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il potere logora. e basta.

dare del complottista ad un complottista come me è gioco forza.
eppure a guardare ben sembra chiaro lo schema.
dopo secoli di schema A contro B (e grazie a letterature mondiali e religioni che hanno dato man forte) probabilmente la testa del mostro si è accorta che il sistema era fin troppo rintracciabile.
ovvero ha conservato lo schema A contro B solo in apparenza per giocare la vera partita 1 contro 1 miliardo.
Eppure la gente si schiera ancora, eppure c'è ancora la voglia di giocarsla da un lato della barricata, una barricata che non esiste.
Non è qualunquismo è solo la regola del gioco descritta banalmente.
esempio lampante:
11 settembre

1- conseguente dolore e reazione

2- coseguente reazione alla reazione (movimento pacifista eccetera)

3- qualcuno parla di complotto ovvero A (governo americano) e B (Al Quaeda o chi per loro) sarebbero artefici di una strategia della tensione globale atta a ristabilre l'ordine economico e sociale

4- qualcuno (pensando di avvalorare la tesi di cui al punto 3) aggiunge l'ipotesi che non ci sia stato alcun attacco (vedi ipotesi sulle cariche eplosive alla base delle torri gemelle e altre affascinanti teorie)

5- le ipotesi 4 vengono affossate o definitivamente smentite

La miopia (o il fatto di essere inconsapevolmente manovrati) di chi al punto 4 tentava di avvalorare una tesi alternativa non porta altro che alla dispersione nell'oblio di massa delle tesi del punto 3, le uniche, a mio avviso, verosimili.

Questo schema è classico, e attuabile in analisi a qualunque conflitto del XXI secolo (e XX no?)
Chi è riuscito a reggere fino a qua si sorbisca anche quanto segue.
Il testamento di un giovane...che voleva fare la rivoluzione, come suo padre quando era giovane, come suo nonno quando era giovane.

Quando ero giovane volevo fare la rivoluzione.

Come mio padre quando era giovane.

Come mio nonno quando era giovane.


Travolgere schemi, cambiare direzione, inondare i pensieri , cambiare il mondo.

Non ero l’unico, eravamo in tanti, alcuni avevano ideologie, alcuni avevano vendette, alcuni avevano delle scuse, altri avevano solo dei problemi da risolvere.


Io no

Io ero giovane e basta, e poiché ero giovane volevo fare la rivoluzione.


Era una cosa viscerale, innata, innovativa in quanto il mio complesso di cellule innovative aspiravano a rendere nuovo anche quello che le circondava: un corpo nuovo in una nuova realtà.

Tutto quello che mi stava intorno sapeva di vecchio, datato, sconfitto e mal riuscito.

E io volevo un mondo nuovo, fresco, vincente e ben fatto.


Proprio come me.


E non mi sentivo antagonista, antagonista per niente, mi sentivo protagonista.

Volevo fare la rivoluzione “per”, non la rivoluzione “contro”.

Volevo costruire sistemi non demolirne.

Per questo sono cresciuto, ho studiato, ho imparato e domandato.

Sono gli altri che hanno cominciato a dire, a fare al mio posto in modo che in pochissimo tempo tutti pensassero che io volevo fare la rivoluzione.

Io non avevo ancora detto niente, non mi ero ancora espresso, stavo ancora imparando, stavo ancora ascoltando, stavo ancora chiedendo.

Quando chiedevo, è ovvio, chiedevo le cose che interessavano a me, le cose che mi suscitavano dei dubbi, nient’altro.


Eppure in quelle domande, qualcuno leggeva dei colori, qualcuno leggeva dei manifesti, qualcun altro leggeva dei pericoli.

Iniziarono a elogiarmi o additarmi con nomi, targhe, epiteti di cui io non sapevo il profondo significato.

Ronzavano intorno ai miei pensieri come tafani, come mosche fastidiose.

Un giorno il mio amico ubriaco mi disse “che le mosche girano intorno solo ai cadaveri e alle merde” e che io quindi, o ero un cadavere o una merda.


Io volevo fare la rivoluzione perché ero giovane, nient’altro.


Ed essendo giovane non volevo essere né un cadavere né una merda.

Allora reagì, cercando una resurrezione, cercando di non scivolare in quella cloaca mortifera in cui il destino voleva gettarmi.

Trovai un’altra strada, un’altra direzione, mi armai di nulla, di parole, cercai di non adeguarmi agli stereotipi putrescenti di chi mi voleva cadavere e nello stesso tempo di non omologarmi ai gioiosi costumi di chi, adulandomi, mi voleva merda.

E finalmente qualcosa cambiava, finalmente mi sentivo coerente e libero di chiedere, di pensare, di cambiare, me stesso prima di tutto, perché per cambiare il mondo bisogna prima di tutto cambiare se stessi.


E poi?


Poi in un giorno, massimo un mese, forse due, tutto è cambiato, la clessidra si è rovesciata, la mia estate è terminata ed in quel giorno di settembre, anche se subito non me ne sono accorto, piano piano tutto è sceso in declino, è scivolato.

Qualcuno armato dei miei ideali e dei loro costumi ha squarciato il mondo, con una piccola puntura dolorosa che lentamente si è aperta sempre di più in maniera irreversibile.

Ho riconosciuto quel gesto dopo un po’ di tempo era il gesto di chi mi voleva cadavere, era il gesto di chi mi voleva merda.

E mi sono trovato di nuovo a tacere.

A chiedere, a domandare, a capire.

Ma senza forza, le mie domande non interessavano più a nessuno.


Ma tutti erano contenti delle mie domande, che non interessavano più a nessuno.


E mi sono ritrovato a ricordarmi che quando ero giovane volevo fare la rivoluzione.

Come mio padre quando era giovane.

Come mio nonno quando era giovane.


E ora, insieme a loro, seduto sull’orlo, guardo il cielo travolgere fiumi, cambiare direzione, inondare sentieri, cambiare il mondo.

Come me quando ero giovane e volevo fare la rivoluzione.


(da AH081XH ovvero Illusionismi Strategici)

Pubblicato il 12/10/2007 alle 15.5 nella rubrica Diario di questa maledetta rivouzione latente.

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