembra chiaro lo schema.
dopo secoli di schema A contro B (e grazie a letterature mondiali e religioni che hanno dato man forte) probabilmente la testa del mostro si è accorta che il sistema era fin troppo rintracciabile.
ovvero ha conservato lo schema A contro B solo in apparenza per giocare la vera partita 1 contro 1 miliardo.
Eppure la gente si schiera ancora, eppure c'è ancora la voglia di giocarsla da un lato della barricata, una barricata che non esiste.
Non è qualunquismo è solo la regola del gioco descritta banalmente.
esempio lampante:
11 settembre

1- conseguente dolore e reazione

2- coseguente reazione alla reazione (movimento pacifista eccetera)

3- qualcuno parla di complotto ovvero A (governo americano) e B (Al Quaeda o chi per loro) sarebbero artefici di una strategia della tensione globale atta a ristabilre l'ordine economico e sociale

4- qualcuno (pensando di avvalorare la tesi di cui al punto 3) aggiunge l'ipotesi che non ci sia stato alcun attacco (vedi ipotesi sulle cariche eplosive alla base delle torri gemelle e altre affascinanti teorie)

5- le ipotesi 4 vengono affossate o definitivamente smentite

La miopia (o il fatto di essere inconsapevolmente manovrati) di chi al punto 4 tentava di avvalorare una tesi alternativa non porta altro che alla dispersione nell'oblio di massa delle tesi del punto 3, le uniche, a mio avviso, verosimili.

Questo schema è classico, e attuabile in analisi a qualunque conflitto del XXI secolo (e XX no?)
Chi è riuscito a reggere fino a qua si sorbisca anche quanto segue.
Il testamento di un giovane...che voleva fare la rivoluzione, come suo padre quando era giovane, come suo nonno quando era giovane.

Quando ero giovane volevo fare la rivoluzione.

Come mio padre quando era giovane.

Come mio nonno quando era giovane.


Travolgere schemi, cambiare direzione, inondare i pensieri , cambiare il mondo.

Non ero l’unico, eravamo in tanti, alcuni avevano ideologie, alcuni avevano vendette, alcuni avevano delle scuse, altri avevano solo dei problemi da risolvere.


Io no

Io ero giovane e basta, e poiché ero giovane volevo fare la rivoluzione.


Era una cosa viscerale, innata, innovativa in quanto il mio complesso di cellule innovative aspiravano a rendere nuovo anche quello che le circondava: un corpo nuovo in una nuova realtà.

Tutto quello che mi stava intorno sapeva di vecchio, datato, sconfitto e mal riuscito.

E io volevo un mondo nuovo, fresco, vincente e ben fatto.


Proprio come me.


E non mi sentivo antagonista, antagonista per niente, mi sentivo protagonista.

Volevo fare la rivoluzione “per”, non la rivoluzione “contro”.

Volevo costruire sistemi non demolirne.

Per questo sono cresciuto, ho studiato, ho imparato e domandato.

Sono gli altri che hanno cominciato a dire, a fare al mio posto in modo che in pochissimo tempo tutti pensassero che io volevo fare la rivoluzione.

Io non avevo ancora detto niente, non mi ero ancora espresso, stavo ancora imparando, stavo ancora ascoltando, stavo ancora chiedendo.

Quando chiedevo, è ovvio, chiedevo le cose che interessavano a me, le cose che mi suscitavano dei dubbi, nient’altro.


Eppure in quelle domande, qualcuno leggeva dei colori, qualcuno leggeva dei manifesti, qualcun altro leggeva dei pericoli.

Iniziarono a elogiarmi o additarmi con nomi, targhe, epiteti di cui io non sapevo il profondo significato.

Ronzavano intorno ai miei pensieri come tafani, come mosche fastidiose.

Un giorno il mio amico ubriaco mi disse “che le mosche girano intorno solo ai cadaveri e alle merde” e che io quindi, o ero un cadavere o una merda.


Io volevo fare la rivoluzione perché ero giovane, nient’altro.


Ed essendo giovane non volevo essere né un cadavere né una merda.

Allora reagì, cercando una resurrezione, cercando di non scivolare in quella cloaca mortifera in cui il destino voleva gettarmi.

Trovai un’altra strada, un’altra direzione, mi armai di nulla, di parole, cercai di non adeguarmi agli stereotipi putrescenti di chi mi voleva cadavere e nello stesso tempo di non omologarmi ai gioiosi costumi di chi, adulandomi, mi voleva merda.

E finalmente qualcosa cambiava, finalmente mi sentivo coerente e libero di chiedere, di pensare, di cambiare, me stesso prima di tutto, perché per cambiare il mondo bisogna prima di tutto cambiare se stessi.


E poi?


Poi in un giorno, massimo un mese, forse due, tutto è cambiato, la clessidra si è rovesciata, la mia estate è terminata ed in quel giorno di settembre, anche se subito non me ne sono accorto, piano piano tutto è sceso in declino, è scivolato.

Qualcuno armato dei miei ideali e dei loro costumi ha squarciato il mondo, con una piccola puntura dolorosa che lentamente si è aperta sempre di più in maniera irreversibile.

Ho riconosciuto quel gesto dopo un po’ di tempo era il gesto di chi mi voleva cadavere, era il gesto di chi mi voleva merda.

E mi sono trovato di nuovo a tacere.

A chiedere, a domandare, a capire.

Ma senza forza, le mie domande non interessavano più a nessuno.


Ma tutti erano contenti delle mie domande, che non interessavano più a nessuno.


E mi sono ritrovato a ricordarmi che quando ero giovane volevo fare la rivoluzione.

Come mio padre quando era giovane.

Come mio nonno quando era giovane.


E ora, insieme a loro, seduto sull’orlo, guardo il cielo travolgere fiumi, cambiare direzione, inondare sentieri, cambiare il mondo.

Come me quando ero giovane e volevo fare la rivoluzione.


(da AH081XH ovvero Illusionismi Strategici)




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29 maggio 2006

vedi un po' se gliene frega a dio (aspettando un'altra ciliegia)

già che ci sei

già che ce l'hai sempre in bocca
come una soluzione ad enigmi fantasiosi
come una cikles, come mononucleosi
come un pezzo di scotch che non si strappa
come il "belin!" che ogni tanto ti scappa

già che ci sei
e che a lui ne rendi merito
come a una torta riuscita grazie al lievito

vedi un po' se gliene frega a dio
di questi drammi artefatti che ti innamorano
delle strette di mano che consolano

vedi un po' se gliene frega
dei tuoi dibattiti sulla scopata e sulla sega
su quale sia il buco più adatto
se da dietro o da davanti dio t'ha fatto

vedi un po' se gliene frega a dio
del tuo, del vostro, del mio
personale canale di preferenza
se il tuo perdono è perdono o tolleranza

e poi vedi un po' se gliene frega a dio
di questo inferno blaterare d'opinione
se nasce un cristo da un cuore o da un coglione
da uno stupro o da un bacio non compreso
se un giuda è morto oppure lo hanno appeso

poi fammi sapere
io non ho tempo per chiedermi chi tace
sto dentro un fiasco e fuori sento spari
sento dell'uomo, della donna grumi atroci
e sto correndo e sanguino per vizio
e non ho tempo da spendere in Giudizio







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15 aprile 2006

jusqu'à quand....je me demande...jusqu'à quand


fin'aquando fin'aquando fin'aquando
mi domando fin'aquando

orino su di un piede sopra i numeri

e c'è chi dice che è snob
e c'è chi dice che è pazzo
e c'è chi dice chemmefrega

ma c'è che dico che è la svolta
ogni qual volta mi ritrovo
davanti a un viso come al cadavere di un tonno
a riciclare come in attesa del dentista
a riesumare un sorriso da quel sonno
meglio che non dica cosa penso a prima vista
chi? io comunista?
chi? io anarchista?

scusate ma è pietà
pietà per chi suda e se ne vanta
pietà per chi ruba e non la pianta
pietà per chi prega e non è santa
pietà per chi è triste e se la canta

e mi chiedo fin'aquando
jusqu'à quand mon ami
non avremo libertà di esser liberi di non fare
di non dire
di non sapere
solamente tornare ad esser schiavi
di prìncipi e princìpi ben più avi
l'ano
il ventre
l'odore del freddo
il sole che cambia
le donne che piangono
gli uomini muti
e i figli cresciuti

e allora per ora
cercatemi dentro il casino
nel calore rappreso del vino
nella testa che inclino
dentro al mio starnuto bambino
sopra il resto,
il contesto
ri-peto
ci orino








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30 marzo 2006

esplicito (ovvero il prossimo)

vi scrivo di fretta
e non so neanche perchè

C'è un soldato in questo momento
Nella terra di mesopotamia
che sente il peso, ne sono sicuro
degli sguardi di cani da caccia
di cui indossa la stessa divisa e decorazioni

Oggi o domani
inizierano ad ansimargli addosso
sentendo l'odore del capro
schiacciato dall'urlo di una minaccia

Penserà di avere nostalgia
scriverà una lettera alla sua bella
dicendo che gli manca
e così sia

Ma sentiranno la sua paura
poi ordini marziali, una scossa
che se sbranano il capro
avranno più ossa

ci diranno che le forze del male
hanno sacrificato un eroe
al fuoco del loro dio ubriaco

ma non era un eroe
era solo un capro fatto secco
al cielo nero di un dio ricco

e il prossimo a chi tocca?

________________________________________

il mio amico mosbah aveva un padre
oppositore del regime algerino
gliel'hanno ammazzato sul letto d'estate
quand'era poco pù che bambino

allora mosbah, cuore incauto
va a chiedere ai gendarmi
perchè hanno ammazzato un uomo che parlava
che parlava e nient'altro

dissero che erano stati i terroristi
guardandolo negli occhi
lo dissero con la stessa lingua
che aveva incanalato saliva
per battezzare il cadavere di suo padre

mosbah ha urlato, tremato, picchiato
poi è scappato
perchè lui era il prossimo

e noi restiamo
crediamo, contestiamo
e ci scordiamo di amare
l'essere umano

chi è il prossimo?






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12 febbraio 2006

parole di vita

e ora non era più

ora era già fuggito perduto nel tempo perduto

resto io
resto anche se non vorrei delle volte restare
e vorrei andarmene come una macchia sporca e inutile
appeso a qualche cosa di più serio
di ciò che sono

ma resto stamattina
resto
con le sigarette che smetterò di fumare davanti allo schermo,
il cellulare che non squilla,
gli occhiali da sole che ho sempre voluto,
il portacenere fatto a scarpetta,
mezzo incartamento di cioccolato di infima qualità,
un nastro adesivo per il mio piede malato,
un bloc notes su cui non ho scritto poesie d'amore
una gomma da scancellare, un gettone delle giostre
una penna verde, una nera,
le uniche cuffie che funzionino sulle mie strampalate orecchie
un microfono scocciato, qualche cartaccia inconsulta
e tutto il resto di mondo cartaccia con cui convivo

parole di vita
perchè anche stamattina mi sveglierò senza volere
senza piacere
parole di vita solo cenere a chi verrà
solo il lampo di una stagione che non ricorderò
quando stanco di un'altra stagione riesumerò distratto
il mio cadavere di eterno sconfitto

rispolvererò i miei capelli fastidiosi
il mio viso aguzzo
la mia faccia detestante
io, narciso scostante
salterò lungo un viale per ripicca
se autunno non m'impicca
alla mia A cerchiata

questo domani
quando sarà finita

per questa mattina
parole di vita




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23 gennaio 2006

al margine del giorno

e poi ti accorgi che non hai sempre vissuto così
essenzialmente non ci puoi credere
essenzialmente la tua vita è diventata quella
svegliarti racimolare dalla notte la tua casa
e continuare in avanti, marciando sotto il cielo

e poi ti accorgi che le parole che hai scritto
valgono anche per quello dall'altra parte
che tenta di sopravvivere sotto un elmetto
si sveglia racimola la sua vita da terra
e continua in avanti, marciando sotto il cielo

e poi, tornando, ti accorgi
che la vita di tutti i giorni è un capriccio
lamentarsi di un ritardo
affaticarsi nel pensare di dovere faticare
impaurirsi di un'ombra sul muro

e non ricordi che sei stato
un essere vagante, libero di faticare, di aspettare
una di quelle ombre sul muro
che ti fanno paura

e la scelta
è quel discrimine che ha fatto di te
di noi
un plotone di santi annoiati
beneducati e gentili
ordinati nello scatolone dei medio

e non ti accorgi
che eri più libero a sparare
e ad essere ammazzato?

e non ti accorgi
che ero più libero povero
al margine del giorno?





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13 gennaio 2006

diario latente della rivoluzione maledetta... morire senza troppa fretta

torno

torno di falsa riga al mio quieto balbettare balbuziente
come se non fossi niente
perchè niente sono
perchè niente suono
solo lascio che le parole si addolciscano
abbiano lo spazio per arrivare
ad orecchie poco esaltate
dal mio quieto balbettare...

lo scompiscio al comando
di atomiche risoluzioni
di chi gioca a risiko
con le nostre amate capoccie
a te la bandierina a stelle
a lui a striscie
e a lui questa volta facciamo fare il cattivo
ma per finta dai
che bombardiamo a tappeto poi
e lui ci si nasconde sotto
solo una manciata di martiri eroi
per scusarci del botto

ritorneranno con i visi distesi
ai vostri video - citofoni
per chiedervi scusa
e un po' di grana partorita
nell'attesa
di riniziare la partita

ma io

ma io starò sempre dalla parte di quello
che si sveglia al mattino fringuello
e muore schiacciato da verme
la sera ubriaco ed inerme

ma io

ma io sarò sempre in quel braccio
che cerca il suo oro tra zolle
del resto non so che ci faccio
del resto lo so che son folle




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6 dicembre 2005

Video porno gratuiti (per quanti abboccano con la fava in mano al mio censore disumano)

(per i lettori abituali, e quindi masochisti, di questo blog, il farneticare che seguirà ed il relativo titolo è dovuto al fatto che la mia inutile vena scribacchina è stata più volte interrotta e dileguata da annunci di video porno che mi hanno sCancellato tutto...quindi ho deciso di dedicare tutto ciò a coloro che ne stanno usufruendo in questo momento e che magari incapperanno nel di mio rigurgito mediatico)

l'importanza di chiavarsi ernesto
è nata il giorno del video porno
ovvero:
chi non si chiava ernesto
si chiava il resto
chi non si chiava il resto
di solito si chiava il (mio) testo
è per questo alzo un inno
ai vostri vasi sanguigni
che al solo pensare
mi fan gomitare
ai vostri ormoni umani
che annubilano ciò che resta del mio testo
persin ciò che detesto

io qua sopra ci sto
anche se non eseguo ordini
ma
vittima di un istinto anarco insurrezionalista
eseguo ordigni
non tanto alla figa
quanto piuttosto preferirei
dedicarmi alla diga
e dilungarmi in eterni dirompenti esplosionismi
far annegare un po' di teste di minchia
nel loro stesso sperma

censurando e censurato
da una rete bagascia
che neanche così quando si suole mi lascia
di annegarmi suicida nel mio stesso
poichè ove si suole colà dove si può
mi tartassano di virtuali casinò
quindi non risponde al mio input (tanamento)
e come output si riceve questa serie di improperi

cosa devo chiedere
per avere in cambio
un avversario rivoluzionario
e non uno spamming avario?

una cazzo di testa
e non una testa di cazzo?




(special thanks to ilpest@ delirante inconsapevolmente sfruttato)




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11 novembre 2005

io NON credo (intenti incompetenti di una delle tante maledette rivoluzioni latenti)

Non credo in un popolo forte e vigoroso
che riconosca la sua grande chimera
in una bandiera
non credo in nessun popolo che non sia formato
da esseri inermi vagamente assomiglianti
poco aitanti, scostanti ma soprattutto tanti
quasi tutti
tranne Loro
non credo a Loro
che sia di macchia di petrolio o di dinamite detonante
non credo che nel Loro sorriso smagliante
ci sia lo spazio per l'imbarazzo
non ci credo per un cazzo
non credo nelle loro rabbia funeste
nelle Loro feste
trionfanti d'infanti appena svegliati di già pettinati
non credo nel tuo detersivo, nel tuo dentifricio,
nel tuo spazzolino
nei tuoi denti d'oro
non credo nel lavoro
in Juan Calvino
porco belino
non credo mi nobiliti
ma neanche cantare canzoni su di un palco
ma neanche spacciare borotalco
ma neanche il mestiere più bello che ci sia
non credo francamente che sia roba mia
non credo nei comizi
nei tizi che troneggiano agitandosi e sbraitando
senza afferrare mai una vanga e sudare
ne ho visto una volta uno che sul palco ci è praticamente morto
ma non credo, caramente, che lui se ne sia accorto,
non credo nelle tue effusioni gentili
nei tuoi "ero tre chili"
non credo che ci sia un dio tanto narciso
da curarsi dei miei boccoli
da adirarsi dei miei moccoli
non credo ci sia un dio
non credo in mio zio
in mia zia
nella breccia di porta pia
non credo nei giornalisti censurati
perchè prima di essere censurati da altri
non li ritenevo troppo scaltri
non credo nella democrazia
non credo che ci stia
neanche se ci provo da piacione
non credo nel marrone
senza merda
non credo nel caprone
senza erba
non credo nelle leggi sia quelle che leggi che quelle che non leggi
non credo nei saggi
nei paggi
nei raggi di un sole bastardo
che anche quello mi avete comprato
non credo nel passato
non credo in tutte le troiate trionfanti
di adulti, d’insulti, d’infanti
bambini e ragazzini già grandi
pargoli dagli urletti blandi
freddi razionali nel futuro
già consapevoli del destino retto
pronti a vagirti dalle fasce
un coltello al petto




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3 novembre 2005

Diario # 6 di questa maledetta rivoluzione latente (ma Loro chi sono?ora ve lo suono)

di questo passo, di questo passo
ci hanno già preso tutto
stoffa per forgiare contenitori di gambette appena nate
per cucire stendardi di luce
che rappresentino le montagne, i fiumi, la vita, la fatica dello stare curvi
aspettando l'estate
aspettando l'estate il minimo della reattività
per compiere un'altra manata nella marmellata

mi urla dall'altro capo del mare
provocazioni
pro-vocazione belligerante
già concordato
quale personaggio mi tocca oggi?
"sarò il buono o il cattivo?
sarò libero o costretto
sarò giovane o vecchio
morto o vivo?"

esilarante
semplicemente esilarante
il corpo di ballo sta scegliendo il prossimo palco
e noi stiamo ad aspettare la pioggia
coi nasi solevati all'insù
mentre ci inchiodano gli alluci
alla droga più pallida che esista

la verità




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26 ottobre 2005

Diario # 5 di questa maledetta rivoluzione latente (diMentiGatti / Tener'amente.....t'a leggi?)

Io sono un cane
disse
un cane perchè gli stronzi li riconosco dall'odore
un cane perchè i vigliacchi li riconosco dal calore
un cane perchè mi fotte un cazzo del colore
un cane perchè il bastone lo ricordo dal dolore

e dolori ne ho passati e di gatti e ratti ne ho già visti
arrivisti menefreghisti poi assenteisti, poi ritornisti
poi crocifissi e ribelli di rivoluzioni dipinte
d'utopie finte come baldracche tinte.

Però ricordo,
in questo sono come il mio amico bulimico elefante,
ricordo bene la proposta indisponente di un gatto-ratto fetente
giornalista semprimpista che lucrava e sperperava sui cazzi della mia gente
"per piacere dì che soffri per piacere
così sti stronzi inchiodano il sedere
"
e riempiva le sue tasche con soldi di lacrime altrui
poi arrivati gli anni bui lui proprio lui fu sospeso
non è che per me fosse un gran peso
ma fu Tener'amente dimentiGatto che sto gatto a sette vite
non era esattamente, prima d'essere fatto santo   (ro)
di correttezza e giornalismo sto gran vanto.

Poi Tener'amente dimenticagarono che un altro vecchio gatto
gatto di fatto gatto del Fatto,
anche quello con sette vite e sette code,
era Demo(povero)Cristo
anch'esso poi inchiodato
sospeso e allonanato
dal nano dello Stato
ma sempre un (poco) povero demoCristo rimaneva
che sempre era caduto in piedi
(come tutti i caGatti del resto)
amico di gobbetti benpensanti topolini
consigliato da crociati musettini
da sta gran massa di ratti beghini.

Dissero "erano il meglio del peggio"
dissero "la merda puzza più del taleggio"

Ma io sono un cane
disse
perchè gli stronzi li riconosco dall'odore
perchè i vigliacchi li riconosco dal calore
perchè mi fotte un cazzo del colore
perchè il bastone lo ricordo dal dolore


perchè non è certo con sti quattro gatti
che penso ad un mondo migliore.



(ed ora reinseriteli pure nella scatola magica,
così posso tranquillamente ricominciare la mia predica 
che la merda puzza più del taleggio
che suicuro che si vede di peggio,
ma che la gente libera ed onesta
non è di certo questa)









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30 settembre 2005

Diario #4 di questa maledetta rivoluzione latente (eccheccazzo, questa è rivoluzione!)

Mi sono rotto il cazzo!!
disse il bimbo appoggiato alla mia gamba intento a guardare il mondo scambiarsi segnali scostanti d'assenso e consenso
caspita caspita caspita
una voce una voce una voce una voce dal nulla
decostruire decostruire
nessuno ti ha chiesto nulla bastava resistessi muto sulla tua cazzo di strada
nessuno ti ha chiesto di congetturare di pensare di ordinare
nessuno ti ha chiesto di essere
se hai una pianta a cui donare il tuo fresco amore daglielo prima che si appassisca
l'amore
non la pianta
perchè non servi neanche a lei se ci pensi bene
sta benissimo senza di te
e se hai una carezza da donare ad un ragno
dagliela prima che muoia
la tua mano
perchè al ragno non gliene frega un cazzo
la tua carezza risponde a non so quale (mi pare la terza) legge sugli spostamenti vettoriali ( o no?)
sei tu che fai la carezza al ragno ma nello stesso tempo è il ragno che accarezza la tua mano con il suo corpo
e tu non servi
non gliene frega niente a nessuno di cosa sei stato cosa hai passato
hai divorato qualche miliardo di vite
che se ne battevano le balle di te
per cui non eri necessario
e ora qui ciondolante ben pensante ribelle bigotto artista ciclista suora pornostar astronauta vecchio giovane
davanti al mio muso a scartabellarmi la tua storia di vita vissuta, la tua esperienza del cazzo per cui tornerai dopo domani ad essere cenere della tua puzzolente cenere
un enorme peto di gas passato sulla terra da boia penoso e lagnoso, come un continuo rumore di trapano

essere umano esci dalla tua scorza
esci
non raccontarmela ancora una volta
che tanto non m'importa, che tanto non serve
c'è qualche miliardo di esseri viventi a cui non gliene può fregare di meno
sorpassa il tuo limite
e raccontami qualcosa che non c'è
che è l'unica cosa buona che sai fare

che poi mi chiese solo se potevamo giocare con i sassolini del cortile
ma lo so che in realtà voleva dirmi questo
raccontami qualcosa che non c'è
che è l'unica cosa buona che sai fare.

questa è la rivoluzione.




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29 agosto 2005

Diario # 3 (di questa mal.riv.lat.) ....e allora pensai di sputargli nei denti.....

questa invece ve la racconto
può darsi che d'incanto m' incanti sul canto (come ora) ma questa sposa sarà di prosa.
Mentre con me stesso ordivo questa maledetta rivoluzione latente
studiavo e ristudiavo appunto il metodo il mezzo per sgattaiolare via dalle mura
e mi si parve incontro il fantasma della nudità oscena (che poi è quasi sempre in scena)
e mi si parve incontro lo sproloquio
e mi si parve incontro il vandalismo fine a se stesso
dissi no grazie lo hanno già fatto ed era troppo spesso, nessuna gioia nessuna via di fuga
qualche ammacco e tanta ruga ( la vecchiaia investe l'uomo incapace )
allora ri-incontrai quel ticchettio umano ed urbano
ed aveva occhi splendenti
braccia funzionanti

capelli lucenti

e soprattutto....
i denti
denti bianco latte, bianco spuma del mare nascente
sul vento d'oriente
che gli puoi dire
gli puoi parlare d'amore o tumore
tanto non sente
è imbottigliato nel traffico dei suoi pensieri vani
"ommiodiossantissimo che farò domani
che ne sarà delle mie povere mani
screpolate
frustrate dalla salsedine grigia dell'estate
e soprattutto senti...
che ne sarà dei miei denti?"

Dei tuoi non lo so amico anti-rivoluzionario maledettissimamente latitante

i miei si sono scontrati col pavimento
ci ho risparmiato il naso ed il mento
ma i denti non sono più i d entici a quelli miei di bimbo

e poi piano piano mi si montò una bestia
una carogna una rogna su per la schiena
su su su fino alle mie nascoste pareti gengivali

e rividi il suo sigmund freud sotto braccio
le sue camere di contenzione
il suo caro giuoco del pallone
il suo rivestimento incline ad esser più che fine
forbito
a spargere parole senza prole a mena dito
senza un significato

gonfiai il veleno nel costato
mentre quell'acido di rancido petrolio
mi inondava le narici

"amici amici e poi felici"
e ripensando e ponderando
quel mio gran bando ai maledetti rivoluzionari latenti
esplosi in riso

e gli sputai nei denti !!!!!!!

lasciando poi scemare sul suo viso ora sorpreso
quel mio siero avvelenato
di questa rivoluzione latente
il suo ghigno fetente si trasformò in sorriso
ed iniziò a dipingere quel trauma
fino a che i muri intorno a noi non furono altrove
volò sulla sua infanzia come una briciola di pranzo dal balcone
e finito che fu il pasto, fu maledetto e pazzo in un boccone.


buio




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26 agosto 2005

Diario # 2 di questa maledetta rivoluzione latente (preciso in inciso)

la rivoluzione,

posto che non è di forca
nè di porca
il primo che un capello torca
che gli venga un crampo dove non batte il sole
qui ci armiamo di colori e parole
parole soltanto parole, parole e dolore
che non si scordi un po' di furore
ma bando alle bande
un po' di pepe di aglio
molto sbaglio e parecchio dubbio
per piacere
con i giornali pulitevici il sedere
un po' di aria aria aria
dentro questi armadi colorati
rivestiteli pure di nero di grigio di marrone
ma fateci entrare l'oro prezioso di mille risate
la follia sempiterna del solo su una panchina
la mattina quella sì
che si inizi alle otto a scombinarsi i capelli
aria aria dentro i cervelli
il necessario dentro i carrelli
sobrii fuori
ed assatanati nelle profondità nascoste di vostri clamori
che si metta in discussione
la gerarchia delle facce, delle merdacce, degli odori
in culo alla montessori
alle picche e soprattutto ai cuori
tirate fuori dall'incavo dei vostri sterni
le budella se potete, gli inferni
aggrovigliati dei vostri esami delle urine
e chi è più incline
e di maggior ludibrio faccia sfoggio
avrà in premio un cranio in faggio
con cui possa sfondare porte aperte
dottrine inferte e ferite certe
chi mena virgolette dalle caprette sia deriso
chi mena cani per l'aia sia recluso in paradiso
ed ora perdizione di me stesso, forse fesso
con permesso, chiudo l'inciso,

è oltre





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25 agosto 2005

Diario #1 di questa maledetta rivoluzione latente (Intanto gli intenti)

Andiamo forza
andare camminare lavorare
la rivoluzione è già cominciata
non ci servono i calcoli in percentuale
di qualche intelletto anale
non ci serve la vostra spirale anti-concezionale
per concepire il modello anti-convenzionale
le ricette della rossa zia
neanche bandiere buttatele via
non fanno parte dei nostri bisogni
ri-occupate le strade di sogni
avanti, basta un nulla
un &v&pXj& un fantasia
scritto di fretta, scritto di frutta
per far impazzire i loro calcoli
possiamo costruire sulle loro teste visi di porco
con le nostre ali di cartapesta
in modo che i bambini non credano alle favole
possiamo cantare, ballare e soffrire e persino morire
sui loro omicidi buffi, sulle loro stragi dispendiiose
e ri-inventarci un nuovo modo di fare l'amore
in cui non ci sia nè donna, nè uomo, nè uomo, nè uomo, nè donna, nè donna
solo un gran caldo, un gran buio e poi un gran fresco
possiamo anche decidere di non respirare più
sfuggendo ai loro palloncini controllori
ai pedaggi inalatori
decidere
di vivere direttamente dall'ano
per riscoprire l'essere umano
per riscoprire l'essere vivente
che è pianta è ragno è mosca cavallo uomo
sono io che sto scrivendo ora e mi fa male la pancia perchè ho un certo languorino
è persino lo schiavo meschino
di un ticchettio
che lo rende complice del più atroce delitto
lasciare il cuore a marcire
e il cervello in affitto






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Tiranno e vichingo, bastardo il tempo

Una barca bucata chissà se la riempio

Perché a svuotarla si fa più fatica

Trattieni il respiro è legno d’ortica

E non c’è paese in cui sbarcare

Neanche uno scoglio per naufragare

Sputo giù un seme cresce gramigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

 

 

 

 

Sogno

Mi alzo di scatto dall’incubo acerbo

Esco di casa Un po’ d’aria sana

Giuda è ormai ricco e il vigile calmo

Fa i conti in tasca a una puttana

E mentre allo schermo giornalisti e mafiosi

Ringraziano i santi beati per droga

 

Gli 8 più belli si giocano il mondo

In piazza del cristo impiccato a una toga

 

 

 

 

Ostaggio

E se mi aveste dato un nome che non sia paese

Avrei pagato inerme il riscatto più le spese

Colline mari e monti senza tracce di un confine

Avrei stretto la mano al loro Dio

 ..............ma..........

Siccome non ho visto i vostri visi in mezzo ai loro

Non godo da defunto di due o tre medaglie d’oro

Siccome siete in casa che scegliete un’altra bomba

Il vostro agnello sacro

Sgozzato per la guerra

Tra l’uomo e la colomba

Quella chiazza sulla terra

Lo special troppo corto

Perché non son risorto

Quest’anno, buona pasqua, sono io.










 

In questa città

Di nuvole gonfie color di immondizia

In questa città

Di gente affannata e mercantizia

C’è un negozio che vende l’amore

Ma è vietato bere liquore

Faccio un assegno per dei pantaloni

Guarda le strade son tutte marroni

 

In questa città

Coi portici neri color funerale

In questa città

All’angolo un povero mendica sale

C’è una signora che inquadra i bambini

Tutti vestiti color celerini

Tutti vestiti da brave persone

Guarda l’asfalto è tutto marrone

 

Andiamo partiamo

Andiamo lontano

Sento già aria di rivoluzione

E la tristezza scemare pian piano

Lontano è l’odore di asfalto marrone


In questa città

Costruiremo un portico fatto di fiori

In questa città

Costerà tutto meno faremo i signori

Si potran bere tanti liquori

E il divertimento sarà autorizzato

Faremo una musica più scatenata

E pareti e strade di cioccolato

 

Che bella città

Tutta dipinta col cioccolato

Che bella città

Tutta intarsiata col cioccolato

E ci son vestiti di tutte le taglie

E tutti i colori dell’arcobaleno

Si balla, si ama, si spende di meno

E mai più nessuno ci metterà un freno

 

Che bella città

Si balla, si ama e si pensa di meno

Che bella città

Divise dipinte di arcobaleno

Dietro le pareti di nocciolato

Rimane un barbone che mendica erba

E anche l’asfalto, non è cioccolato

E’ solo marrone, marrone di merda


 


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