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attendendo bisognando un sette

È una vita che lo aspetto
Come l’ombra di un sospetto sul mio viso
Come lo strappo sul cappotto
Senza pretendermi il postumo otto

Ero solo uno scricciolo di paure
Anche se bardato da dovuta ideologia
Quando incrociò la sua ombra con la mia
Pregavo dall’ultimo banco
Che il mio nome risonasse nell’aria
“adesso mi chiama così mi affranco
La fortuna mi prenderà a slinguate
Le domande giuste
Risposte consone e immediate
E poi sarà solo il breve frusciar di risate
Un sette passato e inizia l’estate
Recupererò le insufficienze meritate
E il resto saranno canzoni cantate”
Poi il momento arrivava
Ed ero sempre appena giusto per non essere scarto
O appena troppo merda per non essere normale
L’ultimo dei primi come un nobile sarto
Il primo degli ultimi come un cancro ascellare

Ed ora che le carte mi voltano il viso
Mi ritrovo ancora deriso da più cieca sorte
Che mi mescola le dita, mi spegne il sorriso
Come se gioco perso fosse la morte
Come se un cinque mi avesse ucciso

E adesso che i ciuffi si fan meno folti
Che regno sovrano sta valle di stolti
Che sogno una luce che mi rifaccia le tette
Attendo dal croupier un modesto sette
Piangendo e lacrimando il mio esser meschino
Essere uomo nel corpo di  bambino
Che ansima e aspira al podio più alto
Per quest’agonia che ci uccide la sera
In cima ad un mare attendo il mio salto
L’abbraccio scontato di una scogliera

Fracassami il petto umilia il mio pane
L’amore slanciato i baci che ho perso
che non sarò mai con quel sette cane
che resterò solo un bel cinque scarso



Pubblicato il 17/12/2006 alle 21.7 nella rubrica 20anni.

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