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la rivolta dello stupore

cos'è lo stupore? ecco, oggi ho cagato uno stronzo di cui non mi credevo capace

la realtà non stupisce
se uno non si abbandona ai dettagli
(come diceva la montessori, sì proprio lei, quella che ha inventato le mille lire!...ma questo è un dettaglio)
ci si accorge presto che è tutto assolutamente prevedibile, stancamente prevedibile aggiungerei.
tutto tranne poche cose: l'amore, i bambini, la merda, il sorriso di uno sconosciuto e chiudersi i testicoli dentro un cassetto di chiodi mentre si sta tentando di rovistare nudi nel retrobottega di un ferramenta
(oh non crediate che parli di esperienza personale, è successo ad un mio amico, un amico di un amico in realtà. il sorriso di uno sconosciuto intendo. il resto è farina del mio sacco)

la rivoluzione stessa, che dovrebbe essere l'apice dell'imprevedibilità, è ormai schematizzata in una serie di input ed output che chi decide sa bene organizzare.
non c'è dinamite che esploda senza costruire un impero, non c'è sommossa che non generi denaro, non c'è corteo che non giustifichi una risposta ben più forte della testa del mostro.

"il nemico marcia sempre alla tua testa" (Socialdemocrazia - Claudio Lolli)

per questo parafrasando e stravolgendo il buon Claudio, l'unica rivlozione possibile arriva dalla testa, dalla testa dell'individuo, dal conoscere e dal riconoscere il proprio limite mentale, spingersi oltre, al limite della follia.
ricevere e restituire senza forzature dell'indole, senza dolori.
disegnare cieli mai immaginati
scegliere gli istinti e le regole che l'animo accetta ricordando i punti di stupore
ricordando che siamo stati bambini (bambini prima che ci insegnassero la morte)
ricordando che saremo merda
ricordando del nostro corpo nell'amore
ricordando lo stupore.

la mia gente

la mia gente sa cos'è il lavoro
ma festeggia la sua assenza
con bandiere colorate di lattuga
nega al regno l'esistenza

la mia gente sa cos'è violenza
sa che è istinto di animale
ma controlla la frequenza
del suo battito del cuore
e si arma di parole

la mia gente sa cos'è la morte
anche se non per esperienza
non accetta ciò che accade
ciò che vive per quel poco
poi l'accoglie con pazienza

la mia gente sa cos'è confine
ma confine di apparenza
e si spinge tutti i giorni
oltre il ventre del dirupo
con coraggio e coerenza

la mia gente non si arresta
a quel sonno di coscenza
e si prende a pugni in faccia
si detesta poi si abbraccia
e ritrova una partenza





Pubblicato il 26/11/2007 alle 17.29 nella rubrica Diario.

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