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Puoi piegarti alla neve, puoi giocare alle bandiere Puoi pigliare a pugni il mondo e il sole a calci nel sedere Ma se ti volti e ti rivolti nello spago del teatrino Resterai per sempre vago spento e stanco burattino


Diario


26 novembre 2007

la rivolta dello stupore

cos'è lo stupore? ecco, oggi ho cagato uno stronzo di cui non mi credevo capace

la realtà non stupisce
se uno non si abbandona ai dettagli
(come diceva la montessori, sì proprio lei, quella che ha inventato le mille lire!...ma questo è un dettaglio)
ci si accorge presto che è tutto assolutamente prevedibile, stancamente prevedibile aggiungerei.
tutto tranne poche cose: l'amore, i bambini, la merda, il sorriso di uno sconosciuto e chiudersi i testicoli dentro un cassetto di chiodi mentre si sta tentando di rovistare nudi nel retrobottega di un ferramenta
(oh non crediate che parli di esperienza personale, è successo ad un mio amico, un amico di un amico in realtà. il sorriso di uno sconosciuto intendo. il resto è farina del mio sacco)

la rivoluzione stessa, che dovrebbe essere l'apice dell'imprevedibilità, è ormai schematizzata in una serie di input ed output che chi decide sa bene organizzare.
non c'è dinamite che esploda senza costruire un impero, non c'è sommossa che non generi denaro, non c'è corteo che non giustifichi una risposta ben più forte della testa del mostro.

"il nemico marcia sempre alla tua testa" (Socialdemocrazia - Claudio Lolli)

per questo parafrasando e stravolgendo il buon Claudio, l'unica rivlozione possibile arriva dalla testa, dalla testa dell'individuo, dal conoscere e dal riconoscere il proprio limite mentale, spingersi oltre, al limite della follia.
ricevere e restituire senza forzature dell'indole, senza dolori.
disegnare cieli mai immaginati
scegliere gli istinti e le regole che l'animo accetta ricordando i punti di stupore
ricordando che siamo stati bambini (bambini prima che ci insegnassero la morte)
ricordando che saremo merda
ricordando del nostro corpo nell'amore
ricordando lo stupore.

la mia gente

la mia gente sa cos'è il lavoro
ma festeggia la sua assenza
con bandiere colorate di lattuga
nega al regno l'esistenza

la mia gente sa cos'è violenza
sa che è istinto di animale
ma controlla la frequenza
del suo battito del cuore
e si arma di parole

la mia gente sa cos'è la morte
anche se non per esperienza
non accetta ciò che accade
ciò che vive per quel poco
poi l'accoglie con pazienza

la mia gente sa cos'è confine
ma confine di apparenza
e si spinge tutti i giorni
oltre il ventre del dirupo
con coraggio e coerenza

la mia gente non si arresta
a quel sonno di coscenza
e si prende a pugni in faccia
si detesta poi si abbraccia
e ritrova una partenza








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24 novembre 2007

la fine del mondo

l'amore vero è
che una mattina ci svegliamo io e te
e tutti gli altri sono morti
e il mondo non c'è più
e chi se ne frega

guardiamo il sole che si leva
il silenzio del nulla
e ci scappa da ridere
che il mondo non c'è più
e chi se ne frega

e non ci chiediamo cosa faremo
domani sera
nè che cosa danno alla tv
nè che fine ha fatto tizio o caio
che sicuramente ora non c'è più

e ci svegliamo piano piano
e ci baciamo e ci diciamo
che è proprio strano
ma davvero inusuale
che non c'è più nessuno
e non si sta poi male

e non abbiamo niente
per fare colazione
e camminiamo allegri
verso il bar della stazione

l'amore vero è
che una mattina ci svegliamo
e tutti gli altri sono morti
ci siamo solo io e te

ed il barista
che ci fa il caffè







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14 novembre 2007

il pozzo che guarda nel pozzo

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?

c'era un'altalena me lo ricordo
anche se avevo ancora l'età che non ci si ricorda di niente
e c'era un bambino della mia età
giocava felice, sembrava felice? no, sì, anzi no, anzi sì sembrava felice, direi che era felice
ma che c'è?
c'è che era strano quel bambino
era come me, come gli altri bambini ma...ma no...che faccia strana...
direi quasi come se fosse una faccia buffa che vuole fare
ma non la vuole fare
è la faccia sua

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?


c'era un'altalena questo me lo ricordo
c'ero io alle giostre di Recco con mamma nonna e focaccia
e c'era un bambino della mia età
quindi molto piccolo
quasi uguale a me
solo
solo che lui aveva la sindrome di down
ed io no.

e quando hai 5 anni non sai cos'è
ma capisci in fretta
capisci o non capisci ma chiedi
e io mi volto verso mia nonna e chiedo:
"nonna, ma lui lo sa di essere così?"

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?


Ultimo è un mio amico d'infanzia
un mio amico di quelli proprio che manco ti ricordi da quanto tempo ti conosci
e se ci pensi bene non puoi nemmeno ricordarti la prima volta che lo hai chiamato per nome
lo chiamo Ultimo ma lo potrei chiamare in mille altri modi
infatti non l'ho chiamato mai Ultimo
ma oggi lo chiamo Ultimo
Ultimo è ritardato
non è down, non sta sulla carrozzella
semplicemente è un po' indietro.

ma attenzione, di una sfumatura lieve, non è che abbia 30 anni e ne dimostri 5, solo qualche anno di meno, solo un po' distratto, solo un po' naif con il presepio montato in casa ad ottobre e le domeniche al centro commerciale come evento della settimana.
non servo casi umani su questo vassoio, è un caso limite, è come un esempio
lui sta indietro e non lo sa e i suoi che invece lo sanno fanno finta di non saperlo
o magari ormai è cancellato dalla memoria che Ultimo non sia come tutti gli altri della sua età
Ultimo è più di 20 anni che è Ultimo e ormai non ci si fa più caso

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?

e però Ultimo non trova lavoro perchè nessuno da lavoro ad uno come Ultimo a meno che non ci sia un foglio che dice che Ultimo è ritardato cosicchè si possa assumere Ultimo e dire che
"almeno un handicappato ce lo abbiamo in fabbrica...toh...in culo alla legge"
ed è un handicappato di lusso Ultimo perchè è solo un cicinino indietro
quindi sarebbe come avere solo un operaio un po' lento
ma Ultimo quel foglio non ce l'ha, perchè Ultimo non sa di essere com'è e nessuno glielo dice
e così Ultimo sta a casa con la mamma, e non trova una donna, e non trova un lavoro, e non trova la vita sua.
perchè Ultimo non sa di essere com'è, ma sa invece che non è come me, come gli altri.

e quando passo e lo saluto mi viene in mente la faccia di mia nonna quando le ho chiesto se quel bambino sapeva di essere com'era...la faccia di mia nonna che dice
" no, non lo sa"
un po' colpita dalla domanda e un po' triste per dovermi dare quella risposta.

mi guardo in giro, chi mi guarda? qualcuno ride di me? come sono io da fuori?

beh che ci crediate o no io da quel giorno mi guardo intorno
guardo che non ci sia nessuno che mi stia guardando e che si stia chiedendo
"ma lui lo sa di essere così?"
perchè quel giorno di estate con la focaccia e l'altalena
col mare d'estate e il bambino strano che giocava
ho fatto a mia nonna una seconda domanda:
"ma se io fossi così...tu me lo diresti?"
e lei ancora non mi ha risposto






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6 novembre 2007

faccia da barattolo

ve la ricordate questa faccia?
ve la ricordate?
avete presente la mia faccia, questa faccia?
o questa bocca, queste parole, il senso che do a parole mielose
come se fossero pietre aguzze di una scogliera

o che sono un minchione ve lo ricordate?
che sono un povero scemo disfatto
un relitto sputato da un cervello
uno che non sei mai troppo sicuro
sia un talento o un pivello

ora è tutto più chiaro?
ora c'è qualcosa di più chiaro
per chi mi ha già veduto cambiare?
per chi non mi riconosce più?
o sono sempre lui, sempre lui
che gioco a costruire ponti
con le bolle di sapone?

la vendetta mia non sarà
inquadrato da un 16 pollici
non sarà nemmeno l'invidia
per una collina di denaro

la vendetta mia sarà
quando mi vedrete libero e felice
tornare sulla strada di casa
in mezzo alla neve
con un carretto carico di legna
ed un bambino in braccio
e sarò un po' furbo
un po' scemo
un po' felice
un po' nostalgico
un po' sporco
e un po' pulito

e non mi volterò
e voi vi chiederete
e allora ricorderete

questa sarà la mia vendetta



libertà è usare l'ultima pallottola che ti resta per far ballare un barattolo vuoto





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4 novembre 2007

tigri e menefottisti

quello che mi piace delle donne è che di solito non hanno tigri nascoste su per il sedere.
io ho molta paura delle tigri.

quando ero giovinotto
(e checcazzo sei ora? vecchio, come sempre, non sono mai stato giovinotto)
quando non ero giovinotto, dicevo, avevo un motto spensierato in fatto di donne, un motto che suonava del tipo:
"dicono che chi capisce le donne è bravo, e se non mi interessasse capirle?"

questo forse suonava un po' omo
forse suonava un po' imbecille
forse mi cagavo solo addosso

è una consuetudine di chi si caga addosso fingere di non interessarsi al problema.
sì è anche una consuetudine degli imbecilli.
per quanto sembri incoerente col discorso, invece, non è consuetudine degli omosessuali.
cosa sto cercando di dimostrare?
che sono omosessuale?

no, il problema è che in questo discorso le donne, gli uomini, il sesso, i riti di accoppiamento non c'entrano una bella cippa.
volevo vedere se tutti i pirla che vanno in giro per i blog a vedere se c'è qualcosa di torbido nella vita degli altri abboccavano.
(non hanno abboccato. beh c'era da aspettarselo..questo blog è incluso nella lista dei blog consigliati a chi è in procinto di suicidarsi.)


nella foto Carla, mia assidua lettrice,  festeggia il mio primo post

in realtà quando non ero giovinotto ero, senza saperlo, arruolato nella truppa dei menefottisti.
via, diciamolo, tutti hanno purtroppo un periodo da testa di cazzo in cui vengono arruolati nella truppa volenti o nolenti.
se il problema fosse solo in rapporto con l'altro sesso avremmo solo un'accozzaglia di asessuati pettinati come un quadro di Chagall
(e ci sarebbero le file ai casting dei programmi di Chiambretti tra l'altro)

invece purtroppo la truppa si ingrossa, la truppa dei menefottisti vanta esponenti di alto merito, la truppa dei menefottisti tocca tutti i campi e, soprattutto, la politica.

ora quando io apro la bocca per pronunciare, o anche solo per pensare, la parola politica, non penso al parlamento, neanche alla democrazia
(evito di pensare alla democrazia dal 13 maggio del 1993 quando mentre ci pensavo un merluzzo mi si incastrò in una narice. una giornata memorabile, soprattuto per il merluzzo)
e non penso neanche alla gente che fa la fila per andare a votare.

penso a quella cosa che vuol dire interessarsi a ciò che accade nella polis, che non sia il paesello in cui paghiamo l'ici però, o non solo comunque, alle travi che abbiamo nella pupilla mentre cerchiamo pagliuzze d'oro nel fiume Sand Creek
(chi ha sentito la versione di ligabue sa, come me, che esiste qualcosa di peggio che vedere la parodia di totò fatta da un criceto con la bombetta)


dei due il criceto è quello vispo
l'altro è ligabue

e ora che non sono ancora giovinotto è pieno di gente a modo, gente per bene, gente che stimo pure, gente della mia età e non, adepti della truppa
"guarda a me la politica non interessa, diciamo che sono apolitico"
"bene, allora ti dispiace se costringo con la forza tua nonna a inghiottire l'amianto che sta sul tetto di una scuola elementare così da salvare le vite a un centinaio di marmocchi?"
"fai pure tanto mia nonna è morta..."
"oh, sono sicuro che potrebbe essere più morta"

il problema è che non si può essere apolitici, puoi fregartene dei partiti, puoi fregartene delle elezioni,
ma finchè vivi,
finchè compri al supermercato,
finchè non ti fabbrichi in casa anche la carta-igienica,
finchè riempi il serbatoio di benzina o altro,
finchè non ti fai sterilizzare in modo da non avere figli
e non ti trasferisci su marte vivendo da solo e nutrendoti di pezzi di satelliti distrutti
caro il mio menefottista,
che tu ti interessi o no della politica, la politica la fai
e la fai più di chiunque altro
più di quelli che la politica la fanno di professione
più di quelli che vedi sbandierare alle manifestazioni

perchè caro il mio menefottista
i cartelloni elettorali,
i volantini a casa,
i faccia-faccia in televisione,
i compromessi della classe politica col mondo dello spettacolo,
i comizi nei paesi,
i miliardi spesi per l'immagine di un partito,
i convegni,
la par-condicio,
gli sms "vai a votare",
tuttalamareadistronzate che mi tocca reggere una primavera sì e l'altra pure,
eccetera eccetera
sono fatte solo ed esclusivamente per te.

per far abboccare te e la tua truppa di menefottisti ad uno degli ami che lanciano.
quindi, se vuoi evitarlo, fatti un'idea, una tua, e cerca di dare l'impressione che sia ben salda.
poi cambiala quanto vuoi
ma non dargli l'impressione che loro possano convincere così facilmente un menefottista disinteressato
(e guarda che di riffa o di raffa prima o poi ci riescono se non ti svegli)

io ho paura delle tigri
per questo cerco di conoscerle
per questo me ne interesso
il menefottismo lascialo ai fascisti
(vedi che nella politica ci sei già per definizione anche se non lo vuoi?)

vedi di interessarti
per piacere
fallo per tutti noi

...


se no va a incularti una tigre, va'



ogni anno circa 400 tigri muoiono per lo stress.
lo stress è dovuto al fatto che i loro sbadigli
vengono interrotti puntualmente da gente imbecille
che, vedendole con le fauci spalancate, urla.


nella foto Carla, mia assidua lettrice,festeggia il mio primo post




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Una barca bucata chissà se la riempio

Perché a svuotarla si fa più fatica

Trattieni il respiro è legno d’ortica

E non c’è paese in cui sbarcare

Neanche uno scoglio per naufragare

Sputo giù un seme cresce gramigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

Piango nell’acqua, acqua di vigna

 

 

 

 

Sogno

Mi alzo di scatto dall’incubo acerbo

Esco di casa Un po’ d’aria sana

Giuda è ormai ricco e il vigile calmo

Fa i conti in tasca a una puttana

E mentre allo schermo giornalisti e mafiosi

Ringraziano i santi beati per droga

 

Gli 8 più belli si giocano il mondo

In piazza del cristo impiccato a una toga

 

 

 

 

Ostaggio

E se mi aveste dato un nome che non sia paese

Avrei pagato inerme il riscatto più le spese

Colline mari e monti senza tracce di un confine

Avrei stretto la mano al loro Dio

 ..............ma..........

Siccome non ho visto i vostri visi in mezzo ai loro

Non godo da defunto di due o tre medaglie d’oro

Siccome siete in casa che scegliete un’altra bomba

Il vostro agnello sacro

Sgozzato per la guerra

Tra l’uomo e la colomba

Quella chiazza sulla terra

Lo special troppo corto

Perché non son risorto

Quest’anno, buona pasqua, sono io.










 

In questa città

Di nuvole gonfie color di immondizia

In questa città

Di gente affannata e mercantizia

C’è un negozio che vende l’amore

Ma è vietato bere liquore

Faccio un assegno per dei pantaloni

Guarda le strade son tutte marroni

 

In questa città

Coi portici neri color funerale

In questa città

All’angolo un povero mendica sale

C’è una signora che inquadra i bambini

Tutti vestiti color celerini

Tutti vestiti da brave persone

Guarda l’asfalto è tutto marrone

 

Andiamo partiamo

Andiamo lontano

Sento già aria di rivoluzione

E la tristezza scemare pian piano

Lontano è l’odore di asfalto marrone


In questa città

Costruiremo un portico fatto di fiori

In questa città

Costerà tutto meno faremo i signori

Si potran bere tanti liquori

E il divertimento sarà autorizzato

Faremo una musica più scatenata

E pareti e strade di cioccolato

 

Che bella città

Tutta dipinta col cioccolato

Che bella città

Tutta intarsiata col cioccolato

E ci son vestiti di tutte le taglie

E tutti i colori dell’arcobaleno

Si balla, si ama, si spende di meno

E mai più nessuno ci metterà un freno

 

Che bella città

Si balla, si ama e si pensa di meno

Che bella città

Divise dipinte di arcobaleno

Dietro le pareti di nocciolato

Rimane un barbone che mendica erba

E anche l’asfalto, non è cioccolato

E’ solo marrone, marrone di merda


 


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