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Non ti invidio

Quanto era più libera
la pietra seminata tra le onde
senza ansie di arginare l'eterno

mite fuoco senza speranza
d un circolare movimento

un sussurro di energia
come il suono di uno strumento
che si è estinto.

Quanto era più libera
la cenere
la cenere del sonno

ripiegarsi e sdraiarsi sul dolore
accoccolarsi sulla noia

non voglio decidere più
se smettere o restare
non voglio conoscere

non ti invidio
nessuno può farlo da qui in fondo

ti guardo,
ti giudico
e sono, lo sai
il fischio all'orecchio
che non ti fa dormire

Pubblicato il 3/2/2009 alle 1.17 nella rubrica Diario di questa maledetta rivouzione latente.

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